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"Caverns Of Grief" costituisce il debut ma
anche finora l'unico full-length per questa unblack band panamense che
ci ha comunque già donato due pepite di caratura. L'Ep
"Funeral Oath", che seguirà ben presto, sarà infatti altro buonissimo
lavoro, più o meno sul livello di questo album di 44 minuti di raw black
metal, anche se non tutto marcio in quanto aperto a diverse melodie e
inattese sorprese. La produzione malvagia non è, anche se non
valorizza appieno la potenza di fuoco del testosteronico ensemble
centroamericano: vario il songwriting, notevole la tecnica
percussionistica di Felipe Diez III degli Encryptor, interessanti le
sovraincisioni di screaming, anche se è proprio il timbro vocale, opera dello stesso Felipe, a destare qualche dubbio: senza infamia né lode. Le lyrics tendenzialmente
introspettive e ricche di immagini vertono intorno al peccato, alla
perdizione, all'anti-Satana e alla gloria di Dio, ma si occupano anche
del dramma interiore e più in generale del dramma totale che ha per
teatro il pianeta Terra: "Uncharted lands beyond me, and climates of the
past / Differing in contents, where God's creation lasts / Everywhere in
cities and towns beneath the sky / Evil men are living and worshipping
their lies / Stirring, oppression, destruction of our homes / Breeding
those who engage in war with fathers of their own / Ascending to power
to torment those below / These evil men obey their flesh".
Ritmica furiosa e stentorea seppur ronzante
nell'attacco dell'opener Breed the tyrants che propone anche inserti sintetici, partiture black melodiche, altre
grezze oscure, black'n'roll e persino accenni viking. Non manca l'assolo
né tantomeno micidiali stacchi percussionistici, oltre che un
adagiamento doom. La traccia colpisce per varietà, oltretutto ben
amalgamata. Oscura e carica di pathos, con coretto etereo e aggressioni
old-school è Nocturnal apparition in cui compaiono anche
growl e tastiere sinfoniche. Non solo eteree ma addirittura fusion sono
alcune note di Enslaver of hateful souls, la devastazione
black che ne seguirà porterà con sé un giro armonico fascinoso e
aperture epicheggianti. Cambi di tempo e stacco tecnico introducono un
nuovo momento folk-oriented. The arduous warpath è song
marcia, con belle sovraincisioni di screaming, nonostante un finale
sognante. In Caverns of grief il leitmotiv è un synth
sinfonicheggiante in ritmiche alternate, mentre a dare l'impronta a
Silent plagues è uno spesso tappeto tastieristico.
Inquietudine e una certa malinconia decadente emergono in Ensemble
of perdition, ove sempre protagonista è il drumming di Diez,
brano questo che può vantare anche un minuto coro clean e tendenze
opethiane. La finale Chanting the last passages alterna
assalti ferali a rallentamenti melodici, il tutto andrà a sfumare.
Un'altra addestratissima milizia armata è andata
dunque a rinserrare le fila della sempre più corposa, zelante e talentuosa legione unblack metal mondiale. I due Cd dei Sorrowstorm
sono ad ora introvabili, ma avete comunque la possibilità di ascoltarli
entrambi nella collection che li raggruppa, con tanto di piccole chicche
in surplus, ovvero la recente "Collected Works" edita dalla
Bombworks.
Vaake
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