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SINAI BEACH
When Breath Escapes
 
 

 

SINAI BEACH
Immersed
metalcore
2008 - Facedown Records
(USA)
www.myspace.com/sinaibeach

 

La presentazione ai metal(core) head con l'Ep "Wolves In Sheeps Clothing", poi il full "When Breath Escapes", e nel 2005 i californiani Sinai Beach rilasciano quello che sarà il loro canto del cigno, "Immersed", a suggello di una carriera troppo breve ma che ha lasciato una scia ben visibile nel firmamento metalcore-thrash. Il violento sound ricorda la svolta metalcore dei Living Sacrifice, l'esecuzione è perfetta tanto quanto la produzione, incluso il cover art, affidato al celeberrimo Travis Smith (Opeth, Novembre, Death, Anathema, Testament, Katatonia, Nevermore, Suffocation, Iced Earth, solo per fare qualche nome). La professionalità e la ricerca quasi pedante della perfezione estetica erano assurti a cavallo di battaglia per il quintetto californiano.

Fluttuazioni industriali, slow breakdown con backing elettronico visionario: opener "cum laude" è Apocalypse, preludio al grido ringhiato di Obedience through desecration, prepotente metalcore innestato di grezzi cori e riff thrash-oriented. Evoluzione verso il thrash-core in nuce dunque, che germoglia nel riffing stile Living Sacrifice di The God I would be (So thank God that I am not God / And praise Him for being nothing like me. / I would have forsaken man. / So praise Him for being nothing like me. / For those who ask, / He gives His grace kindly. / His forgiveness is beyond me. / I would have let this world burn.  And even to the most perverted man, / And even to the most wretched man, / His glory and mercy is given), la cui rabbia intrinseca si ingentilisce solo nell'atmosferico angolo post-hardcore che appare e scompare per lasciare l'auditorium a un pestato breakdown, tra grida e declamati clean. Spesso la perla del platter è posta come quarto episodio in scaletta, "Immersed" si adegua al trend proponendo la devastante Necessary bloodshed, single video fatto di ritmi serratissimi, growlati ringhiati e baritoni, stacco sludge ed un'esondazione di riff thrash: meravigliosa traccia che sarà la prima che andrete a riascoltare skippando, una volta terminato il Cd. A seguire i nostri pongono una composizione estremamente ricca a livello scritturale, To the church, carica di elettronica, seguita da Return to dust, in cui tutte le orpellosità vengono accantonate con un brutale ritorno della trivialità, tra chitarre malmenate e casse divelte: l'unico segno di umanità è un trascinante quanto breve coro melodico, melodie rudi che ovviamente nulla hanno a che spartire con le derive emo dei nostri giorni.

Ritmica ondeggiante e slow massivo per His chosen fate, con registro vocale alla Metallica, The stagnate è thrascore growlato ringhiato a tasso testosteronico esacerbato, tra rallentamenti e chitarre cariche di pathos. Industrial atmosferico per il minuto di Distressor, poi giù a clavare pelli e piatti con l'eruttivo metalcore di The serpent's letter, e a macinare di doppia cassa con Hellblaze. A concludere questo album-gioiello i 5:20 di Ignoring the conditional response, episodio però pleonastico, sicuramente omettibile, che va a gettare una piccola ombra su un lavoro fantastico, il quale iscrive di diritto i Sinai Beach tra i grandi di sempre della vasta scena metalcore cristiana.

Vaake

VOTO

85

 

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