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SKILLET
Invincible
industrial
2000 - Ardent Records
(USA)
www.myspace.com/skilletmusic

 

Due anni dopo il poco riuscito "Hey You, I Love Your Soul", album che ha segnato il cambio di stile del gruppo dal grunge in stile Nirvana ad un alternative infestato da sonorità elettroniche ed industrial, gli Skillet tornano sulla scena con il loro terzo lavoro, "Invincible". Da trio, il gruppo sostituisce il chitarrista ed aggiunge alle tastiere Korey Cooper, moglie del vocalist/bassista, arrivando a quota quattro; e di sicuro questo cambiamento è stato per il meglio. Anche se il sound dell'album è molto simile a quello del precedente, questo è realizzato in modo migliore, con dei bei arrangiamenti e songwriting.

Apre il disco con synth e ritmi trascinanti la bella Best kept secret. Da notare subito l’enorme maturazione del gruppo: sembra che qualcuno abbia preso una qualsiasi traccia dal disco precedente e l’abbia spolverata. Introduzione davvero soddisfacente. Segue silenziosamente quella che è, secondo me, la migliore traccia di tutto il platter: You take my rights away. Molto maggiore uso di synth in questo pezzo, ma mai eccessivo, creando un'atmosfera che sa leggermente di pop, ma che poi alla fine non lo è per niente. Segue la title-track, anch’essa davvero molto bella, più industrial e oscura delle precedenti. Purtroppo però quest’atmosfera viene distrutta dalla seguente Rest, la prima ballad del disco; non ho nulla contro le ballad, ma devo dire che questa è davvero bruttina e sopratutto poco c’entra con il resto del platter. Con Come on to the future si torna ai pezzi energetici, ma il brano è leggermente sottotono, e per qualche motivo mi ricorda un po’ i The Ark (gruppo che disprezzo). La seguente You’re powerful invece maggiormente "pesante", con un sound simile a quello di Manson. Carina la successiva I trust You, melodica, con un ottimo lavoro di loops di batterie, ed altamente orecchiabile. Each other è la seconda ballad del platter, decisamente più convincente di Rest, con una bella melodia ed un bel testo. Ottima la seguente The fire breathes, che imposta la scia dei brani che comporranno l’album futuro, "Alien Youth", con chitarre leggermente più distorte, e vocals basse e rauche. Purtroppo dopo quest’ottimo brano si passa a Shout it loud, powerpop per le feste di compleanno dei bimbi. Mai mi sono trovato così vicino al bocciare un intero disco per un solo brano, ma fortunatamente poi è arrivata The One, la terza ballad, che mi ha leggermente calmato. Questo pezzo è abbastanza buono, pur se risulta tanto scontato da riuscire a stufarvi quasi subito. Per concludere in bellezza troviamo la scoppiettante In my brain, uno degli episodi migliori del lavoro, che contiene anche Angels fall down, una traccia nascosta, altra ballad, molto superiore a tutte le precedenti. Mi vengono i brividi quando l’ascolto.

Anche se questo terzo Cd degli Skillet è decisamente superiore al precedente, di sicuro non fa gridare al miracolo. Se non per qualche pezzo che è decisamente ottimo, il resto dell’album è scontato e quasi bambinesco. Preferirei tagliarmi le vene (si fa per dire) prima di consigliare quest’album ad un metallaro o a qualche appassionato di industrial. Però lo consiglio ai fan del gruppo per non perdersi chicche come Best kept secret, You take my rights away e la bellissima Angels fall down.

Christopher Warman

VOTO

64

 

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