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A poco più di un anno di
distanza da "The Fear Of God", tornano gli Showbread con
"Who Can Know It?", un album interamente finanziato dai fans e
distribuito gratuitamente tramite il sito della casa discografica
Come&Live! Il vocalist e frontman Josh "Dies" Porter aveva già
annunciato che questo album avrebbe segnato una drammatica transizione
stilistica per i nostri, ed infatti posso dire che sono rimasto
scioccato nell’ascoltare le prime note della opener.
A man with a hammer apre il disco in modo estremamente
calmo: cosa che differenzia enormemente questo disco dai lavori
precedenti, che hanno sempre aperto in modo brusco, esplosivo, e
scatenato. Musicalmente ci sono molti synth, e le chitarre sono meno
distorte, mentre le vocals sono molto piatte e monotone. L’unica cosa
che ricorda gli Showbread in questo pezzo sono i testi molto
oscuri come "A man at home with a hammer in hand is thinking about his
life / Deciding that it would be best to kill his children and his wife"
(Un uomo con un martello in mano sta pensando sulla sua vita / Decidendo
che sia meglio uccidere i suoi figli e sua moglie) o anche addirittura
"A man in desperation / A girl in his bed / She doesn't want to make
love / So she will get raped instead" (Un uomo disperato / Una ragazza
nel suo letto / Lei non vuole fare l’amore / Quindi verrà molestata),
però alla fin fine il gruppo chiede a Dio come può amare l’umanità in
tutto il suo peccato. Si passa ora a I never liked anyone and I'm
afraid of people, che movimenta un po’ l’andatura del disco.
Come sonorità ricorda un po’ "Age Of Reptiles", il loro secondo
disco nella Tooth & Nail, senza però gli scream. Questo, pur non essendo
il pezzo migliore dei nostri, è senza dubbio tra i migliori del platter.
Dear music è invece una ballad, incredibilmente monotona
negli arrangiamenti, ma con una melodia carina. Deliverance
invece è una canzoncina rock and roll dal testo, musica ed arrangiamento
sempliciotto che da un gruppo così non mi sarei mai aspettato.
Molto più interessante
risulta The prison comes undone, che contiene un po’ di
ambient, ma che viene rovinata appena Josh Dies inizia a cantare; non
voglio dire che non mi piace la voce di Josh: al contrario! l'adoro, ma
sembra che in questo album si sia deciso ad utilizzare una singola
ottava in ogni pezzo, il che è davvero deludente. La seguente
Hydra è un buon brano, che però somiglia troppo al precedente,
mentre Myth of a christian nation è il pezzo forte del
platter. Pur soffrendo dalla mancanza di varietà vocale ci ricorda le
origini raw rock dei nostri. E dopo un episodio del genere passiamo a
You’re like a taxi, nel quale il gruppo sperimenta un po’, e
all’orribile Time to go. Per qualche motivo recensori e
critici in altri siti e zine sono convinti che questo si tratti di uno
dei pezzi migliori mai realizzati dal gruppo...non li capisco affatto...Time
to go è un abominio! Una ballad lentissima, dalle vocals
monotone, senza basso, contenente una tastiera assordante dal suono
assolutamente orribile: a metà brano già non ce la faccio più a
sopportarla. Conclude il platter l'epica The heart is deceitful
above all things, dall’intro che ricorda un po’ il prog/pop anni
’80, a mo’ di Peter Gabriel o Phil Collins. Il pezzo poi
si evolve nel corso di 11 minuti, passando di fase in fase, però
fallendo nell’epicità, e risultando stancante.
Capisco cosa stava cercando di fare il gruppo. Questo avrebbe dovuto
essere IL DISCO! Capite? Il disco che avrebbe differenziato gli
Showbread dalla massa. Il disco che li avrebbe messi al top delle
classifiche di musica underground. Quindi questa gliela facciamo
passare: ogni gruppo passa un periodo di sperimentazione, che in alcuni
funziona, in altri, come gli Showbread, no. Basta che col
prossimo lavoro si ricordino del loro passato. Nel frattempo mi
riascolto il resto della discografia, dato che dubito che riascolterò
mai più questo lavoro.
Christopher Warman
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