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INTERVISTA
8/10/2006
 
 

 

SEVENTH AVENUE
Goodbye   (Ep)
power
1999 - Megahard Records
(Germania)
www.myspace.com/seventhavenueband

 

Il 1999 è stato un anno intenso per i Seventh Avenue: questo ha visto infatti diversi cambiamenti a livello di line up, con l’entrata di Florian Gottsleben alle chitarre e di Geronimo Stade al basso, e l’uscita di un Ep, "Goodbye", dopo il quale il nostro gruppo teutonico si prenderà un po' di riposo prima di tornare sulla scena con "Between The Worlds" e "Eternals". Questo Ep è più che altro un lavoro di transizione in quanto vede nella sua tracklist dei brani già noti come Goodbye e Southgate (presenti nell’omonimo album che aveva visto la luce nell’anno precedente), e solo tre brani inediti più due bonus track Children e Loving you.

Si parla complessivamente di poco meno di un’ora di power melodico stile Helloween e Gamma Ray in cui vengono alternati veloci riff e parti tipicamente speed a delle belle e accattivanti linee melodiche. Goodbye ci viene ripresentata, piuttosto inutilmente direi, in ben tre differenti versioni: la acoustic (decisamente la migliore), la radio (più breve) e la piano version (piano, flauto, voce). Questa toccante e dolce ballad che si ispira ad una melodia celtica, vede al microfono un ispiratissimo Herbie Langhans e recita "Goodbye my friend but that's no seperation forever / Goodbye my friend, please don't look back - goodbye. / God bless you on all your ways that's my prayer for you / Goodbye my friend, I will be here for you – goodbye". Con Where you belong torniamo alle tipiche ritmiche veloci e tirate dall’inizio alla fine di marca Seventh Avenue, molto tecniche e aggressive, con diverse alternanze di tempo e con un refrain davvero molto catchy. Gone with the summer, l’altra ballad dell’Ep, aperta da arpeggi acustici, è caratterizzata da un sound più delicato e melodico: l’unico neo è forse la troppa ripetività del refrain nella parte finale del brano. Segue la versione la versione estesa di Southgate, ben 16 minuti (6 in più rispetto alla versione presente nell’album omonimo) per questa epica suite in cui c’è di tutto: ottimi chorus e un Herbie strepitoso che passa senza problemi da acuti a tonalità più aggressive e rauche, assoli tecnici e trascinanti, variazioni nelle ritmiche e alternarsi tra parti più heavy a quelle maggiormente speed. Boat on the river  parte in sordina per farsi poi più veloce e serrata, ma il brano alla fine dei conti non lascia granchè il segno.

Se vi avvicinate per la prima volta al mondo dei Seventh Avenue, una delle migliori band del panorama del power metal cristiano, vi consiglio di partire da un full-length (avete l’imbarazzo della scelta) e solo poi di completare la vostra collezione con questo lavoro che offre, pur presentando brani già noti, degli spunti interessanti.

Ilaria Ricci

VOTO

69

 

 

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