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Sono cresciuti e
anche tanto cambiati. A tre anni dall’ultimo lavoro torna, con grande
sorpresa dei fans, Fabio Rocha e il suo gruppo, o quello che ne rimane
visto che la formazione è in un periodo di cambiamenti, vedremo ai live.
La band che ha partecipato a questo nuovo full-length, è formata dal
singer Lance King (n.d.r. ora sostituito da
Ricardo Parrochi), Kuky Sanzhez al basso, Dinho Zampier
alle tastiere e Juliano Collombo alla batteria. Sorprende quest’album,
molto meno neoclassico di quanto ci si aspetterebbe, molto più prog,
anche se non ha un suono definito e pulito. Un pregio che possiamo
mettere in risalto è la compartecipazione di tutti gli strumenti
nell’arrangiamento, non soltanto della chitarra di Rocha che, come dice
lo stesso nello space, ha voluto dare al nuovo disco una direzione più
marcata, fatta di forti melodie, testi aggressivi, chitarre in Re e voce
power; ci tiene anche a precisare che non è stata utilizzata la
tastiera, chissà perché. Forse perché l’album ammicca al pubblico
statunitense o europeo, abituati all’estro di altri affermati gruppi.
Una cosa è
certa: non è lo stesso gruppo finora ascoltato.
Dopo il countdown
iniziale di
Reset,
il basso ci introduce in Desperate and suffocated, in cui
la voce a tratti acuta, ma non limpida come nel miglior power che si
rispetti, marca questo nuovo tratto prog della band con l’uso degli
effetti, come, in questo caso, del megafono; chiusura a ritmo
accelerato. Canzone meno progressive, ma che si spinge ai confini
dell’hard rock, Radiation flame non è ben supportata, a
mio avviso, da una voce forte o quantomeno particolareggiante,
nonostante il vocalist non sia proprio uno sconosciuto. Song
arabeggiante messa in luce dai riff di Rocha, Insanity ha
uno degli assoli più belli dell’album, forse perché è un nuovo
arrangiamento di un pezzo già ascoltato nell’album "Enter Eternity",
naturalmente qui proposta in chiave prog. Molto classica in quanto molto
hard-rock, ma di quello di una volta, si presenta Enslaved by fury:
graffiante fino all’accesso, la chitarra riprende il posto che si
merita, da vera protagonista. Sarà per il tema, ma Reign of terror
è una song molto doom: il singer si alterna in alcuni momenti ad
una voce growl che rapprenderebbe il maligno, mentre batteria e chitarre
costituiscono un gioco ritmico molto singolare sul finale del pezzo.
Piatti e basso, spesso in slap, accompagnano costantemente I hate
you: da questo momento in poi torna la sperimentazione di Rocha
e company. In You’re sick, ad esempio, è costante per
tutto il pezzo l’uso dei distorsori, sia per il basso che per la
chitarra, coi suoi riff elaborati e martellanti. Mentre Tell me
si presenta come l’unica ballata del disco con un accento di heavy,
tagliente nei giri di chitarra forse un po' monotoni, priva di forza
nella voce. Ancora tanta sperimentazione nel pezzo a seguire,
Nightmares, dove l’elettronica la fa da padrone in stile The
Awakeninkg dei primi album. E ancora una canzone dal sapore di altri
tempi è Guilty of crime: hard-rock al punto giusto, riff
di chitarra credibili e la voce che mantiene alto il morale fino alla
fine del brano e che accompagna una chiusura alla AC/DC niente
male.
Per finire,
l’ultimo pezzo è nato per essere distribuito solo in territorio
brasiliano: Karma riprende la melodia dei primi brani e ci
dà ancora una conferma delle origini musicali dei membri e in
particolare di Fabio Rocha, produttore e musicista completo che in
quest’album si è messo molto in discussione. Sicuramente, a quelli che
hanno ascoltato i primi due album, questo sembrerà alieno e fuori da
ogni misura. Ma la sperimentazione, a volte, non ha fatto male a
nessuno. A volte.
Roberta Cannone |