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SEREGOST
A Solis Ortus Cardine
unblack
2002 - Cold Forest Productions
(Nuova Zelanda)
www.seregost.cjb.net

 

Srotolando la lunga pergamena che assembla e conferisce visione d'insieme alla gran massa dei progetti dell'eclettico neozelandese Bard Lofachtaar - che sono per lo più di dark ambient quali i Taur Nu Fuin ed i Gaoth Anair - ci imbattiamo stavolta, non senza un certo stupore, in un lavoro di mero black sinfonico, ancora una volta assai coinvolgente, ma di nuovo, ed ancor più qui, penalizzato da una produzione dal suono opaco e lontano. E ciò dispiace davvero perché "A Solis Ortus Cardine", primo ed unico genito dei Seregost è, o meglio sarebbe stato, un gran bel lavoro. Primadonna del platter sezionato in dodici episodi per ben 54 minuti sono senz'altro le tastiere che riescono a conferire all'opera tutta un mood dark epico dal grande piglio. Lo screaming del nostro one man band è grezzo e ruvido, e pur non certo esaltante è inserito nel calderone in maniera saggia ed astuta, tale quindi da non risultare nocivo per l'armonia compositiva. Interessanti anche le lyrics, epiche e metaforiche, lodanti ed oranti ("Father, awesome Creator / to You I give my most devoted praises / Messiah, Saviour of life / your holiness extends beyond our knowledge / [...] How I long to serve You in your kingdom / in the halls of shining light... / in the splendour of the saints / for eternity..."), apocalittiche (Towards judgement), ma anche ieratiche nel loro essere integralmente in lingua latina, ossia In unum adversus dominum e Plena sunt celestia.

Preambolo del disco è Introitus, un minuto scarso di avvolgenti atmosfere che ci proiettano alla prima vera track, The storm of unlight, dal gran mood sinfonico e dal black melodico variegato nel songwriting, che avanza anche partiture aspre nel loro essere prive di keys: un'esaltante cornice anticipa una sfuriata di doppia cassa e cantato rabbioso, che sfoga appiano nel viscerale screaming finale. Ottima song, ma il capolavoro dell'album è alle porte, In unum adversus Dominum, reso tale da un morfico piano dark e da break di totale caos: ma il punto di forza risiede nella ritmica dallo splendido giro drammatico. Patris in celis oriens attacca addirittura death, ma presto ritorna sui binari di un black tiratissimo con alternanza di melodie tastieristiche sinfoniche e spartano grezzume di blastbeats e scream. La novità di Spreading wings of vengeance risiede in una diffusa epicità che rapisce ed innalza pindaricamente. Helevorn è un intermezzo strumentale, mentre Ancient prized moon appare ricca di distese oniriche e pathos, ciò confezionato all'interno di un guscio black melodico. Epicità ed anche un azzeccato tocco ambient (il richiamo ai Taur Nu Fuin è esplicito) stigmatizzano At the cliffs of desolation, epicità presente anche in Plena sunt celestia, ma in modo più invasivo e totalizzante. Con Towards judgement irrompe un piano sconsolato all'interno del consueto sound, ed epilogo è la lunga ipnotica Deeper in the night, degno compendio di quanto fino ad allora espresso.

La registrazione dal suono disperso risulta un limite troppo netto per far finta non ci sia, ma il Cd è e rimane compositivamente ed emotivamente molto interessante. Non per i perfezionisti dunque, ma anche si per chi è in cerca di pregnanti emozioni dark; tuttavia va gettata molta acqua sul fuoco degli entusiasmi chiarendo che "A Solis Ortus Cardine" è oramai del tutto introvabile.

Vaake

VOTO

77

 

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