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Nella discografia dei Seventh Avenue spicca fra
tutti "Between The Worlds", accreditato dai più come il miglior
lavoro del combo teutonico. Fu realizzato lungo un arco temporale di
quasi cinque anni (considerando l’uscita di "Southgate" nel
1998), ma aspettare tutto quel tempo ne è però valsa veramente la pena:
il full-length era a tutti gli effetti di ottima fattura. Quindi è ovvio
che un’attesa simile, questa volta di quattro anni (dal 2004 al 2008)
per la realizzazione di "Terium" ha lasciato i fans nella
convinzione che il nuovo full-length sarebbe stato un altro disco
all’altezza di "Between The Worlds", o addirittura superiore.
D’altronde in un’intervista rilasciata dalla band per il nostro sito,
Herbie (cantante e chitarrista) pronunciò le seguenti parole: «Al
momento l'album è la cosa più importante, perché sarà di certo un
capolavoro nella nostra storia: sarà un album speciale». Con questo in
mente, arrivò finalmente il 28 marzo 2008, l’agognata data di uscita di
quello che sarebbe dovuto essere il capolavoro dei Seventh Avenue,
ed eccoci quindi con quel gioiellino di Cd tra le mani! Produzione
perfetta, curata in ogni minimo dettaglio, in tutte le singole ventotto
pagine di booklet, ricco di foto della band con tanto di autografi e
completato con le lyrics e storia del concept. Esatto, l’ultimo album è
proprio un concept, e per capire qual è l’argomento non ci resta che
inserire il disco nello stereo e premere il tasto play.
Come gli altri, anche questo inizia con un pezzo
strumentale, Under the surface, che parte quasi
sommessamente, fino a raggiungere la giusta intensità per lanciare
Crowd in the dark. E qui troviamo già una novità: la seconda
traccia non è la title-track, come succedeva in tutti i precedenti
full-length, ma questo dopo tutto è secondario, se non per i fans più
accaniti. Comunque, il brano in questione è un power metal molto
orecchiabile, che presenta però sprazzi di cavalcate heavy in stile
Iron Maiden. Le lyrics ci portano subito nel vivo del concept. Siamo
in un futuro non definito, in un sistema planetario di una lontana
galassia. I pianeti sono Rioda, l’inospitale Kranos e Nufridon. Gli
uomini di Rioda hanno dimenticato il loro Creatore e sono schiavi di una
sostanza che si trova su Kranos, il terium, mentre Nufridon è il pianeta
di cui antiche profezie parlano, il pianeta da cui verrà il Figlio di
Dio che salverà gli uomini dalla schiavitù del terium. Terium
appunto, è la canzone successiva, un perfetto mix tra velocità e
melodia: ritmi forsennati che si intrecciano alla perfezione con un
refrain luminosissimo, forse il più bello di tutto l’album. Ottimo anche
il velocissimo solo di basso del sempre più esperto Markus Beck.
Le
lyrics descrivono in cosa consiste questa sostanza che schiavizza gli
uomini di Rioda, donando una falsa vita eterna senza Dio: "And there is
no need for a God in an eternal life / Terium's satisfaction for all /
It heals pain, it stop age, it's the lost paradise / It's addictive, it
calls you to crawl / It brings you higher and higher your wings in the
wind".
Authorities,
heavy dal ritmo spesso cadenzato e infarcito di cambi di velocità, è la
perfetta rampa di lancio per quella che forse è la canzone più bella di
tutto il disco. Sto parlando di Futures dawn: power
melodico che inizialmente parte smorzato, con una bellissima melodia in
semi-acustico (avete presente Aces high degli Iron
Maiden?), per poi continuare all’impazzata con riff velocissimi ed
un refrain solare che ti innalza fino a farti volare nei cieli di
Nufridon e Rioda.
Molto
belle le lyrics che parlano della nascita del Figlio di Dio di cui
parlavano le profezie: "A woman was pregnant that time / Never lost
faith, always kept on the road / An angel has given the sign / A virgin
birth Creators son / The boy was born: certain signs / The boy's the one
who will change universe".
Il Cd è un susseguirsi di puro power metal
teutonico, quello che siamo soliti ad ascoltare con band come Gamma
Ray, Helloween o i primi Blind Guardian. Poi, giunti
al nono pezzo, incontriamo la prima ballad: Hands of the King,
che è molto simile a Voices di "Eternals". La
traccia subito successiva, Priest and servants, ha un
inizio nuovamente da ballad, ma è solo un’illusione: il sound diventa
aggressivo, le ritmiche velocissime, la batteria impazza in ritmi
forsennati, cori epici si innalzano rabbiosi e senza un attimo di
respiro si arriva a vorticosissimi soli di chitarra che asfaltano tutto
quello che trovano d’innanzi. Un perfetto esempio di speed power
eseguito con una tecnica impeccabile. Intanto la storia raccontata
attraverso queste canzoni continua: Ratis (questo il nome del Figlio di
Dio)è cresciuto, vive tra gli uomini di Rioda, inizia il suo ministero,
e seguito dai suoi discepoli guarisce le persone schiavizzate dal terium,
sebbene questo faccia infuriare le autorità del pianeta. A due terzi
della conclusione ascoltiamo Trail of blood, testimonianza
fortissima della loro ispirazione agli Iron Maiden, con un riff
che assomiglia (anche fin troppo) alla celebre The trooper.
Sulla falsa riga di Priest and servants c’è anche
Betrayal, che racconta del tradimento da parte di uno dei
discepoli di Ratis, che consegna il Messia nelle mani delle autorità per
condannarlo a morte. Ratis viene mandato su Kranos, dove l’atmosfera
ostile ed il caldo infernale lo condannano ad una fine segnata da
un’atroce agonia. Sembra tutto finito, ma dopo qualche giorno Ratis
risorge, perché è Lui il vero portatore della vita eterna, non il terium.
Della resurrezione parla appunto il penultimo atto di questo
meraviglioso full-length. Si tratta di Innocence, l’ultima
ballad di solo piano e voce, un pezzo commovente dalla melodia sublime.
Le
lyrics sono le parole della guardia al sepolcro ormai vuoto del risorto
Ratis, la quale inizia a vedere la liberazione dal terium: "See it clear
– innocence / What had this man to die for? / I believe – He is the one
/ Fall on my knees feel my sins / I’m on my knees / Tears in my eyes/
Cause I feel You touched me in my soul".
La conclusione di
tutto viene affidata ad un’ennesima cavalcata power, New era.
I ben settanta (e anche di più) minuti di musica sono
finiti. La prima sensazione che si ha è che Herbie aveva ragione: questo
Cd è speciale, il migliore mai prodotto dalla band. Superiore a "Between
The Worlds", molto più maturo e lineare dei precedenti. E’ davvero
un piccolo capolavoro, con un concept che trasuda cristianità da tutti i
pori. La storia di Ratis è quella di Gesù, mentre il terium è il
peccato. Davvero un’ottima testimonianza di fede da parte della band.
"Terium" proietta sempre di più i Seventh Avenue sulla vetta
dell’olimpo del power metal cristiano, insindacabilmente i migliori in
questo genere. Posso definitivamente concludere che l’attesa di quattro
anni non è stata vana, si tratta di un Cd tendente alla perfezione.
Daniele Fuligno |