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Gli Slechtvalk
sono olandesi, debuttano sotto forma di one man band (l'allora solo
ventenne Shamgar, - tutt'ora leader, songwriter, voce e chitarra -
ma con la presenza di diversi guest) nel 2000 col sorprendente "Falconry";
la line-up si amplia fino ad arrivare ai sei membri (più un'altra,
Meallá, che fa da "The Dancer" con spade e pugnali durante i live)
di "The
War That Plagues The Lands".
Dopo lo split coi Kekal ("Chaos & Warfare") del 2002
nel quale recitano la parte del leone, se ne escono con l'osannato
citato "The War That Plagues The Lands", un lavoro di black
melodico dalle molte tinte dark, dettate tra l'altro dalla
incessante presenza dei gorgheggi e vocalizzi di una soprano. A tre anni di distanza
da quella pietra miliare eccoli riuscire finalmente con
questo "At The Dawn Of War", album molto atteso che
fortunatamente non delude proprio alcuna aspettativa. Subito si nota
una grande novità che per chi conosceva a fondo la band non avrà
sorpreso più di tanto: il look è diventato puro folk style e gli
epici testi trattano della guerra (intesa anche metaforicamente) per "The King", il Yeshua
- Gesù in
aramaico - dei Thanks del booklet; e folkeggiante si è fatto anche il sound
dove acquistano spazio maggiore momenti epicicori e cantati solenni-baritoni, il tutto
- va detto - a
scapito della soprano, che ha un ruolo assai meno centrale, e delle
atmosfere dark. Questo insomma sarebbe un pur disco di "viking
metal", ma ovvio che parlare di viking cristiano è un ossimoro
insolubile almeno quanto parlare di black cristiano, per cui questo
è e resta un disco unblack con massicce influenze folk ed epiche, e
non può essere definito diversamente a rigor di logica.
Musicalmente parlando invece, "At The Dawn Of War"
non lascia adito ad alcun dubbio, si tratta oggettivamente di un
capolavoro, oltretutto prodotto in modo superlativo. Apre la purissima folk ambient strumentale
From out of the mist we came forth,
che vuol dunque subito mettere in chiaro
l'evoluzione della band, e se questo non bastasse per essere proprio
espliciti la successiva
Call to arms ha nell'intro una cavalcata, nitriti e
lirica femminile!, per poi distendersi nel black melodico e
tiratissimo, con baritono e female vocal spesso presenti, per oltre
otto minuti. Nessun intiepedimento qualitativo vi è con Mortal
serenity, aggressivissima ed epica, edulcorata da passaggi
più posati, chiude con atmosfere sovraccariche di pathos. Un poco
anonima risulta invece
On the eve of battle. Ecco, da qui in poi l'album diventa
davvero impressionante! Dalle incredibili melodie chitarristiche e
tastieristiche di Besieged, alla lenta (quasi doom),
sofferta, dalle esaltanti coralità epiche, ed emozionale The
spoils of treason si giunge al furibondo singolo apripista,
Thunder of war, black tecnico e tirato in iper-tempo
all'umanamente possibile, dai vocals dai timbri bassi, magniloquenti
e adrenalinici, e dalle accelerazioni ed esplosioni strumentali
conturbanti. Altrettanto strepitosa ma più votata alla ricerca
dell'atmosfera e alla manipolazione forzata degli stati d'animo è la
superba
Black raven death.
Una piccolissima flessione forse la si ha con Desertion,
violenta ma fin troppo complessa e poco d'impatto; non ci importa
però dato che subito dopo c'è l'immensa Under a moonlit sky,
epica e malinconica in cui stordente è l'intreccio in cui coro
baritono, voce femminile e scream vanno a creare sensazioni di una
bellezza commovente. Chiude la bonus
Cries of the haunted; aggiunta superflua? No no, una
delle migliori tracce del lotto! Produzione perfetta,
esecuzione perfetta, artwork all'altezza di tutto il resto. Se amate
il genere è cosa certa: non c'è alcuna possibilità non restiate a
bocca aperta.
Vaake
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94
"Upon The Fields Of Battle"
Come
se tutto ciò non bastasse per la limited edition in digipack c'è anche il professionalissimo Dvd
"Upon The Fields Of Battle", davvero
una sorpresa: potete comprarlo anche separatamente. "Upon The Fields Of
Battle" oltre a contenere
l'ottimo montaggio del lungo ed interessante
Behind the scenes, un bel video di Thunder of war
nonchè la Photo Gallery, propone per intero un clamoroso concerto
tenutosi in Olanda, piuttosto affollato, dalla sorprendente
produzione e dagli apprezzabili suoni e riprese (anche se volendo
proprio essere pignoli va detto che il mixaggio penalizza un po' il risultato
complessivo a causa di un non perfetto
bilanciamento dei suoni); caratteristiche che non posso non definire inattese
per un Dvd di una band così di nicchia e quindi con pochi euro
investibili, ma sembra evidente come la loro label compatriota abbia
deciso di puntare forte su questo gruppo. Come se la cavano dunque i
nostri in tal live che ripropone tutto "The War That Plagues
The Lands" oltre che un paio di tracce del nuovo lavoro?
Diciamo che, supportati da una coreografia curatissima e da un
pubblico a dir poco eccitato, danno decisamente
spettacolo!
Voto: 88
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