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Tyranny
prog
1998 - Magna Carta / Roadrunner Records
(USA)
www.myspace.com/officialshadowgallery

 

Riposa in pace Mike Baker!
Eh sì...è doveroso per chi oggi recensisce questo disco compiangere la memoria di tale straordinario singer, il quale in questo disco ci ha regalato una di quelle performance che al giorno d'oggi vantano ancora pochi eguali; era venerdì 29 ottobre del 2008, il giorno in cui il nostro si spense tragicamente colpito da un attacco di cuore lasciando un grande vuoto nei cuori della band, e in quelle centinaia di fan che hanno seguito la sua ampia carriera musicale passo dopo passo, assaporando per dischi e dischi quella che era una delle migliori ugole rock attuali.
Ci mancherai Mike, ma sappiamo tutti che adesso sei in un posto migliore!

L'omaggio a Mike Baker era doveroso, e non solo per la sua morte in sé per sé, ma per quello che (anche) in questo disco ci ha regalato, era il 1998 e la famiglia Shadow Gallery aveva acquistato fama con i due precedenti lavori "Shadow Gallery" e "Carved In Stone"; non era passato ancora un decennio da quell'"Images And Words" che tutti conosciamo, si dice che conviene battere il ferro finché è caldo, ma in questo caso i nostri hanno saputo fare ancora di più, perché l'inevitabile influenza dei padri fondatori agisce solo in parte per quella che è l'amalgama di questo disco; il prog presentato dai sei musicisti non è un prog classico e catalogabile, ma un calderone di idee musicali che pescano un po' in qua e là da tutta la musica che nostro Signore ha creato, arrivando a creare un percorso musicale unico e ricco di idee personalizzate. La bellezza di questo disco è dovuta in parte anche alla sezione lirica, la penna dei nostri infatti partorisce un concept album (scontato nel prog?? naaah...) dalla storia intrigante e bella da analizzare - soprattutto per il messaggio a sfondo cristiano che cela -, per cui andremo a vedere distintamente prima la parte testuale e poi la parte musicale del disco.

Storia: La storia dei nostri narra di un fabbricante di armi che resosi conto della gravità del suo lavoro si fa licenziare finendo per isolarsi dal resto del mondo e chiudersi nella scoperta di internet; dove conosce una persona tramite chat. Il dialogo con questa persona si fa intenso, durando per una nottata intera, e andando a toccare argomenti come il sistema in cui viviamo (lui è terrorizzato anche per il fatto che la società per cui lavorava prima potrebbe intercettare i loro dialoghi), da questa discussione lui comincia a realizzare quanto la società condizioni l'uomo a essere un burattino dei media e il suo pensiero va alla speranza di un mondo dove tutti possono essere liberi e incontrollati. Passeggiando per New York assiste all'aggressione di una persona da parte di alcuni malviventi, il suo tentativo di aiutare questa persona è però ostacolato da questi ultimi che lo scaraventano in un angolo facendogli perdere coscienza; si risveglierà più tardi in cura presso un servizio sociale che con mezzi scadenti lo ha soccorso e portato in salvo; "ci dovrebbero essere più persone così al mondo" pensa lui riflettendo sui volontari umanitari che lo hanno salvato e comincia la sua prima riflessione sulla speranza della venuta di un salvatore a strappare l'umanità dalla sua cieca condizione. L'uomo allora si ricorda di quello che gli raccontava suo padre, ovvero che questa speranza c'è e sta in quello che profetizzava Gesù nella Bibbia, incoraggiato dalla riscoperta di questa verità si ritrova a parlare con il suo amico di chat aprendosi con lui e rivelandogli quanto si sia sempre sentito solo nella sua vita, stanco di questo tipo di conversazione escogita in piano per creare un virus che attraverso i suoi messaggi blocca la rete e protegge il loro dialogo dalle intrusioni, si ritrova però a voler continuare la conversazione con l'amico di chat al telefono. La telefonata rivela l'identità femminile del suo (non più) misterioso amico e il nostro le rivela quanto si sia innamorato di lei, e mentre parla con lei sogna di scappare con lei lontano da tutto e tutti, ma la loro telefonata è interrotta da un messaggio di chat, il governo lo sta cercando e lo ha seguito in tutte le conversazioni, è costretto quindi a fuggire poco prima che arrivassero degli agenti a casa sua, per andare a rifugiarsi nel Nord Dakota. La storia termina qualche tempo dopo, è natale e l'uomo è rifugiato da qualche parte, ha dimenticato tante cose, e il suo desiderio è quello di passare una giornata di natale con la sua amata.

