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Prima del loro glorioso
debutto nella Solid State Records ("No Sir, Nihilism Is Not Practical")
e del loro criticatissimo ma pur sempre acclamato second album ("Age
Of Reptiles"), e lontano anni luce in bellezza e qualità dalla loro
terza fatica ("Anorexia Nervosa"), "Goodbye Is Forever"
introduce al mondo gli Showbread.
Onestamente più che album lo definirei demo, in quanto la qualità è
inascoltabile, e questo gruppo chiamato Showbread non è di certo
lo stesso che io ascolto giornalmente. Partendo dalla terribile
Despair has a name, fino alle ultime note della title-track,
"Goodbye Is Forever" vi farà venire un mal di testa enorme, e
perdere la voglia di ascoltare musica per tutto il resto del giorno. Gli
elementi che caratterizzano il gruppo sono quasi totalmente assenti:
niente synth, vocals paragonabili al graffiare di una lavagna, e
arrangiamenti scontatissimi. L’unica cosa che viene introdotta in questo
lavoro è l’urgenza immediata delle tracce, e i ritmi schizofrenici.
All’inizio non sapevo proprio come recensire questo album, perciò l’ho
ascoltato interamente (o almeno ci ho provato) molte volte cercando
qualcosa di buono da dire, ma non ho trovato nulla. Quest’album è
orrendo, e non lo consiglio a nessuno, nemmeno ai fan del gruppo.
Christopher Warman
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