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INTERVISTA
8/10/2006
 
 

 

SEVENTH AVENUE
Between The Worlds
power
2003 - Massacre Records
(Germania)
www.myspace.com/seventhavenueband

 

Non hanno certo bisogno di presentazione i tedeschi Seventh Avenue, band nata ufficialmente nel 1995, ma che ha già iniziato mettere "radici" nel 1989 sotto il nome di The Preachers. La loro musica si ispira a bands come Helloween, Whitecross e Bloodgood, tutte appartenenti all’universo power-heavy. Nel tempo i Seventh Avenue si sono fatti apprezzare e conoscere molto bene. Attualmente la loro formazione è: Herbie Langhans, voce e lead guitar, Florian Gottsleben alla rhythm guitar, Markus Beck, basso e Mike Pflüger ai drums. I Seventh Avenue hanno una forte ideologia cristiana, le loro canzoni vogliono essere come una ventata di freschezza per tutti gli ascoltatori, il verbo di Dio che si fa amore per gli uomini; andiamo ad analizzare il loro Cd del 2003 "Between The Worlds".

L’album esordisce col bell'intro Beyond the ocean: musicalmente è una ballata fresca e spensierata all’inizio, verso la fine però i toni cambiano, si sente un breve monologo che introdurrà alla successiva song Between the worlds il cui inizio è davvero folgorante: le chitarre fremono e la batteria impazzisce rincorrendole creando un ritmo incalzante e convulso; davvero bella la performance vocale che è in ottima sintonia con il tono della canzone, fresco e davvero vigoroso: ad acuti si accompagnano toni heavy, particolarmente apprezzato l’accostamento per aumentare in modo notevole la qualità della canzone. Nel proseguo del suo ascolto la song mantiene quello smalto frizzante proprio dell’inizio, verso la fine possiamo gustarci un irresistibile assolo che la renderà ancora più pregiata e degna di numerosi ascolti. Con l’inizio rombante di Levy your soul from hate siamo giunti alla terza song, il ritmo è molto veloce, ci sono chiare tonalità heavy metal mischiate con power, nulla di meglio per uno scatenato headbanging collettivo; la canzone è leggera e veloce, bellissima la parte centrale dove la voce si scatena in acuti molto accentuati e la già trovata presenza di un assolo finale dove si possono palpare concretamente le elevate qualità artistiche della band. Con Tale of the forgotten dreams abbiamo un inizio molto sereno e melodioso che accelera dopo poco con una disinvoltura impressionante, il ritmo power risalta in tutta la sua freschezza, la batteria fa un ottimo lavoro di guida, le chitarre la seguono veloci ma dolci nello stesso momento, e si direbbe che in questa canzone sia prevalente serenità e allegria; siamo come in una bellissima avventura travolgente che ci lancia in una folle corsa, fatta di ritmi veloci, rampanti e chitarre che da un momento all’altro decollano in tutta la loro leggerezza; molto bello il breve assolo finale. Gli ascoltatori avranno ormai notato che è prassi dei Seventh Avenue collocare un assolo verso fine brano cosa che, al contrario delle apparenze, non è assolutamente fattore di ripetitività dato che l’assolo cambia sempre, bensì una sorta di "sigillo" prezioso che il gruppo vuole dare alle proprie canzoni per contraddistinguerle.

