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SEVEN ANGELS
Faceless Man
 
 

 

SEVEN ANGELS
The Second Floor
power
2002 - Megahard Records
(Brasile)
www.myspace.com/sevenangelsmetal

 

Siamo nel 2002 e il power metal sta già diventando un genere cult, tuttavia c'è power metal e power metal, ricordiamocelo. I Seven Angels sono una band che su certi aspetti ha delle buone carte da giocare, ma su altri deve secondo me ancora un po' maturare; in "The Second Floor" (come anche nel Cd che seguirà, "Faceless Man") si sente che la tecnica non manca, sia strumentale che compositiva, ma molti brani mancano di pathos ed espressività, inoltre manca, secondo me, anche la tecnica vocale: la nostra Debora Serri pur con tutta la buona volontà che ci mette tende a stonare diverse volte (all'ascolto del Cd è difficile non accorgersene) rendendo discutibile quello che potrebbe benissimo essere un più che valido album.

La prima traccia si chiama Death overture e, come quasi ogni Cd power metal, è un'intro fatta di tastiere, idea pertanto un po' scontata e ripetitiva; il pezzo non evolve in maniera del tutto originale, ma diciamo che si collega alla seconda traccia in maniera sì orecchiabile, ma obbligata. Le due canzoni che seguono, The second floor e Breathless years, rispecchiano quello che è il groove della band, classici giri power-prog ben suonati, ma comunque quadrati e poco espressivi. Un sottofondo di tastiera preannuncia il pezzo ombroso del disco, Revelation: riff e melodie tempestosi e accese, forse la canzone che riesce a trasmettere di più in tutto il Cd, un prog alla Dream Theater con parte calma e riflessiva nel mezzo e riprese strumentali in pieno volo che dimostrano che se i nostri si impegnano possono esprimere tranquillamente capacità creative. La tempesta non si ferma ma continua con Deceiving time, stessa tonalità e timbri analoghi, anzi, forse ripetitivi e in questo caso meno espressivi; è purtroppo evidente quanto in questo brano la voce tenda a portare fuori melodia (da notare la stonatura sull'inizio della prima strofa). Ricollegandosi a quanto detto prima, in ogni Cd power non può mancare neanche il pezzo lento accompagnato dal pianoforte, ed è così che anche The wisdom of His majesty arriva scontatamente e non ci dice niente di nuovo oltre quello che ci aspettavamo, anzi, dice ancora meno: melodia melensa suonata da un pianoforte stanco e cantata da una voce spenta, il brano si salva in calcio d'angolo con il bell'assolo eseguito dal minuto 3:14 in poi, per il resto è la solita pappa. Purify ci sorprende con la schitarrata che monta sopra una piccola intro calma e mite suonata con tanto di flauto, mentre Mask of sadness, Here I am e From hills and woods chiudono il Cd così come d'altronde ci si aspettava, ovvero altri polpettoni di riff montati e accavallati un po' approssimativamente, senza quel timbro che caratterizza ogni band di esperienza e affiatamento.

In fin dei conti la buona volontà di questo gruppo va apprezzata, e anche le sue potenziali capacità tecniche che in questo disco sembrano voler emergere, ma resta il fatto che la band deve ancora crescere musicalmente e riuscire a trovare un proprio obiettivo espressivo; d'altronde che nel prog metal la tecnica venga spesso messa sopra il gusto melodico è risaputo, ma l'esigenza musicale resta. Ho piena speranza che questo gruppo migliori con le uscite dei prossimi album, anche perchè può farlo.

Francesco Romeggini

VOTO

62

 

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