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Exodus

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Through The Storm
 
INTERVISTA
11/04/2014
 
 

 

SIGNUM REGIS
Chapter IV: The Reckoning
power
2015 - Ulterium Records
(Slovacchia)
www.signum-regis.com

 
Sono passati solo alcuni mesi dall'uscita dell'Ep "Through the Storm" e i Signum Regis tornano in pista con questo "Chapter IV: The Reckoning", dimostrandosi indubbiamente una delle band più prolifiche della scena white metal attuale. La line-up, ormai stabilizzata con Mayo Petranin alla voce è la stessa dell'Ep, ciò conferma il tipo di sound intrapreso in quell'ultimo episodio discografico dalle tinte leggermente più epic.

"Chapter IV: The Reckoning" è un disco prettamente monocromatico, costruito sugli stilemi standard di quel power metal di radice nord-europea che i nostri suonano ormai da tanti anni; pochi gli elementi di innovazione del sound, tra questi probabilmente la tendenza a far risaltare un po' più l'aspetto epico dei ritornelli con cori più diretti, grossi e "folkeggianti". Il sound è aguzzo e tagliente, chitarre appuntite e master prepotente (ancora una volta abbiamo il bassista Ronnie König a occuparsi del mixaggio, mentre invece il mastering è stato fatto da Jens Bogren dei Fascination Street Studios).

La opener Lost and found è anche il brano che ha introdotto il disco sul web, scelta sicuramente azzeccata in quanto il risultato è un'ottima cavalcata power metal dalle ottime melodie, malinconica e fiera allo stesso tempo. Un buon risultato si ha anche nella successiva The secret of the sea, brano più introspettivo ispirato alle opere di Henry Wadsworth Longfellow. The voice in the wilderness è invece un brano di minore piglio, si narra in questo caso di Giovanni Battista. Con Prophet of doom si rialza il livello compositivo, il punto di forza di questo brano è il ritornello epico abbellito da strings pomposamente efficaci, come atmosfera ricorda molto la All over the world dei dischi passati; da considerare anche l'ottimo preludio all'assolo, parte inserita decisamente con gusto nell'insieme. Si cala nuovamente con The magi, altro episodio emotivamente povero, bella la citazione di Bach a metà canzone, ma l'avevamo già sentita in Neverland  (a parere di chi scrive una delle vette compositive della storia della band). Quitters never win e Tempter of evil sono altri due episodi molto interessanti, il primo è una spowerata abbastanza classica ma in grado di gasare con gusto l'ascoltatore, il secondo è un brano dal taglio più heavy ma addolcito dal sapore epic dei refrain; in questi ultimi fa un po' capolino il fantasma dei Vindex (per chi non lo sapesse è la band dalle cui ceneri sono nati i Signum Regis). Senza farlo apposta la successiva When freedom fails è una riproposizione, ma con stravolgimenti abbastanza sostanziali, di Nevermore dei Vindex. Sinceramente ho preferito più la vecchia versione della canzone, la quale presentava parti melodiche molto accattivanti che in questo nuovo caso sono state sostituite da sezioni ex-novo; però bello il ritornello Helloweeniano. I brani in chiusura The kingdom of heaven e Bells are tolling rappresentano le vette del disco, in quanto sono forse quelli con più personalità. La prima è un heavy metal dal sapore ottantiano, con inserti di organo spettrale a conferire un alone ancestrale all'atmosfera del pezzo, il ritornello sembra uno di quelli da cantare a scuarciagola durante un ipotetico "viaggio in mare per andare a conquistare le terre del nord"; efficace. L'ultima è la ballad toccante, costruita intorno al testo dell'Ecclesiaste, il connubio lyrics-musica è ottimo e l'atmosfera che si va a creare è quella riflessivo-intimistica più adatta a chiudere un disco. Nei suoi sette minuti il pezzo inizia con un pianoforte suonato dal guest Maestro Mistheria e, grazie anche all'abbellimento di chitarre classiche si crea un tappeto sonoro su cui Mayo Petranin dimostra di avere delle ottime doti con la sua voce calda e roca; l'ingresso degli strumenti metal è ottimo e i solos di Filip sono molto ispirati nella chiusura del brano.

"Chapter IV: The Reckoning" è sicuramente un buon disco che ci conferma una band in forma dal punto di vista esecutivo, da un lato però non aggiunge niente di particolarmente nuovo a quello che avevamo ascoltato finora, forse una produzione così a ridosso di quella scorsa non ha dato il tempo di maturare idee più particolari e originali. Adesso è il momento di alzare un po' il tiro e trovare un insieme di elementi che contraddistinguano la band e le diano un timbro più "personale". Sicuramente la scelta di puntare molto più sui cori ha valorizzato buona parte degli episodi, ma probabilmente una semplificazione delle parti strumentali o un loro migliore adattamento al contesto servirebbero per migliorare il loro scorrimento, soprattutto la ricerca di soluzioni più taglienti e dirette. Ci aspettiamo quindi il salto di qualità e la personalizzazione del sound di una band con una nutrita discografia alle spalle.
 
Tracklist:
1. Lost and found (03:35)
2. The secret of the sea (04:09)
3. The voice in the wilderness (04:56)
4. Prophet of doom (05:03)
5. The magi (04:46)
6. Quitters never win (05:18)
7. Tempter of evil (04:13)
8. When freedom fails (05:54)
9. The kingdom of heaven (04:43)
10. Bells are tolling (07:14)


 Francesco Romeggini

VOTO

75


 


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