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"Comatose" è il settimo album della prolifica band di Memphis, che
sorprende ogni volta miscelando più generi all’interno dello stesso
disco. In questo full-length vi un perfetto equilibrio tra il classico
alternative e il metal sinfonico, con tutte le relative orchestrazioni.
Rebirthing, la prima traccia, dimostra proprio quello che
ho appena descritto: tra i corposi riff di chitarra si inseriscono
morbide le note degli archi. Ottima struttura compositiva, condita da un
buon assolo di chitarra nel finale, e questa è una novità. In
"Comatose" ci saranno altri assoli come quelli che si possono
ascoltare tranquillamente in gruppi che suonano un metal classico e non
alternative. Si prosegue poi con The last night, un
continuo alternarsi di mood, prima decadenti grazie agli arpeggi di
pianoforte e poi decisamente più solari nel refrain. Spazio anche per
una luminosissima ballad in acustico con la terza traccia Yours to
hold.
Si cambia totalmente genere con Better than drugs,
qui scompaiono le orchestrazioni, a scapito di riff punk oriented
(succede lo stesso in Those night, settima traccia), per
arrivare poi ad un classico solo hard’n’heavy.
Belle
le lyrics del refrain: "You're better than drugs / Your love is like
wine / Feel you comin' on so fast / Feel you comin' to get me high /
You're better than drugs / Addicted for life / Feel you comin' on so
fast / Feel you comin' on to get me high".
La title-track,
Comatose, presenta grazie alle melodie sinfoniche qualche
sonorità gothic, ma si tratta per lo più di un pezzo puramente
alternative molto orecchiabile; ma niente in confronto con The
older I get e Say goodbye, che di metal non hanno
praticamente nulla, classici pezzi commerciali tendenti all’emo. Si
possono poi ascoltare ancora riff decadenti in Falling inside the
black e Whispers in the dark, quest’ultimo uno
degli episodi più belli dell’album.
Piuttosto deludente il brano di conclusione, Looking
for angels, a mio parere troppo elettronico, scialbo… e rap
(ahimè!). Nel complesso, come al solito c’è da ammirare la fantasia
compositiva della band, ma nonostante ciò manca un po’ di originalità e
soprattutto non ci sono molti miglioramenti rispetto ai precedenti. Un
disco piacevole da ascoltare, ma di certo non grida al miracolo.
Daniele Fuligno |