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SEVEN ANGELS
The Second Floor
 
 

 

SEVEN ANGELS
Faceless Man
power
2005 - Encore Records
(Brasile)
www.myspace.com/sevenangelsmetal

 

Il Brasile non smette mai di stupirci e di offrirci interessanti proposte all’interno del panorama white. Questo "Faceless Man", secondo album del gruppo, ne è un’evidente prova. I nostri ora fanno veramente sul serio offrendo complessivamente un buon lavoro: ottima la produzione così come il cover art. L’album, dal variegato e a tratti originale songwriting, ci offre un power veloce con alcuni accenni prog, dai pesanti riff di chitarra e dalla batteria incandescente, controbilanciati da armoniose e catchy melodie, contornate da lodevoli arrangiamenti vocali. Proprio al microfono si esibisce Debora Serri, dalla voce penetrante, decisa e tagliente, ma pianamente convincente solo a tratti.

Ad aprire questi 53 minuti ci pensa A handful of sand, brano che parla della conversione, segno della vera vittoria. I Seven Angels lasciano da subito i tratti che li contraddistinguono: potenti guitar riffing, melodia veloce e orecchiabile, dal refrain tipicamente power. Il veemente brano vede la partecipazione di Marco Caporosso, vocalist dei Dragonheart. In Beyond the dark side of the moon si respira invece un’atmosfera più melanconica ed è qui (insieme anche al seguente brano in cui la voce assume tonalità più liricheggianti) che la singer offre una delle sue prove più riuscite riuscendo a ben variare la sua tonalità. A risentirne è senza dubbio tutto il lavoro del gruppo. Dalle ritmiche potenti è Nothing besides dust: il brano parte sparato con Eliezer Leite dietro alla doppia cassa e con un susseguirsi di assoli. Walking over all the seas viene aperta da un suggestivo intro ambient: sul rumore del vento, su una leggera pioggia che cade con rombi di temporale alle porte si inseriscono grevi riff accompagnati da una martellante batteria. Si tratta del pezzo più duro del Cd caratterizzato però dal suo riuscito alternarsi con parti melodiche, rispecchiato anche dal duetto tra Debora e Osias Colucci, voce growl.

Si arriva alla title-track, brano dai numerosi cambi di tempo in cui il gruppo sfoggia tutta la sua tecnica offrendoci dei momenti di puro prog; è da sottolineare qui un bel solo di basso del guest Gustavo Martins. Ma i Seven Angels non smettono di stupirci e ci regalano anche un accenno di fusion in Unseen truth, brano scritto originariamente per il progetto Exodus ma riadattato  per l’occasione: il ritmo vorticoso del brano è infatti spezzato da un atmosferico e suadente solo di sax. Questo pezzo tratta un episodio biblico, il confronto tra Mosè e il faraone prima che il popolo ebraico abbandoni l’Egitto. Daydream continua sulle stesse linee cui il gruppo ci ha abituato: sparatissimo ma con aperture armoniche e melodiose condotte da guitar solos esaltanti la bravura dei due chitarristi, Karim Serri e Régis Lafayette. Arriviamo così a Nobody wants to be alone, una gradevole ballad in cui la singer si esibisce anche dietro il piano creando delle dolcissime note che lasciano presto spazio ad una breve sfuriata power: il brano dai ritmi cadenzati è riuscitissimo, condito da un bel refrain e da un ottimo giro di chitarra. A conclusione dei nove brani From now to eternity.

In definitiva una buona prova per un gruppo che con questo lavoro tenta di lanciarsi in un mercato più grande di quello che ha conosciuto con il precedente "The Second Floor". I requisiti ci sono tutti e visti i margini di miglioramento che hanno avuto la cosa non pare impossibile ma anzi vicina nel tempo.

Ilaria Ricci

VOTO

75

 

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