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SHADOW GALLERY
Carved In Stone
prog
1995 - Magna Carta
(USA)
www.myspace.com/officialshadowgallery

 

Shadow Gallery: un nome che a molti "new progsters" può risultare sconosciuto, affascinati dalla magnificenza targata Dream Theater o all’introspezione suprema dei Pain Of Salvation. Tuttavia gli Shadow Gallery sono sulla scena prog mondiale ben dal 1992, esattamente come i più blasonati Portnoy & C., e tra sforzi notevoli sono sempre riusciti a proporre la loro musica ad un pubblico ristretto (anzi, d’élite), conquistandosi le orecchie di pochi ma raffinati ascoltatori di prog metal.

Il loro esordio avviene con l’omonimo "Shadow Gallery", ottimo disco seguito 3 anni dopo da questo "Carved In Stone", da molti reputato pietra miliare della pur ristretta ma intensa discografia della band. L’album in questione infatti sigilla le caratteristiche del songwriting di marca Shadow Gallery: brani melodici e mai spigolosi anche nelle parti più "heavy", intenso uso di synth e soprattutto pianoforti a volte solitari e classicheggianti, a volte intrecciati a chitarre acustiche come in Celtic princess, e infine un cantato intenso decisamente sopra le righe. Vi è una forte influenza del prog dei Queensryche in questo disco, soprattutto nelle parti più AOR oriented come il refrain e le strofe di Deeper than life, che tuttavia nel fantastico assolo abbandona i ritmi cadenzati per dare vita ad un epico duello chitarre-tastiere, già ascoltato con piacere anche nella opener Cliffhanger. Gli Shadow Gallery tuttavia sono noti anche per aver dato vita a ballads di rara intensità, ed è il caso di Don't ever cry, just remember, che mostra la grande sensibilità a metà tra il prog e il barocco del pianista Chris Ingles. Ascoltando questo assoluto musicista anche in brani come Alaska, Warcry, Enchantment, si può capire da chi abbia imparato Micheal Pinnella quando qualche anno dopo ha stupito il pubblico prog e power con la sua prestazione nell’osannato "The Divine Wings Of Tragedy". Torniamo invece a "Carved In Stone", dato che non abbiamo accennato a quella che è il capolavoro di questo disco: la lunga suite Ghostship. E’ questa una canzone della durata di circa 20 minuti, divisa in 7 momenti, dal concept epico (lascio a voi scoprire di che si tratta) e dalle atmosfere rese uniche ad un arrangiamento magistrale. Il brano contiene diversi stili, anche se per qualità spicca sicuramente quello heavy di Storm, veramente incredibile per voce, cambi di tempo, assoli di chitarra e tastiera mai banali e tecnicamente ineccepibili.

Tirando le somme di questo album lo si può tranquillamente definire come un "umile capolavoro" del prog, un genere che si è sempre presentato al grande pubblico con i nomi altisonanti di Rush, Dream Theater, Pain Of Salvation, Queensryche, ma che nell’ombra serba perle di rara bellezza come "Carved In Stone". L’amaro in bocca è che gli Shadow Gallery non abbiano goduto del successo che avrebbero meritato con dischi come questo, in parte per colpa di una label (Magna Carta) che ha fatto scelte decisamente poco sensate, e in parte per colpa di un pubblico abbagliato dalle superstar del prog che non ha saputo vedere questi diamanti seminascosti.

Marco Gandini

VOTO

90

 

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