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INTERVISTA
24/6/2009
 
 

 

SHOWBREAD
Anorexia Nervosa
post-hardcore
2008 - Tooth & Nail Records
(USA)
www.myspace.com/showbread

 

Passano due anni dall'uscita del loro tanto criticato "Age Of Reptiles" e gli Showbread perdono tre membri. John Giddens, il keytar player, Matt Davis, il chitarrista ritmico, e il secondo frontman, Ivory Mobley. I nostri quindi rimangono in quattro. E quattro è un numero abbondante per questo progetto. In una recente intervista con HM Magazine il frontman Josh Dies ha dichiarato che con "Age Of Reptiles" il gruppo aveva in mente solo il successo e i manager, i tour e i guadagni. Ha anche dichiarato che con l'ultimo album il gruppo era abbastanza lontano da Dio, finché un giorno Josh ha sentito che Dio stesso voleva che il gruppo andasse in una nuova direzione, musicalmente e tematicamente. E subito Josh ha avuto l'ispirazione per questo doppio progetto. Questo lavoro non contiene pezzi che possono essere messi nel lettore ed ascoltati così, alla leggera, sono la colonna sonora di due storie raccontate nei booklet, quindi chi non ha la versione originale degli album perderà molto del loro senso. Ma ora iniziamo a parlare proprio degli album.

"WARNING: This is not a conventional audio recording; it is the soundtrack for the story that follows. Some songs on this album contain frequencies and samples not normally heard on commercial recordings and may cause the listener to become upset or disoriented".

"Anorexia"
Una ragazza di nome Anorexia, che lavora in un ospedale per bambini, decide di completare la sua vita costruendo una torre alta fino al cielo e di immergersi nella sua purezza... E' una risata criptata e il suono di uno xilofono ad aprire questo album con The journey che, come da titolo, è l'inizio della storia ed è il momento in cui Anorexia prende la sua decisione di costruire la torre. Una opener molto lenta e deprimente, con suoni elettronici e chitarre che vanno e vengono. Verso la fine del pezzo, dopo che la monotonia iniziale si è dissolta, il gruppo non ce la fa più ed esplode in una miriade di urla con anche l’ingresso della batteria. Senza pause, si passa a The vulture, il primo animale con cui Anorexia si confronterà. Un pezzo molto industrial, con voce sintetica e loop di batteria. Solamente al ritornello il gruppo torna alle sue origini e screama. Con The sky la band torna ai ritmi schizofrenici delle origini. Si arriva alla prima pausa nel disco con Intermission: The lamb knocks, cantata in clean con solo il piano, il synth e una chitarra acustica come accompagnamento. Un pezzo molto dolce in cui Gesù, come da titolo, è un agnello che bussa alla porta del cuore di Anorexia. Si continua la storia con The dirt, brano spettacolare (specialmente live) con una batteria incessante, strumenti che si fermano e ripartono e una melodia molto orecchiabile, per non dire del simpaticissimo e inquietante vocoder alla fine. The pig è il secondo animale che Anorexia dovrà affrontare. Un pezzo un po' più lento degli altri ma non per questo brutto, anzi, è un pezzo spettacolare, con melodie in clean al verso e scream esasperati al ritornello, e che conclude con dei versi inquietanti da parte di maiali. E' ora la volta del terzo animale, The flies, le mosche. Questa song è solo musica che dà l'impressione dell'arrivo lento ma deciso di uno stormo di mosche sulla nostra povera Anorexia che cerca di scacciarle, senza esito: ed è allora che Anorexia comprende di essere piena di mosche e di non potersi muovere. In quel momento il pezzo diventa molto industrial e si conclude con il rumore di uno stormo di mosche impazzite. Arriviamo al quarto ed ultimo animale: The goat, la capra. Un pezzo interamente industrial con loop e synth a volontà; un pezzo molto inquietante dato che Anorexia incontrerà qui il Capro, il Diavolo, che farà finta di volerle bene per ingannarla nel non terminare la sua ascesa. Segue The death, la morte arriva. E' questa l'impressione che dà questo brano, molto lento, pieno di synth funebri e vocals in clean, tranne sull'ultima parte in cui il gruppo si esaspera ed esplode, collegandosi alla successiva The end. Sembra che la fine sia arrivata per Anorexia. Un pezzo screamo molto inquietante ed insistente che va sfumando, facendo credere al lettore/ascoltatore che sia finita qua... Intermission: The door is opened: Anorexia finalmente sente il bussare da parte dell'Agnello e apre la porta nel momento della morte... L'album si conclude con The beginning, la seconda strumentale dell'album, interamente realizzata con piano. Una canzone che fa venire i brividi, almeno a chi ha seguito la storia. Dopo la fine, se si accetta Gesù, c'è sempre un nuovo inizio: questo è il significato

