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SORROWSTORM
Caverns Of Grief
 
SORROWSTORM
Funeral Oath
 
 

 

SORROWSTORM
Onward
unblack
2008 - Sullen Records
(Panama)
www.myspace.com/sorrowstorm

 

A quattro anni dall'ultimo lavoro, la band Sorrowstorm ritorna più estrema che mai per far rivivere profonde emozioni legate al mondo del raw unblack metal con una sorta di rimasterizzazione di brani tratti dai due Cd precedenti, aggiungendovi tuttavia quattro nuovissime tracce: Road to redemption, Towers of ancient wisdom, OnwardBlessed are the martyrs. Nella situazione odierna i Sorrowstorm sopravvivono grazie ad Ogrvst (Felipe "Phil" Diez III), unico componente rimasto della band unblack panamense, che in un'intervista ha negato la qualità di semplice compilation del nuovo album "Onward", considerandolo invece vero e proprio full-length viste le numerose differenze musicali che contraddistinguono le tracce rimasterizzate rispetto a quelle originali. Andiamo allora a ripercorrere in questa chiave "musicalmente" differente le vecchie glorie dei Sorrowstorm, inglobandovi anche le nuove quattro song.

Misterioso intro dal sapore gotico, Road to redemption ci accompagna nel nostro cammino verso la palpitante Towers of ancient wisdom: vorticosi riff accompagnano un graffiante scream, la batteria suona una sorta di oscura marcia verso l'ignoto; melodie goticheggianti ci trasportano in una dimensione più oscura con Onward fatta di titaniche percussioni e riff indiavolati, scream dai profondi sospiri apocalittici guidano verso la devastazione. Come mille vetri rotti che si infrangono all'unisono, lo scream di Cursed fires of Gehenna rinnova la nostra presenza in un mondo distrutto, batteria e chitarre arroventano l'atmosfera con massicce rullate di pura folgore: assistiamo così ad un'altra devastazione e non siamo che alla quarta traccia. Ben lungi dalla calma, un uragano spettrale presto ci avvolge con Occult moon, e anche qui gli strumenti scorrono velocissimi e potenti come lava incandescente, distruggendo qualunque cosa trovino nel loro cammino, mentre acutissimi scream si materializzano in un'agghiacciante esibizione. L'opera di annientamento fa fatica a fermarsi, lo conferma Funeral oath and resurection, celerissimo scambiarsi di scream e growl dilaniano un ritmo forsennato, batteria e chitarre si rincorrono a vicenda spargendo colossali dosi di tecnicissimo unblack metal, grezzo e devastante; riff melodiosi per Breed the tyrants si fanno accompagnare da solitarie tastiere funerarie e da psichedelici assoli, interrotti da un intenso coro con il finale dialogato di un film. Estremamente struggente è Enslaver of hateful souls con introversi screaming di dolore e malinconici assoli dagli ancestrali echi senza tempo che vanno ad infrangersi verso la fine del mondo; con Nocturnal apparation un grazioso intro lascia ben presto il posto ad epicheggianti melodie, galoppando agili in una foresta di riff leggeri e aggraziati: scream e growl si fondono in energia divina accompagnati da mistici cori e opulenti assoli di pura potenza.

Energia epica scorre nelle vene di Caverns of grief, dall'onnipresente graffiante scream, sminuzza l'aria grazie alla furia divina delle chitarre che partono all'assalto con sonici riff e batteria rullo-compressore, assopendosi poi alla fine sotto l'ottima direzione di tastiere che aggiungono quel ricercato sound apocalittico tanto caro ai Sorrowstorm; energia interiore, moti d'animo vengono richiamati dalla mistica atmosfera di Blessed are the martyrs, sembra quasi che in lontananza migliaia di persone stiano urlando di dolore perché perseguitati, e un commovente narratore ci riporta alla celebrazione dei santi martiri ed alla loro ineguagliabile fede. Come vento glaciale arriva a noi Silent plagues, la batteria accompagna una commossa melodia di tastiera mentre aspri riff di chitarra suonano inni malinconici; riprendiamo il nostro cammino di redenzione e come mille tormenti veniamo travolti da The ardous warpath, rapidissimi riff sferzano l'aria leggeri, grottesche strida abissali affondano nei nostri timpani infondendo in noi il timore del baratro, del castigo divino, e rinnovando con autunnali melodie di speranza la fede in Cristo. Arriviamo a Ensemble of perdition e minacciose chitarre ci accompagnano nell'atmosfera circostante; veloci e pulsanti riff arroventano terribili cori mentre la batteria spegne un po' alla volta l'antica fiamma di distruzione. Eccoci all'ultima song, Chanting the last passages, tirata e glaciale, scorre pesante come un fiume in piena che ci travolge spruzzando ovunque riff dai mille suoni, dalle mille melodie, alcune di speranza, alcuni di castigo.

Per certi versi sconcerta un po' l'iniziativa di rimasterizzare e registrare ex novo vecchie canzoni già inserite in differenti Cd, ad ogni modo l'esperienza di Ogrvst non passa inosservata, tant'è che le tracce ritornano nei nostri lettori nuovamente in tutta la loro bellezza, affascinanti e terribili, piene dello spirito del grezzo unblack apocalittico; degne di profondo apprezzamento sono anche le quattro canzoni nuove, sincere testimoni di come i Sorrowstorm siano ancora vivi e vegeti, anche se confinati in un'unica persona. Ben apprezziamo la volontà di Ogrvst di portare alto ed in solitaria il vessillo di questa ottima band, e vista la sua esperienza tecnica ha tutte le carte in regola per offrirci ancora una volta indimenticabili emozioni estreme.

Fabio Manna

VOTO

78

 

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