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INTERVISTA
8/10/2006
 
 

 

SEVENTH AVENUE
Tales Of Tales
speed
1996 - ATM & Beat The Record
(Germania)
www.myspace.com/seventhavenueband

 

I nostri metallers tedeschi ne hanno fatta di strada. Qui li ritroviamo subito dopo il loro esordio (con il nome attuale, prima erano i Preachers), dieci anni fa, 1996. L’album inizia con un prologo strumentale che definirei un po’ ambiguo. Le note iniziali sono quelle di una conosciuta melodia gospel, suonate con uno xilofono, per poi assumere improvvisamente un tono epico, di musica elettronica. Dopo aver creato una sensazione di confusione, il prologo si conclude con dei synth dal suono rilassante. Terminata questa traccia piuttosto strana la prima canzone, Tales of tales, inizia sulle note di un riff di chitarra non troppo veloce finché non entra in campo la batteria di Mike Pfüger: qui allora si riconosce immediatamente il loro inconfondibile stile, la chitarra accelera improvvisamente per seguire la batteria. Dopo questa sfuriata, il ritmo ritorna meno incalzante ed entra la voce Herbie Langhans. Una voce calda e profonda che più avanti (quando la canzone riprenderà velocità) assumerà i toni caratteristici dell’heavy. Immancabile (e impeccabile) l’assolo di chitarra per avviarsi alla conclusione.

La traccia successiva, Heavens tears, a differenza della prima è piuttosto monotona: è vero che il ritmo è incalzante, ma mantiene sempre gli stessi toni. Interessante è invece Time che comincia con il suono delle lancette di una sveglia e continua con due chitarre che fanno proprio pensare all’inarrestabilità del tempo, sensazione che permane per tutta la canzone. L’introduzione della track successiva (Temptation) assume toni heavy che si spengono quando Herbie comincia a cantare la prima strofa, molto rilassante. Ma è solo un’illusione, perché subito dopo le chitarre ritornano, assumendo un tono prettamente power (che mantengono fino alla fine del brano) e il cantante ci sorprende con uno dei suoi bellissimi acuti. Molto profonde alcune parole del testo della canzone, che sembra voglia metterci in guardia alle tentazioni di Satana: "The evil uses many things / Sex, money, music / And he uses the Bible too / Not wrong things but he distorted these".

In Where are you? viene abbandonato il loro classico stile e ci propongono una avvincente ballad introdotta da un riff dal suono molto caldo, sovrapposto ad un arpeggio che si sentirà molto spesso durante il brano. Le chitarre tornano ad essere distorte solo nei cori, e ovviamente non manca il classico assolo finale, questa di volta di stampo hard rock. Anche nella traccia successiva, Grave of hearth, sono molto presenti le chitarre arpeggiate, mentre il coro ha sonorità tipicamente heavy. Iron man è una canzone molto aggressiva, ma dal sound non troppo perfetto: la batteria sembra coprire sia la voce di Herbie sia gli altri strumenti; molto bello è invece l’assolo in stile speed. Pink elephants ha un inizio piuttosto violento che poi diventa un walzer nella prima strofa, e ritorna ad essere come prima durante tutta la canzone, mantenendo sempre un ritmo molto cadenzato. This night è una canzone molto tecnica con diversi cambi di ritmo che evidenziano l’abilità di questi ottimi musicisti. Il tutto viene condito con una bellissima cover di Sailing di Rod Steward.

"Tales Of Tales" è un ottimo lavoro e mostra come il gruppo sia in grado di variare da un genere all’altro, passando dalle sonorità heavy ai coinvolgenti ritmi power e speed. L’unica cosa che avrebbe potuto essere migliore è il suono. Capita spesso che la batteria si imponga sugli altri strumenti. Ma questo è solo un piccolo neo, perché nel complesso rimane un buonissimo album.

Daniele Fuligno

VOTO

87

 

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