Siamo arrivati all’ascolto di Angels eyes, song che fa letteralmente la parte del leone in questo album data la sua complessa struttura e le melodie che ci vengono proposte: l’inizio parte già spedito grazie ad un assolo di chitarra molto heavy, attendiamo poco e la batteria inizia la sua corsa; anche qui le chitarre sono perfettamente intonate con la voce del cantante trasmettendo forza e potenza, essenziali per far apprezzare il Cd agli ascoltatori ma soprattutto per non annoiare, e scopriremo ben presto che uno dei talenti maggiori dei Seventh Avenue è la capacità di comporre canzoni mai noiose e banali; avanziamo ormai con la track, sorpassiamo quel tenerissimo ritornello immergendoci nel ritmo heavy di un "signor" assolo composto divinamente: assolo e chitarra solista sono lanciati alla volta del cielo, sfido chiunque a non riascoltarselo un’altra volta, e magari una terza...è davvero stupendo!! La voce riprende il suo bel ritornello e procedendo sempre tra il filo dell’heavy e del power avanziamo nella canzone dirigendoci dritti alla fine con una raffinatezza creata da chitarre acustiche. Giungiamo così alla sesta Open your mind, l’inizio è molto potente e deciso, il ritmo è sempre power-heavy, e davvero veloce, ma poco dopo si passa a tonalità meno aggressive e più melodiose, senza perdere però quel vigore e quella grinta caratteristica della band. La parte del ritornello si ripete varie volte, ma caratteristica saliente della song è il vantare due assoli, eseguiti a metà canzone e poi verso la fine: il primo è molto quieto e dura poco, accompagnato ben presto da chitarre acustiche; il secondo è eseguito davvero magistralmente, le chitarre ben coordinate guizzano veloci eseguendo vere e proprie prodezze strumentali. Chi l’avrebbe mai detto che Storm II fosse una canzone strumentale? Questa è una delle piacevoli sorprese che la band riserva all’ascoltatore; partire con venti e tuoni che preannunciano la tempesta, una tastiera e una straziante chitarra che suonano una triste marcia, per poi passare in un battibaleno in una accelerata improvvisa: chitarre e batteria si rianimano, iniziato a sfavillare e inondare di scintille quest’atmosfera finora grigia. La song è un continuo mutare di ritmi, da veloce a lento a ipervelocissimo; unici artefici di questa tempesta di suoni sono gli strumenti che si rincorrono, si intrecciano, scaricano tutta la loro energia per poi scagliarla contro le casse del vostro stereo. Un inizio acqua e sapone per l’ottava track Until you come again, leggerissimo, quasi impalpabile; dopo poco però si cambiano radicalmente i toni, ritmo incalzante, batteria e chitarre che partono in una cavalcata heavy; molto orecchiabile il ritornello che si ripete varie volte. In tale song si lascia veramente molto spazio alle chitarre che si esibiscono, come di consueto, in vertiginosi riff a volte aggressivi a volte invece molto puliti e leggeri; la voce rispetto alle altre tracks ha un tono più basso ed heavy, non mancheranno però acuti ed esplosioni di potenza.

Con Wings of dawn la band parte subito all’assalto con velocità molto elevate e potenti, il basso spiana la strada mentre chitarre e batteria si preparano ad abbattere i muri del suono: la voce è ben coordinata con gli strumenti creando un ariete implacabile di adrenalina che fa fatica ad arrestarsi. Sentiamo però che la furia incontrata all’inizio sta via via scemando, il ritmo è più blando e melodioso giusto per ricordare agli ascoltatori che esistono anche dolcezza e leggerezza, ma facciamo appena in tempo a passare la metà che ci viene scagliato addosso un assolo vigoroso e possente: il ritmo ritorna veloce con riff di chitarra martellanti per poi convergere in un nuovo assolo breve e supersonico da "pogo time". Ci apprestiamo all’ascolto di Touch of Your love, canzone molto commovente e leggera. Priva di impeto e di potenza, questa appare in tutta la sua dolcezza alquanto simile ad un preghiera; ritmo lento e non troppo mieloso, le chitarre scorrono come un fresco ruscello di montagna mentre la voce illumina quest’atmosfera raccolta e interiore. Con Burning heart i Seventh Avenue realizzano una cover dei mitici Survivor, la track originale fa parte della colonna sonora di Rocky IV. Siamo arrivati alla fine del Cd con One life ends, song che parte già veloce e con tonalità power-heavy: gli strumenti rincorrono una voce davvero spericolata che risalta cambiando tonalità molto spesso, da acuti che ci fanno impallidire a voce più bassa e aggressiva; si freme e si corre, si strilla e ci si calma: sembra quasi che la band stia ripercorrendo tutta una vita di una essere umano, le sue emozioni e sensazioni sempre però mantenendo la via suggerita da Dio. Velocissimo ed inarrestabile l’assolo conclusivo, una vera elevazione spirituale: anche qui i chitarristi dimostrano le loro doti innate, disintegrando il tempo con melodie ultrasoniche e invasate.

Non c’è dubbio che questo album sia molto ben fatto, le qualità artistiche del gruppo sono notevoli e le dimostrano chiaramente in tutte le tracks del Cd. Attualmente sono forse la migliore christian power band in circolazione, ma, si sa, ogni giorno nascono nuovi talenti e a noi non rimane che augurare un in bocca al lupo per il futuro musicale dei Seventh Avenue.

Fabio Manna

VOTO

90

 

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