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SIGNUM REGIS
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SIGNUM REGIS
Chapter IV: The Reckoning
 
INTERVISTA
11/04/2014
 
 

 

SIGNUM REGIS
Signum Regis
power
2008 - Avalom
(Slovacchia)
www.signum-regis.com

 

I Signum Regis nascono nel 2007 come progetto parallelo dei Vindex, nota band slovacca all'attivo dal 2000 con ben due release a fare da curriculum (sarebbe arrivato un terzo disco più avanti nel 2010). Il 2008 è l'anno di questo omonimo debutto, la formazione è quasi identica a quella dell'altra band, ma con una sostanziale modifica: nei Vindex il compito di tenere il microfono era assegnato a Luděk Struhař, nei Signum Regis quest'ultimo cambia ruolo e si mette alla batteria al posto di Jaro Jančula (che come sappiamo rientrerà più avanti nella band). Abbiamo così l'ingresso come singer di Göran Edman; una modifica che, spiegheremo più avanti, differenzierà in manierà sostanziale il sound delle due band. Il resto della formazione prevede quindi il bassista Ronnie König, da sempre la mente ispiratrice di entrambe le band; il chitarrista Filip Koluš, musicista dall'altissimo bagaglio tecnico e preciso come pochi sia in studio che live; l'altro axemen Ado Kaláber e il tastierista Jano Tupy.

Il sound proposto è un power metal abbastanza standard, con richiami hard'n'heavy e neoclassical. Il cantato di Edman diverge da quello di Struhař in quanto più pulito e tecnico; se nei Vindex l'effetto creatosi era più heavy old school, nei Signum Regis le linee vocali puntano più sulla melodia e conferiscono un tono più maturo ai brani. Edman è sicuramente un cantante di alto livello e vanta ad oggi un vastissimo curriculum discografico, la sua prestazione sul disco è ottima; sulle parti più alte ricorda talvolta un po' James Labrie, sentire a questo proposito il ritornello di Fields of stars e alcune parti nelle strofe di The endless road. Sul piano strumentale abbiamo un ottimo Filip Koluš in fase solista, il suo alto bagaglio tecnico non rimane nascosto ma non risulta neppure invadente, i solos di stampo neoclassico trovano un ottimo spazio all'interno dei brani e non risultano mai eccessi malmsteeniani; d'altro canto il suo riffing insieme a Kaláber riesce a suonare melodicamente diretto ma allo stesso tempo elaborato e mai banale. Molto buono anche il lavoro di König, come sempre molto tecnico e preciso, a lui il compito di partorire le idee musicali e di definire anche il sound dei brani in fase di mixaggio. Struhař dimostra di cavarsela molto bene anche dietro le pelli; stesso discorso per Tupy alle tastiere, il suo lavoro impreziosisce l'assetto melodico dei brani e risulta fondamentale laddove le atmosfere diventano più sentimentali, vedi la ballad For ever and day e Passionate love, non mancano d'altronde i suoi momenti di dialogo virtuoso con le chitarre in fase solista.

Nell'insieme i brani hanno un taglio abbastanza fresco e genuino pur con i loro alti e bassi, tra le vette del disco abbiamo in primo luogo Neverland, brano hard rock diretto e serrato con ritornello e parti strumentali catchy, probabilmente il migliore del disco. Seguono Fields of stars; Bright days of glory; la strumentale Mountains haze, costruita per intero sulle due chitarre armonizzate; la bonus track The endless road, heavy metal abbastanza standard e la teutonica The ten thousand. Tutti spunti buoni che vanno a controbilanciare episodi un po' meno convincenti come The rain o Follow the light.

Un debutto che ha messo in luce una band già affiatata e con buone idee, le seguenti fatiche discografiche confermeranno (qualcuna più qualcuna meno) le ottime qualità presentate in questo disco.
 

Tracklist:
1. Fields of stars (05:54)
2. All over the world (05:15)
3. Neverland (04:07)
4. For ever and a day (04:06)
5. Bright days of glory (05:20)
6. The rain (03:51)
7. Passionate love (03:27)
8. The endless road (04:19)
9. Mountain haze (03:27)
10. Folllow the light  (05:14)
11. The ten thousand (04:58)
12. Sirens roar (05:01)


 Francesco Romeggini

VOTO

78


 


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