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Due anni dopo il poco riuscito "Hey You, I
Love Your Soul", album che ha segnato il cambio di stile del gruppo
dal grunge in stile Nirvana ad un alternative infestato da
sonorità elettroniche ed industrial, gli Skillet tornano sulla
scena con il loro terzo lavoro, "Invincible". Da trio, il gruppo
sostituisce il chitarrista ed aggiunge alle tastiere Korey Cooper,
moglie del vocalist/bassista, arrivando a quota quattro; e di sicuro
questo cambiamento è stato per il meglio. Anche se il sound dell'album è
molto simile a quello del precedente, questo è realizzato in modo
migliore, con dei bei arrangiamenti e songwriting.
Apre il disco con synth e ritmi trascinanti la
bella Best kept secret. Da notare subito l’enorme
maturazione del gruppo: sembra che qualcuno abbia preso una qualsiasi
traccia dal disco precedente e l’abbia spolverata. Introduzione davvero
soddisfacente. Segue silenziosamente quella che è, secondo me, la
migliore traccia di tutto il platter: You take my rights away.
Molto maggiore uso di synth in questo pezzo, ma mai eccessivo, creando
un'atmosfera che sa leggermente di pop, ma che poi alla fine non lo è
per niente. Segue la title-track, anch’essa davvero molto bella, più
industrial e oscura delle precedenti. Purtroppo però quest’atmosfera
viene distrutta dalla seguente Rest, la prima ballad del
disco; non ho nulla contro le ballad, ma devo dire che questa è davvero
bruttina e sopratutto poco c’entra con il resto del platter. Con
Come on to the future si torna ai pezzi energetici, ma il brano
è leggermente sottotono, e per qualche motivo mi ricorda un po’ i The
Ark (gruppo che disprezzo). La seguente You’re powerful
invece maggiormente "pesante", con un sound simile a quello di Manson.
Carina la successiva I trust You, melodica, con un ottimo
lavoro di loops di batterie, ed altamente orecchiabile. Each other
è la seconda ballad del platter, decisamente più convincente di
Rest, con una bella melodia ed un bel testo. Ottima la seguente
The fire breathes, che imposta la scia dei brani che
comporranno l’album futuro, "Alien Youth", con chitarre
leggermente più distorte, e vocals basse e rauche. Purtroppo dopo
quest’ottimo brano si passa a Shout it loud, powerpop per
le feste di compleanno dei bimbi. Mai mi sono trovato così vicino al
bocciare un intero disco per un solo brano, ma fortunatamente poi è
arrivata The One, la terza ballad, che mi ha leggermente
calmato. Questo pezzo è abbastanza buono, pur se risulta tanto scontato
da riuscire a stufarvi quasi subito. Per concludere in bellezza troviamo
la scoppiettante In my brain, uno degli episodi migliori
del lavoro, che contiene anche Angels fall down, una
traccia nascosta, altra ballad, molto superiore a tutte le precedenti.
Mi vengono i brividi quando l’ascolto.
Anche se questo terzo Cd degli Skillet è
decisamente superiore al precedente, di sicuro non fa gridare al
miracolo. Se non per qualche pezzo che è decisamente ottimo, il resto
dell’album è scontato e quasi bambinesco. Preferirei tagliarmi le vene
(si fa per dire) prima di consigliare quest’album ad un metallaro o a
qualche appassionato di industrial. Però lo consiglio ai fan del gruppo
per non perdersi chicche come Best kept secret, You
take my rights away e la bellissima Angels fall down.
Christopher Warman
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