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SERENADE IN DARKNESS
Serenade In Darkness   (Ep)
unblack
2003 - Self
(Brasile)
n.d.

 

Capita spesso che il destino di gruppi profondamente underground si riveli poco felice. Si parte magari con grandi propositi forti di una innegabile dose di talento, si investe personalmente molto, in soldi e tempo, sulla realizzazione di un sogno per acquistare una strumentazione adeguata, pagarsi lo studio, creare un sito ufficiale, autofinanziarsi anche la commissione di un coverart all'altezza pur nella amatorialità complessiva del prodotto, pubblicizzarsi tra forum e mailorder tematici. Genera rammarico quando ciò che si produce è davvero interessante ma si nota pieno di difetti dovuti, e lo si sa ma non allevia, alla scarsità di fondi, e soprattutto diviene triste quando poi tutto ciò si rivela solo una breve parentesi, per di più avendo la consapevolezza di saperci davvero fare. Capita spesso alle piccole band, e nel caso in questione è capitato ai brasiliani Serenade In Darkness che di buone idee ne avevano eccome e di passione altrettanta, basti per questo vedere la cura avuta per la realizzazione dell'artwork e delle foto lì contenute. I Serenade In Darkness erano un sestetto che dato alla luce questo Ep di diciassette minuti nel 2003 si è definitivamente sciolto nell'estate del 2005. Auguriamo a questi ragazzi di poter continuare in un modo o nell'altro a fare musica, cosa che è evidentemente la loro passione.

L'omonimo Ep si muove su ben definite coordinate di black melodico, sinfonico nell'uso delle tastiere, epico a più riprese, piuttosto vario nel songwriting, a tratti emozionante. La loro cristianità è focosa: si osanna il Signore della Creazione che dona la vita immortale, si tratta dell'incessante dualismo luce-tenebra per chi erra su questa Terra, si tratta della caduta di Lucifero, il più bello tra gli angeli ma nonostante ciò il più superbo e borioso, è l'"oppositore" condannato ad essere principe sì, ma di un putrido ed insulso regno. L'opener è dunque Lord of all creation, apertura sofferta, lo screaming di Osias, accompagnato dalla quasi onnipresente voce femminile di Giovana, ci conduce ad una notevole sfuriata di black fosco e convulso dallo screaming viscerale e caustico: stacchi atmosferico-tastieristici con riff sinistri, e break più tecnici scandiscono i giusti cambi di ritmo; il finale è un' esaltata ed ostinata evocazione in pulito solenne, screaming e voce femminile che si intrecciano indistricabilmente con basso e tastiera a scandire, che proclama: "Eternal life"!. Ransom of the light, la seconda canzone, è più lenta ed orientata verso l'epicità sinfonica: la grande novità è il predominio del growl sullo scream, ma sempre in parallelo alle linee vocali di Giovana; il sound è corposo e grave ma mai schiacciante, bello è l'effetto growling e screaming in parallelo. Ad un certo punto appare in solitaria un pianoforte dalla tinte malinconicamente dark seguito da un black melodico dal cantato abrasivo. A chiudere ci pensano l'epicità e la sinfonia. Terzo ed ultimo episodio è The fall of Lucifer costruita su un riff che si sviluppa vieppiù intenso e tirato accompagnato da tastiere sempre sinfoniche e guidato da un'alternanza di stili vocali: stupisce un lungo passaggio progressivo centrale; chiude un doppio recitato seguito da un sempre affascinante rintocco di gong.

Il suono che ci consegna la produzione è assai mediocre, inoltre la voce femminile si fa fatica ad apprezzarla (dire che è stonata o quantomeno ingovernata mi pare troppo drastico): di contro la padronanza strumentale è di tutto rispetto, il growl e lo scream del bravissimo vocalist Osias sono assolutamente di primissimo piano, ma a stupire è l'ispirazione e la creatività compositiva, ragionata ed accattivante. Inutile però pensare a cosa migliorare, oramai i Serende In Darkness non esistono più.

Vaake

VOTO

74

 

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