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Tre release nei due fertilissimi anni 2001 e 2002,
poi per i deathster amazzonici Skymetal una lunga pausa
protrattasi per un lustro. L'album della riemersione dal perpetrato
silenzio ha un ché di meno professionale rispetto al passato, fatto
dovuto per lo più ad una produzione di inferiore professionalità, in
primis per quanto concerne la registrazione della sezione
percussionistica. Al primo impatto la cosa tende a far storcere il naso,
ma con l'andare degli ascolti ci si fa l'orecchio e così il disco play
dopo play può mostrarsi per quello che è, ovvero un apprezzabile lavoro
di death thrashy, compatto e ben strutturato.
Il quartetto mette da parte i convenevoli e parte
seminale, così senza alcun intro in Aflições si bastona di
death dal growl borbottante; la composizione risulta tuttavia poco
incisiva e dallo sviluppo macchinoso. La ritmica si fa più spinta nella
successiva title-track, in cui aumenta la presenza tecnica e si innesta
qualche accennata venatura punk. Con Justiça il disco
inizia finalmente a prendere una chiara fisionomia e a convincere:
notevole il riff portante, brano prepotente dall'attitudine "in your
face", al quale segue Julgamento, con cui l'intelaiatura
ritmica assume intense connotazioni tecnicistiche. Massiccia e dalle
partiture più dosate, benché dinamitarde, è Desespero, il
cui epilogo è "rullante", di contro ad un'apertura sincopata che lascerà
presto il campo ad un martello pneumatico fatto di riff killer e clavate
primigenie sulle pelli e sui piatti. Nella settima Sacerdotes do
inferno a menare le danze sono le evoluzioni della lead guitar;
ci si rifugia un attimo nel doom per poi tornare al trotto tellurico, in
un brano che ricorda molto i Mortification, tanto quanto la
closing song in mid-tempo Caminhos de perdição. Come
spartiacque tra le due troviamo Destruição e
Poderoso, entrambe veloci e drumming-oriented, soprattutto
l'eclettica seconda, che presenta un vero e proprio drum-solo oltre che
loop di matrice death'n'roll, tessiture ritmiche di chitarra solista e
rallentamenti pachidermici.
Graditissimo ritorno questo degli Skymetal,
e con un più che discreto album il quale soffre però la piaga che
affligge gran parte delle band sudamericane, ovvero l'impossibilità di
poter disporre "a prescindere", di mezzi tecnici che possano assicurare
una produzione che valorizzi sempre in modo adeguato il proprio plasmato
artistico.
Vaake
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