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Parafrasando una vecchia
raccolta di racconti di Stephen King, "a volte ritornano". Ian Arkley,
abbandonando solo momentaneamente i My Silent Wake, portandosi
dietro il fido Tank e raccogliendo altre vecchie glorie, riesce nel
piccolo miracolo di pubblicare un nuovo disco dopo 17 anni!! Per gli
interessanti e mai banali thrashers britannici un graditissimo come back
quindi, infarcito come al solito di doom, ma stavolta il loro thrash è
decisamente death oriented, pur non disdegnando oscurità e finanche
malinconia a profusione. Liriche al solito incentrate su cristianità e
dolore.
Chaos of dreams si presenta paradigmaticamente con sound
robustissimo, aggressivo growl e deliziosi cori clean. Segue a ruota
The turning tide con soliste orientaleggianti ed un incedere
ora serrato, ora maestoso. La seguente Exordium è lenta e
squisitamente doom, mentre Weep not for us è l’episodio
più fiacco del Cd, troppo adagiato su stanchi cliché. Tocca poi ad
Abélard and Heloise, ipnotica semiballad lungamente
arpeggiata e quasi folk. Elaboratissima è In ruins di
stampo opethiano. Lamentations è un’altra grande song, in
cui sapientemente vengono mescolati rallentamenti ed accelerazioni,
furore death e tristezza gothic, growling e clean. The raven sky
si presenta come un doomone con molti arpeggi, stile certe soluzioni dei
primi Anathema, e si finisce con Oswiecim, che
muore con ambient, di cui non si capisce bene la funzione in tale
contesto.
E’ incredibile la freschezza della musica proposta dal Settimo Angelo.
Indubbiamente qualche momento poco azzeccato è presente, ma, perlomeno
nella scena cristiana, quasi mai si era sentita roba del genere. Chi
stravede per Celtic Frost, primi Anathema, Sodom,
Kreator e ovviamente My Silent Wake, commetterebbe un
errore imperdonabile a non procurarsi immediatamente questo disco.
Daniele E.
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