"Nervosa"
Dopo Anorexia è ora la volta di sua sorella Nervosa. Nervosa, a differenza della sorella, lavora a The 120, uno strip-club in cui la stripper, oltre a ballare, uccide degli animali davanti al pubblico per puro divertimento sadico. Ma lei non si sente completa. Cosi decide di scavare un fosso a fianco alla torre di sua sorella fino al centro della Terra, coprendosi con tutto ciò che c'è di impuro nel mondo. La opener è nuovamente The journey, in cui Nervosa prende la sua decisione ed inizia a scavare. Questa volta l’opener è una versione industriale del loro stile schizofrenico. Segue The vulture, il primo animale che Nervosa incontra: le chiede migliaia di volte quale sia il motivo per cui scava, senza ottenere una risposta precisa. Il pezzo è un industrial moderno che va da un verso molto monotono cantato in doppia voce ad un ritornello rockettaro. Giungiamo ora a The sky. Nervosa scava e scava senza rendersi conto di starsi seppellendo; e ora il cielo non è più visibile sopra di lei. Questo è un brano bellissimo con scream forsennati ed esasperati, synth a volontà e una risposta in clean allo scream. Segue The dirt: la sporcizia ormai copre Nervosa mentre le sue dita si rompono sulla roccia e i suoi denti si spezzano mentre mangia la terra per saziare la sua fame. Una song strana, con un verso quasi balbettato e un ritornello in clean. Anche questa volta il disco è interrotto dalla prima pausa, Intermission: The lamb knocks, brano molto dolce come in "Anorexia", solo che questa volte le vocals e la chitarra acustica sembrano andare e venire. Molteplici volte crederete che la traccia stia per finire, solo per poi scoprire che la musica sta tornando. E' l'ora del secondo animale, The pig, il maiale, brano schizofrenico che poi muta assumendo un ritmo inquietante e ripetitivo. Si arriva ancora una volta a The flies: arrivano le mosche e fanno le uova nella carne straziata di Nervosa; sound lento e inquietante, e pieno di suoni stranissimi. L'album riprende energia con The goat. Il diavolo è andato a far visita a Nervosa con voce angelica ma con l'aspetto di un capro. Il pezzo sembra il tipico inno giovanile in cui il gruppo dichiara che non c'è futuro. Vi chiederete cosa c’entri con la storia... basta leggerla! E' l'ora di The death. Nervosa ormai si comporta come un robot. Meccanicamente si alza e scava con le dita rotte, senza fermarsi e senza rendersi conto di cosa fa. Musicalmente è un industrial altamente ispirato ai NIN. E' The end a seguire. Tutto sembra finito quando all'improvviso una voce dice di voler aiutare Nervosa ad uscire dal fosso; brano al di sotto dei due minuti, con loop vari e suoni strani. Segue Intermission: The door is opened, interamente musicale con solo dei synth e un piano, in cui Nervosa accetta l'aiuto dello straniero. Ed eccoci alla fine della storia, The beginning, traccia melodica e lenta, sembra quasi un antico inno protestante, cantata con grande passione da Reese Roper, il vocalist del leggendario gruppo ska cristiano Five Iron Frenzy.

Un finale maestoso per un album maestoso. Un must-have per i fan dell'alternative, dell’industrial e del modern rock in generale. Un album epico che già solo al primo ascolto riecheggerà nella vostra testa richiedendo subito un secondo ascolto. Se siete amanti dei concept questo album fa per voi, dato che è uno dei concept più belli che abbia mai ascoltato. Non c'è altro da dire... anzi, un'ultima cosa. Se volete sapere come finisce (e chi è quello straniero), io non ve lo dirò, perché l'esperienza di questo album va vissuta in prima persona, con delle cuffie e una stanza buia illuminata da una sola luce. Ecco a voi signori e signore il mitico ritorno degli Showbread.

Christopher Warman

VOTO

93

 

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