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Il 1999 è stato un
anno intenso per i Seventh Avenue: questo ha visto infatti
diversi cambiamenti a livello di line up, con l’entrata di Florian
Gottsleben alle chitarre e di Geronimo Stade al basso, e l’uscita di un
Ep, "Goodbye", dopo il quale il nostro gruppo teutonico si
prenderà un po' di riposo prima di tornare sulla scena con "Between
The Worlds" e "Eternals". Questo Ep è più che altro un lavoro
di transizione in quanto vede nella sua tracklist dei brani già noti
come Goodbye e Southgate (presenti
nell’omonimo album che aveva visto la luce nell’anno precedente), e solo
tre brani inediti più due bonus track Children e
Loving you.
Si parla
complessivamente di poco meno di un’ora di power melodico stile
Helloween e Gamma Ray in cui vengono alternati veloci riff e
parti tipicamente speed a delle belle e accattivanti linee melodiche.
Goodbye ci viene ripresentata, piuttosto inutilmente direi,
in ben tre differenti versioni: la acoustic (decisamente la migliore),
la radio (più breve) e la piano version (piano, flauto, voce).
Questa toccante e dolce ballad che si ispira ad una melodia celtica,
vede al microfono un ispiratissimo Herbie Langhans e recita "Goodbye my
friend but that's no seperation forever / Goodbye my friend, please
don't look back - goodbye. / God bless you on all your ways that's my
prayer for you / Goodbye my friend, I will be here for you – goodbye".
Con
Where you belong torniamo alle tipiche ritmiche veloci e tirate
dall’inizio alla fine di marca Seventh Avenue, molto tecniche e
aggressive, con diverse alternanze di tempo e con un refrain davvero
molto catchy. Gone with the summer, l’altra ballad dell’Ep,
aperta da arpeggi acustici, è caratterizzata da un sound più delicato e
melodico: l’unico neo è forse la troppa ripetività del refrain nella
parte finale del brano. Segue la versione la versione estesa di Southgate,
ben 16 minuti (6 in più rispetto alla versione presente nell’album
omonimo) per questa epica suite in cui c’è di tutto: ottimi chorus e un
Herbie strepitoso che passa senza problemi da acuti a tonalità più
aggressive e rauche, assoli tecnici e trascinanti, variazioni nelle
ritmiche e alternarsi tra parti più heavy a quelle maggiormente speed.
Boat on the river parte in sordina per farsi poi più
veloce e serrata, ma il brano alla fine dei conti non lascia granchè il
segno.
Se vi avvicinate
per la prima volta al mondo dei Seventh Avenue, una delle
migliori band del panorama del power metal cristiano, vi consiglio di
partire da un full-length (avete l’imbarazzo della scelta) e solo poi di
completare la vostra collezione con questo lavoro che offre, pur
presentando brani già noti, degli spunti interessanti.
Ilaria Ricci |