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Solo lo spazio di due full-length è durata la produzione musicale
della thrash band britannica che, formatasi nel 1989 dopo tre demo
diede alle stampe il più che riuscito "The Torment",
il cui successore, il nostro "Lament For The Weary",
segnò la fine del prima quartetto poi terzetto d'oltremanica;
l'unico membro del combo rimasto
in attività in ambito christian metal è stato la voce e chitarra Ian
Arkley, che ritroviamo negli Ashen Mortality e nei My
Silent Wake, nonché, per un breve periodo, nei lontanissimi (logisticamente,
in quanto australiani) Paramaecium. I due album erano
praticamente andati persi, ma proprio quando sembravano
definitivamente
irreperibili sul mercato ecco che è subentrata la Bombworks Records
la quale attraverso il suo ramo Retroactive Records dedicato proprio al reimmettere
in circolo dischi oramai introvabili, ha dato nuova vita e diffusione -
col limite di 1000 copie cadauno - a questi due apprezzati
lavori.
Per quanto riguarda "Lament For The Weary" ci troviamo
dinanzi ad un corposo thrash metal che ci bastona per ben 55 minuti,
ma che presenta anche passaggi atmosferici e momenti per poter
riprendere fiato. Apre la tracklist composta di 11 episodi
la strumentale Recollections of a life once lived:
riff gravi come macigni, ritmi alternativamente lenti e veloci,
assoli sparati o affilati: subito si nota come quello dei Seventh
Angel sia un thrash old-school decisamente canonico ma eseguito senza macchie. Esordisce la voce di Ian nella successiva
Life in all its emptimess, anch'essa assai stilemizzata:
ben inseriti sono nel songwriting del brano fasi doom anche
piuttosto cupe, mentre i riff appaiono a tratti detonanti. Doom è anche l'inizio di No longer a child da cui
parte un solo malinconico e speranzoso al contempo; è solo un minuto
però, il thrash torna a riprendersi il proscenio anche se bene
emerge un break soffuso con tanto di inattesa, intensa e dolce voce
clean. Chiudono dei riff distortissimi. La lead guitar parte decisa
in Full of blackness dove a tratti il sound è
articolato e piuttosto intrecciato: rallentamenti decisi e ritmiche
sostenute. Tutto molto ben fatto. Un tuono e la pioggia che si infrange
sulla terra, riff mansueto e melodia ansiosa: sono strumentali
i 2:20 della title-track Lament for the weary.
Un'angosciata ma dolce chitarra acustica introduce Woken by
silence, dallo stile poi cupo e robusto, dal thrash più
ovvio, dai bei stop and go, con gradevole ritorno finale di acustica.
Sta diventando un leitmotiv l'attacco rilassato, e così
anche Falling away from reality propone arpeggi
luminosi e voce pulita: l'assolo cambia le carte in tavola e da lì
si rifà sotto il thrash muscolare dai tricipiti in tensione continua.
Colpisce il delirio finale di chitarre impazzite dopo momenti
esplosivi in Dark shadows. Riff sinistri ma poi il
classico thrash: è la strumentale Passing of years
succeduta dall'elaborata Secore in eternity, dove
clean vocals e taglienti assoli sono chiusi da lunghe distorsione ed
un rintocco di campane: "Survey the
past, gaze into time, recalling pain, once was mine / reheld the
blade, symbol of my moorbid desire, then to die. / Screamed in agony,
life was hell for me, I cry out to thee. / Secure in eternity, of
hopelessness devoid. Bestowed immortality, fear of death destroyed.
/ I lie alone, close to death, assured of heaven, to my last breath,
my peaceful soul, God is here, encircling peace, paradise is near. /
Miraculous entity, / only now I see, escaped mortality. /
Forgiveness of sin, through God's own Son, by holy sacrifice, eternity begun.
/ The disentombed Christ, opens up heaven, brings me
life, by ressurection". Nella closer Farewell to human
cries i riff appaiono squassanti ma poi l'intensità scema
fino ad un riff di acustica ed un assolo luminoso, il tutto
rinchiuso in una
ritmica ben cadenzata.
Possiamo godercelo dunque anche noi, di quasi tre lustri posteriori,
questo buon album. Un sentito grazie va quindi alla piccola grande Bombworks: il suo impegno indefesso per la diffusione del white
inizia ad assumere fattezze epiche. Comunque con i Seventh Angel
è andata a colpo sicuro.
Vaake
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