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INTERVISTA
24/6/2009
 
 

 

SHOWBREAD
Who Can Know It?
alternative
2010 - Come&Live!
(USA)
www.myspace.com/showbread

 

A poco più di un anno di distanza da "The Fear Of God", tornano gli Showbread con "Who Can Know It?", un album interamente finanziato dai fans e distribuito gratuitamente tramite il sito della casa discografica Come&Live! Il vocalist e frontman Josh "Dies" Porter aveva già annunciato che questo album avrebbe segnato una drammatica transizione stilistica per i nostri, ed infatti posso dire che sono rimasto scioccato nell’ascoltare le prime note della opener.

A man with a hammer apre il disco in modo estremamente calmo: cosa che differenzia enormemente questo disco dai lavori precedenti, che hanno sempre aperto in modo brusco, esplosivo, e scatenato. Musicalmente ci sono molti synth, e le chitarre sono meno distorte, mentre le vocals sono molto piatte e monotone. L’unica cosa che ricorda gli Showbread in questo pezzo sono i testi molto oscuri come "A man at home with a hammer in hand is thinking about his life / Deciding that it would be best to kill his children and his wife" (Un uomo con un martello in mano sta pensando sulla sua vita / Decidendo che sia meglio uccidere i suoi figli e sua moglie) o anche addirittura "A man in desperation / A girl in his bed / She doesn't want to make love / So she will get raped instead" (Un uomo disperato / Una ragazza nel suo letto / Lei non vuole fare l’amore / Quindi verrà molestata), però alla fin fine il gruppo chiede a Dio come può amare l’umanità in tutto il suo peccato. Si passa ora a I never liked anyone and I'm afraid of people, che movimenta un po’ l’andatura del disco. Come sonorità ricorda un po’ "Age Of Reptiles", il loro secondo disco nella Tooth & Nail, senza però gli scream. Questo, pur non essendo il pezzo migliore dei nostri, è senza dubbio tra i migliori del platter. Dear music è invece una ballad, incredibilmente monotona negli arrangiamenti, ma con una melodia carina. Deliverance invece è una canzoncina rock and roll dal testo, musica ed arrangiamento sempliciotto che da un gruppo così non mi sarei mai aspettato.

Molto più interessante risulta The prison comes undone, che contiene un po’ di ambient, ma che viene rovinata appena Josh Dies inizia a cantare; non voglio dire che non mi piace la voce di Josh: al contrario! l'adoro, ma sembra che in questo album si sia deciso ad utilizzare una singola ottava in ogni pezzo, il che è davvero deludente. La seguente Hydra è un buon brano, che però somiglia troppo al precedente, mentre Myth of a christian nation è il pezzo forte del platter. Pur soffrendo dalla mancanza di varietà vocale ci ricorda le origini raw rock dei nostri. E dopo un episodio del genere passiamo a You’re like a taxi, nel quale il gruppo sperimenta un po’, e all’orribile Time to go. Per qualche motivo recensori e critici in altri siti e zine sono convinti che questo si tratti di uno dei pezzi migliori mai realizzati dal gruppo...non li capisco affatto...Time to go è un abominio! Una ballad lentissima, dalle vocals monotone, senza basso, contenente una tastiera assordante dal suono assolutamente orribile: a metà brano già non ce la faccio più a sopportarla. Conclude il platter l'epica The heart is deceitful above all things, dall’intro che ricorda un po’ il prog/pop anni ’80, a mo’ di Peter Gabriel o Phil Collins. Il pezzo poi si evolve nel corso di 11 minuti, passando di fase in fase, però fallendo nell’epicità, e risultando stancante.

Capisco cosa stava cercando di fare il gruppo. Questo avrebbe dovuto essere IL DISCO! Capite? Il disco che avrebbe differenziato gli Showbread dalla massa. Il disco che li avrebbe messi al top delle classifiche di musica underground. Quindi questa gliela facciamo passare: ogni gruppo passa un periodo di sperimentazione, che in alcuni funziona, in altri, come gli Showbread, no. Basta che col prossimo lavoro si ricordino del loro passato. Nel frattempo mi riascolto il resto della discografia, dato che dubito che riascolterò mai più questo lavoro.

Christopher Warman

VOTO

54

 

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