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INTERVISTA
8/10/2006
 
 

 

SEVENTH AVENUE
Eternals
speed
2004 - Massacre Records
(Germania)
www.myspace.com/seventhavenueband

 

Dopo il catchy e solare "Between The Worlds" il combo teutonico con "Eternals" decide di tornare alle sonorità speed metal degli inizi così in primo piano troviamo più che le (belle) power melodies sdolcinate la furiosa irruenza strumentale: quello che ne è venuto fuori è un disco decisamente pesante, sia come impatto sonoro che però anche come ascoltabilità. La tecnica strumentale è assolutamente ineccepibile e la maschia voce di Herbie Langhans è molto appassionata, ma la struttura delle tracce è sempre piuttosto simile e le stesse linee vocali si fossilizzano troppo su tonalità aggressive. L'impressione finale che si ha al termine dell'ascolto di questi dodici brani per 62 minuti è che ci si trova dinanzi a notevolissime esecuzioni ma allo stesso tempo ci si rende conto di essere esausti e di non aver poi tutta questa gran voglia di premere nuovamente il testo play, il che, e particolarmente per un disco power, è molto lungi dall'essere un punto a proprio favore.

L'inizio epico-sinfonico e guerresco di Battle for destiny inganna, mai si tornerà infatti a questa tipologia di sound. A parte la bella ballad Voices, inserita come penultimo episodio della track-list, nostalgica, a tratti evocativa, dal buon refrain e dalla apprezzabile interpretazione vocale, e l'ultima Domination of sin in cui l'heavy è meno pesante e volto alla valorizzazione di cori eighties di stampo AOR, il resto delle tracce si sviluppa attorno ad un possente (ed interminabile dato che la maggior parte delle canzoni si aggira attorno ai 6 minuti), speed/power/heavy, aggressivo ma luminoso, velocissimo ma tecnico, infarcito di lodevoli e rapidissimi assoli del solito ottimo Herbie, il quale sound però difetta di varietà compositiva il che, come dicevamo, rende l'ascolto difficilmente digeribile. I refrain inoltre non sempre sono indovinati, anche se a volte sono molto accattivanti.

Un'interessante caratteristica dell'album è che la lead vocal spesso fraseggia con piccoli cori - come in Eternals, Juggler of words, dallo spettacolare assolo finale, e Infinite King in cui la polifonia si fa tipicamente anni '80 a cui segue un'esplosione di power estremamente vorticoso - altre volte si lancia in viscerali acuti (vedi Future tale, che alterna pause ritmiche a parti tiratissime) altre ancora si fa più rauca e grezza, ad esempio in Hunger for life dove le successive melodie del refrain hanno molto mordente. Buonissimo è il finale power di Heaven can't wait mentre Storm III è tutta strumentale ed a tratti armoniosa ed atmosferica. Curiosa è Raging fire per la presenza di esplosivi riff di stampo palesemente metalcore, ma il migliore brano del disco dato il contesto è senz'altro Remission dove il refrain esalta e dove si gradiscono molto parti chitarristiche più rilassate seguite da un gran bel solo.

Molto bello l'artwork e straordinario, come sempre, il sentitissimo lyrics work per quella che è una delle più zelanti white band in ambito melodico, ma il quinto full-length dei Seventh Avenue, fermo restando il suo alto livello musicale, non arriva tuttavia ad entusiasmare.

Vaake

VOTO

80

 

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