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Secondo atteso lavoro del gruppo brasiliano, "Enter
Eternity" compare dopo cinque anni di silenzio della band a
causa di alcuni problemi con la produzione. Il loro ritorno non è stato
deludente e infatti l'album è tenuto in grande stima sia dai fans che da
quelli che hanno avuto modo di ascoltare la capacità musicale del
chitarrista Fabio Rocha che accompagna la vibrante voce di Lance King,
il quale in quest'album trova più volte occasione di librarsi ad alte
quote. Grande apertura dell'album con Nightmare, canzone
che inizia con sapienti e gelidi tocchi di chitarra fino ad esplodere in
un pezzo trascinante. Le tastiere di Dinho Zampier si presentano lugubri
allo scoccar del ritornello. L'assolo di Rocha è sicuramente pregevole.
Procediamo con Insanity dove subito la
chitarra virtuosa ci accoglie. Sarà lei a far da protagonista per il
resto del pezzo con un assolo ben costruito nel mezzo della canzone.
Protagonista della terza traccia, From now on, sono invece
le tastiere che ci introducono nel pezzo per poi accompagnare, quasi
fare il verso, al consistente "solo" di Rocha.
La
canzone invita a lasciarsi il passato alle spalle per affrontare una
nuova vita ("convertita" potremmo aggiungere noi!): "Take my hand now,
I’m burning the bridges behind me / The past lost forever / Feel my rage
now, I’m turning tears into fuel / And the power lasts forever I’ll
never be the same again / From now on, breaking these chains / Purified
by the flames / From now on, never be the same".
Inizio accattivante per la successiva
Dangerous game
che però risulta un po' troppo stabile,
rischiando di essere un po' ripetitiva se non fosse come sempre per la
presenza della chitarra che risolleva le sorti della canzone. Il finale
del pezzo scalza i ritmi precedenti per chiudere in bellezza. Subito
dopo
Insomnia
ci presenta una delle più interessanti
interpretazioni vocali di King all'interno dell'album. Il pezzo si
caratterizza per una sorta di "pausa" riempita dalle tastiere che
precede uno egli ottimi riff di Rocha per poi riprendere il ritornello e
chiudersi con sapienti e dolci note di piano, quasi a suggerire l'arrivo
del sonno tanto agognato. Questa chiusa ci spiana l'ingresso alla prima
ballad del disco:
Never too late. Qui fiorisce tutta la vena melodica del
gruppo dominata, come era facile immaginare, dalla presenza delle
tastiere che precedono l'esplosione delle chitarre e della batteria nel
ritornello della canzone. La voce di Lance King presenta qui
probabilmente la sua performance migliore.
Just a man comincia con un ritmo penetrante e
decisamente heavy, la seconda chitarra si profila tagliente, smorzata
dalla tastiera che sta fra le righe della composizione senza però
nascondersi soprattutto nel finale. Decisamente un pezzo efficace. Si
prosegue con
No more nelle cui prime battute finalmente fa
capolino il basso che fino ad ora aveva tenuto un basso profilo. La
presenza delle chitarre si fa sentire e come sempre Rocha ci delizia con
assoli gustosi, in questo caso quello finale. Siamo a
Lady of the
night, seconda ballad dell'album. Trasportati
lungo il pezzo da una chitarra acustica, nel ritornello però veniamo
spiazzati dal ritorno delle elettriche. Forse ancora di più che in
Never too late ci troviamo di fronte alla capacità
melodica del gruppo. Il ritornello è efficace e orecchiabile. La
chitarra di Rocha sostiene una prolungata esecuzione strumentale come
sempre di qualità più che elevata. King chiude la canzone in un
sussurro. Molto suggestivo. Il viaggio si conclude con
Travel through
time.
Logicamente il tema della canzone vuole riflettere sulle possibilità che
un viaggio nel tempo potrebbe dischiudere: "Enter the garden, put the
fruit back on the tree / Turn the long white beard into baby tears /
Avoid a Challenger from flying to demise / Blow out the holy fire that
burned so many lives".
Ottima canzone di chiusura con anche una piccola
novità: nel refrain il batterista Juliano Collombo si mette alla prova
facendo sentire di più la sua batteria mettendosi finalmente un po' in
luce.
Complessivamente
"Enter Eternity"
è decisamente un buon album il cui punto di forza è l'incredibile
accordo presente tra la chitarra di Rocha e la voce di King. Il testo
musicale scorre compatto e solido, rendendo l'esperienza dell'ascolto
vibrante e vivida. Se proprio vogliamo trovare la critica potremmo dire
che alcune canzoni non sarebbero particolarmente brillanti senza il
virtuoso chitarrista che fa da
"deus ex machina" e salva un pezzo, altrimenti un po' piattino, con un
prode assolo. Ma questa in fondo è solo una questione di stile e nulla
si può dire a riguardo della competenza musicale di Rocha. Per tutti gli
amanti del melodico o delle chitarre alla
Yngwie Malmsteem
quest'album è sicuramente da ascoltare.
Andrea Ciceri |