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Siamo nel 2002 e il power metal sta già diventando
un genere cult, tuttavia c'è power metal e power metal, ricordiamocelo.
I Seven Angels sono una band che su certi aspetti ha delle buone
carte da giocare, ma su altri deve secondo me ancora un po' maturare; in
"The Second Floor" (come anche nel Cd che seguirà, "Faceless
Man") si sente che la tecnica non manca, sia strumentale che
compositiva, ma molti brani mancano di pathos ed espressività, inoltre
manca, secondo me, anche la tecnica vocale: la nostra Debora Serri pur
con tutta la buona volontà che ci mette tende a stonare diverse volte
(all'ascolto del Cd è difficile non accorgersene) rendendo discutibile
quello che potrebbe benissimo essere un più che valido album.
La prima traccia si chiama Death overture
e, come quasi ogni Cd power metal, è un'intro fatta di tastiere, idea
pertanto un po' scontata e ripetitiva; il pezzo non evolve in maniera
del tutto originale, ma diciamo che si collega alla seconda traccia in
maniera sì orecchiabile, ma obbligata. Le due canzoni che seguono,
The second floor e Breathless years,
rispecchiano quello che è il groove della band, classici giri power-prog
ben suonati, ma comunque quadrati e poco espressivi. Un sottofondo di
tastiera preannuncia il pezzo ombroso del disco, Revelation:
riff e melodie tempestosi e accese, forse la canzone che riesce a
trasmettere di più in tutto il Cd, un prog alla Dream Theater con
parte calma e riflessiva nel mezzo e riprese strumentali in pieno volo
che dimostrano che se i nostri si impegnano possono esprimere
tranquillamente capacità creative. La tempesta non si ferma ma continua
con Deceiving time, stessa tonalità e timbri analoghi,
anzi, forse ripetitivi e in questo caso meno espressivi; è purtroppo
evidente quanto in questo brano la voce tenda a portare fuori melodia
(da notare la stonatura sull'inizio della prima strofa). Ricollegandosi
a quanto detto prima, in ogni Cd power non può mancare neanche il pezzo
lento accompagnato dal pianoforte, ed è così che anche The wisdom
of His majesty arriva scontatamente e non ci dice niente di
nuovo oltre quello che ci aspettavamo, anzi, dice ancora meno: melodia
melensa suonata da un pianoforte stanco e cantata da una voce spenta, il
brano si salva in calcio d'angolo con il bell'assolo eseguito dal minuto
3:14 in poi, per il resto è la solita pappa. Purify ci
sorprende con la schitarrata che monta sopra una piccola intro calma e
mite suonata con tanto di flauto, mentre Mask of sadness,
Here I am e From hills and woods chiudono il
Cd così come d'altronde ci si aspettava, ovvero altri polpettoni di riff
montati e accavallati un po' approssimativamente, senza quel timbro che
caratterizza ogni band di esperienza e affiatamento.
In fin dei conti la buona volontà di questo gruppo va apprezzata, e
anche le sue potenziali capacità tecniche che in questo disco sembrano
voler emergere, ma resta il fatto che la band deve ancora crescere
musicalmente e riuscire a trovare un proprio obiettivo espressivo;
d'altronde che nel prog metal la tecnica venga spesso messa sopra il
gusto melodico è risaputo, ma l'esigenza musicale resta. Ho piena
speranza che questo gruppo migliori con le uscite dei prossimi album,
anche perchè può farlo.
Francesco Romeggini
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