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Tra i capisaldi del thrash cristiano non potevano mancare i
britannici Seventh Angel, la band in cui debuttò il carismatico
Ian Arkley (Ashen Mortality,
Paramaecium, Century Sleeper,
My Silent Wake) come singer e chitarrista. "The Torment", il
full-length in questione, fu il primo dei due prodotti dal gruppo:
uscito nel 1990, è un thrash molto ricco di rallentamenti, a volte
tendenti al doom, seppur in minor misura rispetto al successivo "Lament
For The Weary", e di elementi melodici nel finale.
Si inizia con Tormented forever, che dopo un
intro rilassante, esplode improvvisamente con corposi e graffianti riff
di chitarra come il vero thrash old school comanda.
Graffianti come la voce di Ian Arkley che interpreta alla perfezione le
crude ed esplicite lyrics: "Listen to me now for this concerns you / If
you do not accept Christ, will you be thrown in too? / If your name is
not found in the book of life / There will never ever be an ending to
your strife / Day, night, tormented forever / Day, night, tormented
forever". Si prosegue con The charmer, che per un
minuto abbondante è caratterizzata da una cupa melodia e da un cantato
di Ian molto vicino al growl, prima di ritornare ai martellanti ritmi
thrash. Un altro ottimo brano da citare è I of the needle:
rallentamenti, accelerazioni improvvise, cambi di ritmo e lunghissimi
soli di chitarra, che diventa acustica nel finale. Struttura simile
anche per Locked up in chain. Si parla invece di thrash
allo stato puro, veloce e martellante per pezzi come Forbidden
desires e Expletive deleted. In quest’ultima il
lavoro ai microfoni di Ian Arkley risulta confuso e fastidioso, ma non
si può certo dire lo stesso per Dr. Hatched, perfetta
sotto ogni aspetto, probabilmente il momento più alto di "The Torment".
A questo punto comincia la parte più melodica del disco. La terzultima
traccia, Acoustic iterlude, è un brevissimo pezzo di
chitarra classica, ora decadente e infine luminoso, ma che nel complesso
stona un po’ con il sound generale delle altre canzoni. La successiva,
Katie, è caratterizzata ancora da un inizio in acustico,
dove una chitarra sforna un buio arpeggio che farà da apripista a delle
strofe di corposi riff doom, che a loro volta apriranno le porte alle
già note ritmiche thrash. Ben eseguito infine un delizioso solo di
chitarra classica sul concludersi del brano. Come conclusione di
full-length troviamo Epilogue, totalmente in acustico -è
addirittura presente un flauto - basato su un motivo in stile "canto
tradizionale inglese".
Ora che il Cd è stato riproposto dalla Retroactive Records,
cercate di non farvelo scappare, sia perché è un pezzo di storia del
thrash cristiano, e sia perché vi assicuro che ne vale veramente la pena
averlo e ascoltarlo. Davvero un gran bell’album!
Daniele Fuligno |