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SEVENTH ANGEL
Lament For The Weary
 
SEVENTH ANGEL
The Dust Of Years
 
INTERVISTA
9/1/2010
 
 

 

SEVENTH ANGEL
The Torment
thrash
1990 - Edge Records / 2005 - Retroactive Records
(Inghilterra)
www.myspace.com/seventhangelofficial

 

Tra i capisaldi del thrash cristiano non potevano mancare i britannici Seventh Angel, la band in cui debuttò il carismatico Ian Arkley (Ashen Mortality, Paramaecium, Century Sleeper, My Silent Wake) come singer e chitarrista. "The Torment", il full-length in questione, fu il primo dei due prodotti dal gruppo: uscito nel 1990, è un thrash molto ricco di rallentamenti, a volte tendenti al doom, seppur in minor misura rispetto al successivo "Lament For The Weary", e di elementi melodici nel finale.

Si inizia con Tormented forever, che dopo un intro rilassante, esplode improvvisamente con corposi e graffianti riff di chitarra come il vero thrash old school comanda. Graffianti come la voce di Ian Arkley che interpreta alla perfezione le crude ed esplicite lyrics: "Listen to me now for this concerns you / If you do not accept Christ, will you be thrown in too? / If your name is not found in the book of life / There will never ever be an ending to your strife / Day, night, tormented forever / Day, night, tormented forever". Si prosegue con The charmer, che per un minuto abbondante è caratterizzata da una cupa melodia e da un cantato di Ian molto vicino al growl, prima di ritornare ai martellanti ritmi thrash. Un altro ottimo brano da citare è I of the needle: rallentamenti, accelerazioni improvvise, cambi di ritmo e lunghissimi soli di chitarra, che diventa acustica nel finale. Struttura simile anche per Locked up in chain. Si parla invece di thrash allo stato puro, veloce e martellante per pezzi come Forbidden desires e Expletive deleted. In quest’ultima il lavoro ai microfoni di Ian Arkley risulta confuso e fastidioso, ma non si può certo dire lo stesso per Dr. Hatched, perfetta sotto ogni aspetto, probabilmente il momento più alto di "The Torment". A questo punto comincia la parte più melodica del disco. La terzultima traccia, Acoustic iterlude, è un brevissimo pezzo di chitarra classica, ora decadente e infine luminoso, ma che nel complesso stona un po’ con il sound generale delle altre canzoni. La successiva, Katie, è caratterizzata ancora da un inizio in acustico, dove una chitarra sforna un buio arpeggio che farà da apripista a delle strofe di corposi riff doom, che a loro volta apriranno le porte alle già note ritmiche thrash. Ben eseguito infine un delizioso solo di chitarra classica sul concludersi del brano. Come conclusione di full-length troviamo Epilogue, totalmente in acustico -è addirittura presente un flauto - basato su un motivo in stile "canto tradizionale inglese".

Ora che il Cd è stato riproposto dalla Retroactive Records, cercate di non farvelo scappare, sia perché è un pezzo di storia del thrash cristiano, e sia perché vi assicuro che ne vale veramente la pena averlo e ascoltarlo. Davvero un gran bell’album!

Daniele Fuligno

VOTO

80

 

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