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Ormai il metalcore e
l'emocore sono diventati cosa di tutti giorni negli Stati Uniti,
l'innovazione è faccenda passata, e se qualcuno cerca di innovare finirà
col vendere pochi dischi e andare in bancarotta. I californiani Sever
Your Ties, appena entrati nella Solid State, di sicuro non
presentano niente di nuovo al pubblico, ma ciò che danno lo accettiamo
per quello che è, ovvero il disco metalcore più "diverso" dell'anno.
E' Voices like a nova ad aprire il debutto dei nostri,
un'ottima opener con ottimi arrangiamenti da parte dei synth, di
sottofondo ma in continuo movimento. Gli scream sono violenti e le
vocals in clean non totalmente pulite, ma ritengono un po' di
aggressività dagli scream. Senza pause si passa a After a storm,
che segue lo schema impostato con la opener, ma con una melodia
decisamente più orecchiabile e meglio riuscita, ed a Hand in hand,
maggiormente aggressiva delle precedenti. This is what you get,
Captive e Drifting sono invece le ballad,
essendo orientate più sull'emocore che sul metalcore. Ancora una volta
ottimi arrangiamenti con il synth, che ormai è lo strumento che, anche
se lasciato in sottofondo, risalta in tutti i pezzi. Things are
better (left unsaid) è punkeggiata, mentre con To the
pacific il gruppo torna aggressivo. Gli ultimi tre episodi sono
Here I am, Ashamed, che riprendono la
violenza iniziale, e la cover di (Don't fear) the reaper
dei Blue Oyster Cult, naturalmente in chiave emocore.
Musicalmente, i Sever Your Ties hanno tutto ciò che un fan del
metalcore/post-core richiede: scream persistenti e violenti, vocals
clean continue, chitarre che vanno da mitragliatrice a solista melodico
e synth a volontà. Testualmente il gruppo alle volte scrive messaggi
criptati, mentre altre volte dichiara chiaramente ed esplicitamente la
propria fede. Di sicuro questo è per eccellenza il disco metalcore
estivo.
Christopher Warman
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