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I nostri metallers tedeschi ne hanno fatta di strada. Qui
li ritroviamo subito dopo il loro esordio (con il nome attuale, prima
erano i Preachers), dieci anni fa, 1996. L’album inizia con un prologo strumentale che definirei un
po’ ambiguo. Le note iniziali sono quelle di una conosciuta melodia
gospel, suonate con uno xilofono, per poi assumere improvvisamente un
tono epico, di musica elettronica. Dopo aver creato una sensazione di
confusione, il prologo si conclude con dei synth dal suono rilassante.
Terminata questa traccia piuttosto strana la prima canzone, Tales of
tales, inizia sulle note di un riff di chitarra non troppo veloce
finché non entra in campo la batteria di Mike Pfüger: qui allora si
riconosce immediatamente il loro inconfondibile stile, la chitarra
accelera improvvisamente per seguire la batteria. Dopo questa sfuriata,
il ritmo ritorna meno incalzante ed entra la voce Herbie Langhans. Una
voce calda e profonda che più avanti (quando la canzone riprenderà
velocità) assumerà i toni caratteristici dell’heavy. Immancabile (e
impeccabile) l’assolo di chitarra per avviarsi alla conclusione.
La traccia successiva, Heavens tears, a differenza
della prima è piuttosto monotona: è vero che il ritmo è incalzante, ma
mantiene sempre gli stessi toni. Interessante è invece Time che
comincia con il suono delle lancette di una sveglia e continua con due
chitarre che fanno proprio pensare all’inarrestabilità del tempo,
sensazione che permane per tutta la canzone. L’introduzione della track
successiva (Temptation) assume toni heavy che si spengono quando
Herbie comincia a cantare la prima strofa, molto rilassante. Ma è solo
un’illusione, perché subito dopo le chitarre ritornano, assumendo un
tono prettamente power (che mantengono fino alla fine del brano) e il
cantante ci sorprende con uno dei suoi bellissimi acuti. Molto profonde
alcune parole del testo della canzone, che sembra voglia metterci in
guardia alle tentazioni di Satana: "The evil uses many things / Sex,
money, music / And he uses the Bible too / Not wrong things but he
distorted these".
In Where are you? viene abbandonato il loro classico
stile e ci propongono una avvincente ballad introdotta da un riff dal
suono molto caldo, sovrapposto ad un arpeggio che si sentirà molto spesso
durante il brano. Le chitarre tornano ad essere distorte solo nei cori, e
ovviamente non manca il classico assolo finale, questa di volta di
stampo hard rock. Anche nella traccia successiva, Grave of hearth,
sono molto presenti le chitarre arpeggiate, mentre il coro ha sonorità
tipicamente heavy.
Iron man
è una canzone molto aggressiva, ma dal sound non troppo
perfetto: la batteria sembra coprire sia la voce di Herbie sia gli altri
strumenti; molto bello è invece l’assolo in stile speed.
Pink elephants
ha un inizio piuttosto violento che poi diventa un walzer
nella prima strofa, e ritorna ad essere come prima durante tutta la
canzone, mantenendo sempre un ritmo molto cadenzato. This night è
una canzone molto tecnica con diversi cambi di ritmo che
evidenziano l’abilità di questi ottimi musicisti. Il tutto viene condito con una bellissima cover di
Sailing di Rod Steward.
"Tales Of Tales" è un ottimo lavoro e mostra come il gruppo
sia in grado di variare da un genere all’altro, passando dalle sonorità
heavy ai coinvolgenti ritmi power e speed. L’unica cosa che avrebbe
potuto essere migliore è il suono. Capita spesso che la batteria si
imponga sugli altri strumenti. Ma questo è solo un piccolo neo, perché
nel complesso rimane un buonissimo album.
Daniele Fuligno |