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SHINING STAR
Enter Eternity
prog
2005 - Nightmare Records
(Brasile)
www.myspace.com/shiningstar7

 

Secondo atteso lavoro del gruppo brasiliano, "Enter Eternity" compare dopo cinque anni di silenzio della band a causa di alcuni problemi con la produzione. Il loro ritorno non è stato deludente e infatti l'album è tenuto in grande stima sia dai fans che da quelli che hanno avuto modo di ascoltare la capacità musicale del chitarrista Fabio Rocha che accompagna la vibrante voce di Lance King, il quale in quest'album trova più volte occasione di librarsi ad alte quote. Grande apertura dell'album con Nightmare, canzone che inizia con sapienti e gelidi tocchi di chitarra fino ad esplodere in un pezzo trascinante. Le tastiere di Dinho Zampier si presentano lugubri allo scoccar del ritornello. L'assolo di Rocha è sicuramente pregevole.

Procediamo con Insanity dove subito la chitarra virtuosa ci accoglie. Sarà lei a far da protagonista per il resto del pezzo con un assolo ben costruito nel mezzo della canzone. Protagonista della terza traccia, From now on, sono invece le tastiere che ci introducono nel pezzo per poi accompagnare, quasi fare il verso, al consistente "solo" di Rocha. La canzone invita a lasciarsi il passato alle spalle per affrontare una nuova vita ("convertita" potremmo aggiungere noi!): "Take my hand now, I’m burning the bridges behind me / The past lost forever / Feel my rage now, I’m turning tears into fuel / And the power lasts forever I’ll never be the same again / From now on, breaking these chains / Purified by the flames / From now on, never be the same". Inizio accattivante per la successiva Dangerous game che però risulta un po' troppo stabile, rischiando di essere un po' ripetitiva se non fosse come sempre per la presenza della chitarra che risolleva le sorti della canzone. Il finale del pezzo scalza i ritmi precedenti per chiudere in bellezza. Subito dopo Insomnia ci presenta una delle più interessanti interpretazioni vocali di King all'interno dell'album. Il pezzo si caratterizza per una sorta di "pausa" riempita dalle tastiere che precede uno egli ottimi riff di Rocha per poi riprendere il ritornello e chiudersi con sapienti e dolci note di piano, quasi a suggerire l'arrivo del sonno tanto agognato. Questa chiusa ci spiana l'ingresso alla prima ballad del disco: Never too late. Qui fiorisce tutta la vena melodica del gruppo dominata, come era facile immaginare, dalla presenza delle tastiere che precedono l'esplosione delle chitarre e della batteria nel ritornello della canzone. La voce di Lance King presenta qui probabilmente la sua performance migliore.

Just a man comincia con un ritmo penetrante e decisamente heavy, la seconda chitarra si profila tagliente, smorzata dalla tastiera che sta fra le righe della composizione senza però nascondersi soprattutto nel finale. Decisamente un pezzo efficace. Si prosegue con No more nelle cui prime battute finalmente fa capolino il basso che fino ad ora aveva tenuto un basso profilo. La presenza delle chitarre si fa sentire e come sempre Rocha ci delizia con assoli gustosi, in questo caso quello finale. Siamo a Lady of the night, seconda ballad dell'album. Trasportati lungo il pezzo da una chitarra acustica, nel ritornello però veniamo spiazzati dal ritorno delle elettriche. Forse ancora di più che in Never too late ci troviamo di fronte alla capacità melodica del gruppo. Il ritornello è efficace e orecchiabile. La chitarra di Rocha sostiene una prolungata esecuzione strumentale come sempre di qualità più che elevata. King chiude la canzone in un sussurro. Molto suggestivo. Il viaggio si conclude con Travel through time. Logicamente il tema della canzone vuole riflettere sulle possibilità che un viaggio nel tempo potrebbe dischiudere: "Enter the garden, put the fruit back on the tree / Turn the long white beard into baby tears / Avoid a Challenger from flying to demise / Blow out the holy fire that burned so many lives". Ottima canzone di chiusura con anche una piccola novità: nel refrain il batterista Juliano Collombo si mette alla prova facendo sentire di più la sua batteria mettendosi finalmente un po' in luce.

Complessivamente "Enter Eternity" è decisamente un buon album il cui punto di forza è l'incredibile accordo presente tra la chitarra di Rocha e la voce di King. Il testo musicale scorre compatto e solido, rendendo l'esperienza dell'ascolto vibrante e vivida. Se proprio vogliamo trovare la critica potremmo dire che alcune canzoni non sarebbero particolarmente brillanti senza il virtuoso chitarrista che fa da "deus ex machina" e salva un pezzo, altrimenti un po' piattino, con un prode assolo. Ma questa in fondo è solo una questione di stile e nulla si può dire a riguardo della competenza musicale di Rocha. Per tutti gli amanti del melodico o delle chitarre alla Yngwie Malmsteem quest'album è sicuramente da ascoltare.

Andrea Ciceri

VOTO

85

 

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