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Legacy
prog
2001 - Magna Carta
(USA)
www.myspace.com/officialshadowgallery

 

Mamma mia che album. Lo ammetto ci sono rimasto male. Non credevo di poter trovare un gruppo che riuscisse a eguagliare gente come Dream Theater, Queensr˙che, ma anche King Crimson, Genesis, Jethro Tull..Il nostro sestetto della Pennsylvania produce un album complesso sia come struttura musicale e sia come passaggi tecnici, senza comunque dimenticare testi, produzione e performance (solo in studio, almeno finora) di alto livello. Un album di 6 sole canzoni, ma che comunque supera l’ora di ascolto, con l’ultima song lunga più di 34 minuti. La loro musica è aggressiva in alcuni casi, delicata in altri, offre così un'interessante varietà musicale come del resto bisogna pretendere da un gruppo prog.

Aver la pretesa di commentare ogni singola canzone è follia, visto e calcolato che ogni canzone sviluppa più tematiche musicali e comunque l’idea di analizzare una canzone di 34 minuti mi inquieta, inoltre è riduttivo nominare le canzoni più belle, perché i pezzi sono legati l’un all’altro e scorrono con grande fluidità dando un senso di continuità nonostante le diverse tematiche che vengono analizzate dai nostri sei insegnanti di musica. Mi limito a commentare un paio di cose, che secondo me bastano a far venir voglia di ascoltare quest’album. Nel lavoro ho infatti trovato una vera e propria perla di prog: la title-track Legacy. Questa si presente come un pezzo di grande impatto, giocata tutta sulla tecnica e su un riff di chitarra di gran gusto; il deciso cambiamento di voce da parte di Baker, che adotta tonalità più basse ed aggressive, si sposa bene con il contesto musicale. Unico punto oscuro del pezzo, sono alcuni cori che personalmente non mi entusiasmano, proprio perché esagerati e a mio giudizio inutili, ma non posso rinfacciare a una band prog di esser barocca visto che è il loro modo di far musica. Inoltre per il nostro amato pubblico femminile un intro di piano ci conduce alla ballad del disco, Destination unknown, traccia dal notevole impatto, specie nell’attacco del ritornello, nella quale la voce dell'ottimo Mike Baker duetta splendidamente col pianoforte, accompagnato da tutti gli altri strumenti (tra i quali spicca un flauto), che risulta essere decisamente gradevole, andando ad impreziosire maggiormente una song di ottima fattura.

Che dire, ascoltate, ascoltate, ascoltate. Ottima la produzione, ottima la tecnica, non benissimo sull’innovazione, visto che molte cose vengono riprese da altri gruppi, anche se comunque sono sviluppate. Lo consiglio, agli amanti del genere, non credo si possa prescindere da quest’album per considerarsi un buon ascoltatore di prog.

Luigi Cantamesse

VOTO

85

 

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