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Gli Shadow Gallery appartengono all’élite della scena prog
mondiale da anni ormai. Non sono musicisti ipertecnici quanto i
Dream Theater (e chi lo è in ambito rock-metal?), non
eguagliano
i magistrali arrangiamenti, anche orchestrali, dei Symphony X, non
possiedono il
genio sperimentale degli Ayreon, ma rispetto a queste band
dell'olimpo progressive sono senza dubbio più passionali e per
giunta vantano un'esposizione più
compatta che evita il disperdersi nelle insidiose terre del
virtuosismo a tutti i costi, preferendo concentrare le proprie
energie compositive alla realizzazione di belle canzoni; e per
questo li preferisco a tutti gli altri.
Rispetto ai gruppi citati la fortuna dell’ex sestetto ora
quintetto statunitense non è mai stata pari ai grandi meriti anche
perché la Magna Carta, la precedente label, non ha mai
assicurato loro una diffusione adeguata. Ma con "Room V" molto è cambiato,
la InsideOut ci ha puntato forte e così ovunque nelle metal
webzine mondiali lo troverete recensito, e pressoché ovunque gli Shadow
Gallery ricevono entusiastici elogi; e pensare che questo non è di
certo il loro lavoro migliore. Ben quattro sono i predecessori
almeno due dei quali gli sono superiori. "Room V" è sempre un
capolavoro, sia chiaro, ma non è "Tyranny" e neanche "Carved In Stone": con
"Legacy" siamo lì. Ad essere migliorata è la produzione, in quanto
abbellita in studio da preziosismi elettronici, ed il coverart,
finalmente di altissimo livello quanto ad impatto grafico-estetico. Per chi disponesse della limited
edition allora siamo alla sovrabbondanza del lusso col cartoncino che
avvolge il doppio jewel box contenente un cd bonus con un video
della storia di "Room V", un drums solo di Joe Nevolo, due tracce
acustiche, una ballad e Floydian Memories, di 25 minuti, omaggio
ovviamente ai Pink Floyd. "Room V" è il successore di "Tyranny" che cita
musicalmente a più riprese e
di cui continua l’elaborato concept. A proposito dei testi perché
gli Shadow Gallery rientrano nella corrente white? Perché le liriche
sono sempre state christian-oriented, perché la maggior parte dei
membri si professa cristiana, ma soprattutto perché il primo
ringraziamento nei Thanks finali è sempre stato per "God".
Il disco è lunghissimo coi suoi 75 minuti, forse un po’
troppi dato che la parte finale del cd può risultare meno intensa ed
afferrante della prima. Da notare la partecipazione guest di Arjen
Lucassen (fondatore e mastermind degli Ayreon) con un lungo solo
nella strumentale Seven years. Venendo alla track-list dopo l’opener
Manhunt, in classico prog-style Shadow Gallery prima aggressivo poi dalle
calde melodie, arriviamo subito alla perla dell’album, la fantastica
Comfort me di quasi sette minuti di pianoforte, tocchi
d’elettronica, tastiere ed uno straordinario, infiammante duetto tra Mike Baker e la bravissima guest Laura Jaeger.
Adeguatissimo seguito si ha
con The Andromeda strain dove un prog più aspro e tecnico si divide
con le evocative melodie generate dai caratteristici coretti che da
sempre hanno segnato il songwriting ed il sound della band,
conferendogli proprio quel peculiare calore in più di cui dicevamo
all’inizio. Da brividi sono alcuni momenti, tra cori ed assoli, di
Vow, mentre la successiva Birth of a daughter dopo una
sperimentazione di synth si apre ad un eccitante delirio
progressive, caratteristiche che ritroviamo subito dopo nella breve
Death of a mother; la brevità caratterizza anche
Lamentia,
pianoforte e riff con una viscerale interpretazione di Mike, e
Dark, ambient inquietante con vetri rotti ed urla di donna, intervallate
da Seven years che avevamo già citato per la presenza di Lucassen, e
che è la traccia più sinfonica con la presenza del solito flauto del
bassista e lyrics writer Carl Cadden-James ma anche di un violino
suonato dal chitarrista e qui anche tastierista, nonché produttore,
Gary Wehrkamp. Torn è la traccia più malinconica, una ballad con
alti picchi emozionali. The archer of ben salem è la
canzone più prog aggressiva, in stile Savatage, anche nel
cantato, della track-list; con Encrypted si torna però
alle melodie carezzevoli qui spesso pinkfloydiane. Room V,
la penultima song, è estremamente tecnica e tirata con diversi
minuti strumentali, e l'album si conclude con le lente cadenze, le
avvolgenti melodie ed i taglienti solos di Rain.
Non è "Tyranny" questo suo successore, ma è Shadow Gallery
e questo è, o dovrebbe essere per tutti gli amanti del metal, già
sinonimo di eccezionalità, oltre che un
acquisto obbligato.
Vaake |