Musica: Si parte con una rullata-schitarrata da paura, è la turbolenza dell'intro Stiletto in the sand dove l'omaggio all'accoppiata Petrucci/Portnoy sembra definire già dei canoni standard, ma ci si rende conto in War for sale che non è così, perché già subito cominciano a spiccare un personale refraining chitarra-tastiera e un singing totalmente differente dal labrieniano, ispirato e trascinante su quel ritornello che (parlando per esperienza personale) vi si appiccicherà al cervello facendovelo canticchiare per ore dopo un ascolto o due. Con Out of nowhere i nostri si dimostrano all'altezza della scuola hard rock (e anche un po' di quella Pink Floyd); passando per la prog Mystery dove l'accoppiata chitarristica Brendt Allman/Gary Wehrkamp mostra una caratura tecnica da urlo, si prosegue con la ballad Hope for us e con l'angosciata Victims che ancora una volta rimarca l'ugola d'oro del nostro Mike: l'ombra di Bryan May fa capolino tra le schitarrate finali (ve l'avevo detto, c'è molto più di quello che si potrebbe pensare in questo disco); a chiudere la prima parte dell'opera ci pensa la toccante Broken che di solo piano/voce ci delizia per neanche due minuti concludendo in maniera dolce questa prima metà. Il lavoro si riapre con una corale che sembrerebbe venuta fuori dal teatro dell'opera, stiamo sentendo I believe ed è qui che (ma tu guarda! si parla del lupo e ne spunta la coda) fa capolino tra un ritornello e l'altro una nostra vecchia prog-conoscenza, eh si! è venuto a trovarci mister James (Giacomino per gli amici) Labrie che in qualità di special guest partecipa al pezzo interpretando il padre della storia sopracitata; il pezzo si evolve a meraviglia (la scuola Queen insieme a quella Kansas si fa di nuovo sentire sugli strumentali); non di meno è la seguente turbolenta Road of thunder dove le melodie "Metropolisiane" fanno capolino di tanto in tanto. In Spoken words il duetto di Baker con Laura Jaeger (altra ospite che impersona la donna del racconto) riesce a meraviglia, come d'altronde l'esibizione di D.C. Cooper in New world order, il quale esprime con cattiveria e rabbia la sua performance rivestendo i panni dell'agente del governo. Gli ultimi tre episodi della saga sono la strumentale Chased dove la tecnica spavalda del prog caccia a pedate ogni nemico dello spartito, e le due ballad Ghost of a change e Christmas day: un po' annoianti due ballad di fila? può darsi, ma va bene così.

La forma degli strumentisti è smagliante sull'esecuzione, manca ancora quel pizzico di genialità che rende perfetta una band, e forse dopo ripetuti ascolti la cosa si potrebbe notare maggiormente, ma c'è una carta che i nostri giocano vincendo alla grande (e non mi riferisco alla label Magna Carta che li ha sponsorizzati, quella è stata invece un po' scadente), ovvero la personalità, il riuscire a differenziarsi dalle altre band creando un sound proprio, un disco di 14 canzoni è difficile da mandare giù velocemente, quindi non limitatevi a un ascolto veloce e superficiale, apprezzerete maggiormente questo album ascoltandolo più e più volte. Grandi Shadow!!

Francesco Romeggini

VOTO

90

 

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