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SEVEN HORIZONS
Demo
 
INTERVISTA
14/6/2008
 
 

 

SEVEN HORIZONS
Seven Horizons
prog
2010 - Self
(Italia)
www.myspace.com/7horizons

 

A due anni di distanza dal demo di debutto, ecco il primo album dei Seven Horizons, i quali tornano con una nuova line-up che vede Celso De Freyn (ex Stauros, Altripercorsi) al microfono e Gianluca Russo alle chitarre. Sempre presenti invece il tastierista Riccardo Oneto e il batterista, nonché autore dei lyrics, Jordan Thomas. Nel full-length in questione ritroviamo ancora i pezzi del demo, nuovamente arrangianti e arricchiti con passaggi ancora più tecnici. Basti pensare ad esempio al fantastico intermezzo fusion di Into the sunshine, ai fraseggi neoclassical di Judgment theory, o ai nuovi solos di chitarra in Empty Jail e In the wilderness.

Si può inoltre ascoltare un indurimento del sound rispetto agli esordi, e questo avviene fin dall'opener System is dead, dove i ritmi cadenzati, un forte timbro vocale di Celso De Freyn e le sfuriate che anticipano i refrain, ne fanno un pezzo davvero travolgente. The miracle invece è impostata su ritmi più tranquilli, con un sound che ricorda quello di Solitary shell dei Dream Theater. Comunque l'apice del disco, a mio parere, si raggiunge con Goliath's head e Pathway to the throne, due pezzi legati tra di loro. Il primo è una malinconica, ma al tempo stesso epica, ballad, dove ancora una volta il cantato teatrale di Celso De Freyn dona un pathos incredibile. L'intensità non cala, e in un continuo crescendo si arriva quindi all'altro brano, forse il più tecnico di tutto il disco. Un pezzo strumentale, o meglio una battaglia di assoli tra chitarra e tastiera, che fa venire in mente Holy ligth degli Stratovarius. Il finale poi richiama per l'ultima volta e con grande teatralità il chorus di Goliath's head, dalle lyrics che prendono spunto dal Salmo 23: "For the Lord is my sheperd / I shall not want / He restores me and leads me / In righteousness / When I'll walk through the / Valley of shadows of death / I won't fear, I won't fear / You are with me / And I dwell in Your / House forever". Un altro pezzo eccellente è War for the earth: il suo alternarsi di mood luminosi ad altri più oscuri e la sfuriata finale vi lasceranno senza fiato. Giungiamo quindi a Seven horizons, strumentale di solo piano con un suggestivo tappeto di synths come sottofondo. Si tratta di una composizione delicatissima, che spezza egregiamente il dinamismo fin'ora ascoltato e dimostra quanto Riccardo Oneto, oltre ad un tecnica formidabile, abbia anche un grande gusto compositivo. A coronare il tutto troviamo Ancient of days, famoso canto worship, questa volta riproposto in chiave rock, prima con testo in inglese e poi in italiano.

I Seven Horizons con questa release danno un ulteriore conferma del loro valore. Ce ne siamo già accorti con il demo, ma in questi due anni la band è cresciuta e lo riscontriamo in questo album. Purtroppo c'è ancora qualcosa da sistemare. La pulizia del suono non è ancora arrivata ad alti livelli, ed è l'unica cosa che al momento li penalizza. Quindi una sola nota negativa, perché nel complesso il resto è perfetto. Prossimamente, con una produzione maggiore, ascolteremo qualcosa di davvero formidabile, ne sono molto convinto.

Daniele Fuligno

VOTO

82

 

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