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SHINING STAR
Fatal Mistake
 
SHINING STAR
Enter Eternity
 
 

 

SHINING STAR
Reset
prog
2008 - Nightmare Records
(Brasile)
www.myspace.com/shiningstar7

 

Sono cresciuti e anche tanto cambiati. A tre anni dall’ultimo lavoro torna, con grande sorpresa dei fans, Fabio Rocha e il suo gruppo, o quello che ne rimane visto che la formazione è in un periodo di cambiamenti, vedremo ai live. La band che ha partecipato a questo nuovo full-length, è formata dal singer Lance King (n.d.r. ora sostituito da Ricardo Parrochi), Kuky Sanzhez al basso, Dinho Zampier alle tastiere e Juliano Collombo alla batteria. Sorprende quest’album, molto meno neoclassico di quanto ci si aspetterebbe, molto più prog, anche se non ha un suono definito e pulito. Un pregio che possiamo mettere in risalto è la compartecipazione di tutti gli strumenti nell’arrangiamento, non soltanto della chitarra di Rocha che, come dice lo stesso nello space, ha voluto dare al nuovo disco una direzione più marcata, fatta di forti melodie, testi aggressivi, chitarre in Re e voce power; ci tiene anche a precisare che non è stata utilizzata la tastiera, chissà perché. Forse perché l’album ammicca al pubblico statunitense o europeo, abituati all’estro di altri affermati gruppi. Una cosa è certa: non è lo stesso gruppo finora ascoltato.

Dopo il countdown iniziale di Reset, il basso ci introduce in Desperate and suffocated, in cui la voce a tratti acuta, ma non limpida come nel miglior power che si rispetti, marca questo nuovo tratto prog della band con l’uso degli effetti, come, in questo caso, del megafono; chiusura a ritmo accelerato. Canzone meno progressive, ma che si spinge ai confini dell’hard rock, Radiation flame non è ben supportata, a mio avviso, da una voce forte o quantomeno particolareggiante, nonostante il vocalist non sia proprio uno sconosciuto. Song arabeggiante messa in luce dai riff di Rocha, Insanity ha uno degli assoli più belli dell’album, forse perché è un nuovo arrangiamento di un pezzo già ascoltato nell’album "Enter Eternity", naturalmente qui proposta in chiave prog. Molto classica in quanto molto hard-rock, ma di quello di una volta, si presenta Enslaved by fury: graffiante fino all’accesso, la chitarra riprende il posto che si merita, da vera protagonista. Sarà per il tema, ma Reign of terror è una song molto doom: il singer si alterna in alcuni momenti ad una voce growl che rapprenderebbe il maligno, mentre batteria e chitarre costituiscono un gioco ritmico molto singolare sul finale del pezzo. Piatti e basso, spesso in slap, accompagnano costantemente I hate you: da questo momento in poi torna la sperimentazione di Rocha e company. In You’re sick, ad esempio, è costante per tutto il pezzo l’uso dei distorsori, sia per il basso che per la chitarra, coi suoi riff elaborati e martellanti. Mentre Tell me si presenta come l’unica ballata del disco con un accento di heavy, tagliente nei giri di chitarra forse un po' monotoni, priva di forza nella voce. Ancora tanta sperimentazione nel pezzo a seguire, Nightmares, dove l’elettronica la fa da padrone in stile The Awakeninkg dei primi album. E ancora una canzone dal sapore di altri tempi è Guilty of crime: hard-rock al punto giusto, riff di chitarra credibili e la voce che mantiene alto il morale fino alla fine del brano e che accompagna una chiusura alla AC/DC niente male.

Per finire, l’ultimo pezzo è nato per essere distribuito solo in territorio brasiliano: Karma riprende la melodia dei primi brani e ci dà ancora una conferma delle origini musicali dei membri e in particolare di Fabio Rocha, produttore e musicista completo che in quest’album si è messo molto in discussione. Sicuramente, a quelli che hanno ascoltato i primi due album, questo sembrerà alieno e fuori da ogni misura. Ma la sperimentazione, a volte, non ha fatto male a nessuno. A volte.

Roberta Cannone

VOTO

73

 

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