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Mamma mia che
album. Lo ammetto ci sono rimasto male. Non credevo di poter trovare un
gruppo che riuscisse a eguagliare gente come Dream Theater,
Queensr˙che, ma anche King Crimson, Genesis, Jethro
Tull..Il nostro sestetto della
Pennsylvania produce un album complesso sia come struttura musicale e
sia come passaggi tecnici, senza comunque dimenticare testi, produzione
e performance (solo in studio, almeno finora) di alto livello. Un album
di 6 sole canzoni, ma che comunque supera l’ora di ascolto, con l’ultima
song lunga più di 34 minuti. La loro musica è aggressiva in alcuni casi,
delicata in altri, offre così un'interessante varietà musicale come del
resto bisogna pretendere da un gruppo prog.
Aver la pretesa di
commentare ogni singola canzone è follia, visto e calcolato che ogni
canzone sviluppa più tematiche musicali e comunque l’idea di analizzare
una canzone di 34 minuti mi inquieta, inoltre è riduttivo nominare le
canzoni più belle, perché i pezzi sono legati l’un all’altro e scorrono
con grande fluidità dando un senso di continuità nonostante le diverse
tematiche che vengono analizzate dai nostri sei insegnanti di musica. Mi
limito a commentare un paio di cose, che secondo me bastano a far venir
voglia di ascoltare quest’album. Nel lavoro ho infatti trovato
una vera e
propria perla di prog: la title-track
Legacy.
Questa si presente come un pezzo di grande impatto, giocata tutta sulla
tecnica e su un riff di chitarra di gran gusto; il deciso cambiamento di
voce da parte di Baker, che adotta tonalità più basse ed aggressive, si
sposa bene con il contesto musicale. Unico punto oscuro del pezzo, sono
alcuni cori che personalmente non mi entusiasmano, proprio perché
esagerati e a mio giudizio inutili, ma non posso rinfacciare a una band
prog di esser barocca visto che è il loro modo di far musica. Inoltre
per il nostro amato pubblico femminile un intro di piano ci conduce alla
ballad del disco,
Destination unknown,
traccia dal notevole impatto, specie nell’attacco del ritornello, nella
quale la voce dell'ottimo Mike Baker duetta splendidamente col
pianoforte, accompagnato da tutti gli altri strumenti (tra i quali
spicca un flauto), che risulta essere decisamente gradevole, andando ad
impreziosire maggiormente una song di ottima fattura.
Che dire,
ascoltate, ascoltate, ascoltate. Ottima la produzione, ottima la
tecnica, non benissimo sull’innovazione, visto che molte cose vengono
riprese da altri gruppi, anche se comunque sono sviluppate. Lo
consiglio, agli amanti del genere, non credo si possa prescindere da
quest’album per considerarsi un buon ascoltatore di prog.
Luigi Cantamesse
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