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Non aveva neanche vent'anni Shamgar quando sull'esempio di Horde,
Antestor, Vaakevandring e di allora pochissime altre band decise di
utilizzare le sue notevoli conoscenze musicali per mettere in piedi
un progetto da one man band legato a quella "strana" creatura che
sempre più iniziava a prendere forma, il black metal cristiano, la
più estrema espressione sonora di quella che è una scelta morale e
metafisica già di per sé estrema, il Cristianesimo. Il progetto in
questione venne chiamato Slechtvalk e nel tempo crebbe a dismisura
arrivando ad includere ben sette membri e riuscendo ad dar vita ad
un combo ora altamente professionale, autore recentemente di un autentico
capolavoro quale "At The Dawn Of War", nonché del più bel Dvd white
finora creato
in ambito estremo - ma non necessariamente solo estremo - col sorprendente
"Upon The Fields Of Battle".
Ne è passata eccome dunque di acqua sotto i
ponti, ma non crediate che questo debut sia un album acerbo,
immaturo, da considerare non più di tanto ora, che sfigura se
rapportato agli altri: macché, "Falconry" è grandioso! Un filo di sofferta malinconia pervade tutti i 44
minuti che presentano episodi letteralmente entusiasmanti. Il black
melodico mai è ripetitivo e spesso azzecca melodie ultra
accattivanti, le tastiere generano emozioni e l'esecuzione
strumentale è pulitissima: ma forse a volte lo è troppo, e ci si
accorge infatti ben presto del tallone di Achille del lavoro: l'uso
a tratti esagerato della drum machine che crea ritmiche di una
mitragliante ma soffice e pulita rapidità, che di umano ha ben poco, ascoltare per credere. Per il resto tutto è egregiamente ben fatto, dalle
tastiere dark e sinfoniche all'abrasivo screaming, dai passaggi più
oscuri al lavoro chitarristico, dalla buonissima produzione alla
generale varietà del songwriting.
Cries of the haunted è l'opener. Inizialmente dark sinfonica tastieristica
vi subentra una possente strumentazione che si evolve in
un black melodico dalle inverosimili punte di velocità di doppia cassa,
che comunque si prende delle pause per far maggiormente risaltare le
eccellenti melodie nostalgiche: pausa atmosferica e proclami in clean, che torneranno all'interno della song, ed ecco riesplodere
furiosamente il black melodico, per chiudere sfumando con le
tastiere a farla da padrona. Segue T.M.B.W.G.M.N.L.
(?!), introdotta da
tastiere leggermente più inquietanti e lunghe distorsioni, ha
diversi cambi di intensità ma si mantiene sostanzialmente soft per
tutta la sua durata, in cui fa comparsa anche un coro solenne in
clean: comunque l'episodio meno riuscito di "Falconry".
Attacca furiosa invece la bella In hell I burn, dal sound a tratti
possente ad altri tecnico e veloce, con pause atmosferiche,
viscerali grida evocative ("Loorrrd!!") e black melodico
toccante. Straordinariamente sopra le righe è l'intensità emotiva
che riesce a generare la traccia che viene di seguito, My
bleeding heart, dark solare, dai passaggi più oscuri, dalle
sublimi melodie che inevitabilmente violentano qualsiasi cuore lo
consenta. To praise the unpraised parte intensa ma poi si fa
di nuovo melodic black oriented con la sapiente tastiera che
implementa magistralmente il pathos; contiene inoltre uno stacco
"impossibile" di doppia cassa (ossia di programmazione di drum
machine). L'indice emozionale va fuori scala con la favolosa
The satanic forest, ove la luminosa malinconia trae linfa
vitale e forza delle tastiere sinfoniche e da un temporale di
sottofondo che risulta un effetto indovinatissimo. Black più aspro e
tetro si alterna più e più volte a quello solare nostalgico tipico
dell'album in Consumed by flames, di quasi ben sette
minuti di durata. My eternal beloved si presenta
all'insegna delle distorsioni, chitarristiche e vocali nel growl che
affianca lo screaming, ed è la traccia più tesa verso il doom
dell'intera release. La nona e finale De verdrongen tekenen
è lenta, solenne, proclamante, ma anche tirata, epic-oriented in
alcuni riff e sinfonicheggiante nelle keys: degna chiusura!
Ricapitolando: one man band, neanche vent'anni
e questo disco?! Complimentoni d'obbligo e tutto il rispetto possibile dunque per
questo fantastico ragazzo olandese, l'eccezionale evoluzione della
band ciò premesso era quasi scontata.
Vaake |