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INTERVISTA
8/10/2006
 
 

 

SEVENTH AVENUE
Southgate
speed
1998 - Treasure Hunt
(Germania)
www.myspace.com/seventhavenueband

 

Anno 1999 e siamo al terzo full-length per i nostri defenders tedeschi, i grandi Seventh Avenue. Nel corso della loro carriera, questa band ha subito numerose variazioni di line-up; in questo album troviamo Herbie Langhans (chitarra e voce), Andi Gutjahr (chitarra), William Hieb (basso) e Mike Pflüger (batteria). Il disco inizia con un’intro strumentale dal finale in crescendo che ci avvia alla title-track Southgate. Il brano è un continuo alternarsi di sound heavy, speed e cambi di tempo e ritmo. Ottima tecnica fin dalla prima canzone, non ci resta che proseguire con Protection of fool e Carol, canzoni molto veloci, con molti stacchi heavy, rese aggressive dalla virile voce di Herbie Langhans e dalla forsennata batteria di Mike Pflüger. Segue a ruota Father, la quinta traccia. É la prima ballad di questo full-length, una canzone dai toni molto malinconici ed a tratti violenti. Bellissime la parole del chorus, una forte preghiera a Dio: "Father hear my cry tonight / Father listen to me / Father with open eyes he cannot see / Father make him - please set him free". Si ritorna invece al loro classico sound speed con May the best one win. La settima traccia è Puppet of the mighty che denuncia la crudeltà dell’uomo nelle guerre, mentre l’ottava è Storm I: quest’ultima, come sanno tutti i fan dei Seventh Avenue, è ovviamente una traccia strumentale (ritroviamo infatti come future tracce strumentali, Storm II e Storm III rispettivamente negli album "Between The Worlds" del 2003 ed "Eternals" del 2004). Non ci sorprendiamo che questa traccia sai molto aggressiva, veloce e con un bellissimo, vorticoso, assolo di chitarra nel finale.

Dopo tutta questa furia arriviamo alla seconda ballad, Heart in Your hand, una toccante canzone d’amore accompagnata da un dolce arpeggio di chitarra semi-acustica. Ritorna ancora l’aggressività in Nameless child, una song caratterizzata da repentini cambi di ritmo. Siamo ormai quasi alla fine con Big city sharks. Un intro molto delicato ci illude di venire nuovamente in contatto con un’altra ballad, in realtà si tratta di un’ennesima canzone prepotente, come è consueto nel loro stile. Ben eseguito l’assolo e l’acuto di Herbie nel finale, come un sigillo per concludere nel migliore dei modi la canzone. Goodbye…così ci salutano i Seventh Avenue e concludono questo bellissimo album. Si tratta di un’altra ballad, che si rifà alla famosa melodia celtica Auld lang syne.

E così 64:48 minuti di musica sono volati e rimane ancora la voglia di schiacciare nuovamente il tasto play e riascoltare da capo tutto l’album assaporando un'altra volta l’energia trasmessa dai brani speed o fermarsi a riflettere con le evocative ballad. Proprio loro ci invitano a riflettere, soprattutto in Father: "If you hear this song, / remember it could be your last, / or do you really know that you will live tomorrow? / What will be in a life after death, / are you ready to die? Are you really ready to die? / Just think about it". Non c’è niente da dire, un lavoro perfetto, nessuna nota stonata, ma ovviamente non c’è da sorprendersi conoscendo questa band dalle potenzialità enormi. E con delle parole tratte da Goodbye, concludo questa recensione con un giudizio altamente positivo. "Goodbye my friend / but that’s no separation for ever. / Goodbye my friend / please don’t look back – goodbye. / God bless you on all your ways - that’s my prayer for you".

Daniele Fuligno

VOTO

84

 

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