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A quattro anni
dall'ultimo lavoro, la band Sorrowstorm ritorna più estrema che
mai per far rivivere profonde emozioni legate al mondo del raw unblack
metal con una sorta di rimasterizzazione di brani tratti dai due Cd
precedenti, aggiungendovi tuttavia quattro nuovissime tracce: Road
to redemption, Towers of ancient wisdom,
Onward e Blessed are the martyrs. Nella situazione
odierna i Sorrowstorm sopravvivono grazie ad Ogrvst (Felipe
"Phil" Diez III), unico componente rimasto della band unblack panamense,
che in un'intervista ha negato la qualità di semplice compilation del
nuovo album "Onward", considerandolo invece vero e proprio
full-length viste le numerose differenze musicali che contraddistinguono
le tracce rimasterizzate rispetto a quelle originali. Andiamo allora a
ripercorrere in questa chiave "musicalmente" differente le vecchie
glorie dei Sorrowstorm, inglobandovi anche le nuove quattro song.
Misterioso intro dal
sapore gotico,
Road to
redemption
ci accompagna nel
nostro cammino verso la palpitante Towers of ancient wisdom:
vorticosi riff accompagnano un graffiante scream, la batteria suona una
sorta di oscura marcia verso l'ignoto; melodie goticheggianti ci
trasportano in una dimensione più oscura con Onward fatta
di titaniche percussioni e riff indiavolati, scream dai profondi sospiri
apocalittici guidano verso la devastazione. Come mille vetri rotti che
si infrangono all'unisono, lo scream di Cursed fires of Gehenna
rinnova la nostra presenza in un mondo distrutto, batteria e chitarre
arroventano l'atmosfera con massicce rullate di pura folgore: assistiamo
così ad un'altra devastazione e non siamo che alla quarta traccia. Ben
lungi dalla calma, un uragano spettrale presto ci avvolge con
Occult moon, e anche qui gli strumenti scorrono velocissimi e
potenti come lava incandescente, distruggendo qualunque cosa trovino nel
loro cammino, mentre acutissimi scream si materializzano in
un'agghiacciante esibizione. L'opera di annientamento fa fatica a
fermarsi, lo conferma Funeral oath and resurection,
celerissimo scambiarsi di scream e growl dilaniano un ritmo forsennato,
batteria e chitarre si rincorrono a vicenda spargendo colossali dosi di
tecnicissimo unblack metal, grezzo e devastante; riff melodiosi per
Breed the tyrants si fanno accompagnare da solitarie tastiere
funerarie e da psichedelici assoli, interrotti da un intenso coro con il
finale dialogato di un film. Estremamente struggente è Enslaver of
hateful souls con introversi screaming di dolore e malinconici
assoli dagli ancestrali echi senza tempo che vanno ad infrangersi verso
la fine del mondo; con Nocturnal apparation un grazioso
intro lascia ben presto il posto ad epicheggianti melodie, galoppando
agili in una foresta di riff leggeri e aggraziati: scream e growl si
fondono in energia divina accompagnati da mistici cori e opulenti assoli
di pura potenza.
Energia epica scorre
nelle vene di Caverns of grief, dall'onnipresente
graffiante scream, sminuzza l'aria grazie alla furia divina delle
chitarre che partono all'assalto con sonici riff e batteria
rullo-compressore, assopendosi poi alla fine sotto l'ottima direzione di
tastiere che aggiungono quel ricercato sound apocalittico tanto caro ai
Sorrowstorm; energia interiore, moti d'animo vengono richiamati
dalla mistica atmosfera di Blessed are the martyrs, sembra
quasi che in lontananza migliaia di persone stiano urlando di dolore
perché perseguitati, e un commovente narratore ci riporta alla
celebrazione dei santi martiri ed alla loro ineguagliabile fede. Come
vento glaciale arriva a noi Silent plagues, la batteria
accompagna una commossa melodia di tastiera mentre aspri riff di
chitarra suonano inni malinconici; riprendiamo il nostro cammino di
redenzione e come mille tormenti veniamo travolti da The ardous
warpath, rapidissimi riff sferzano l'aria leggeri, grottesche
strida abissali affondano nei nostri timpani infondendo in noi il timore
del baratro, del castigo divino, e rinnovando con autunnali melodie di
speranza la fede in Cristo. Arriviamo a Ensemble of perdition
e minacciose chitarre ci accompagnano nell'atmosfera circostante; veloci
e pulsanti riff arroventano terribili cori mentre la batteria spegne un
po' alla volta l'antica fiamma di distruzione. Eccoci all'ultima song,
Chanting the last passages, tirata e glaciale, scorre
pesante come un fiume in piena che ci travolge spruzzando ovunque riff
dai mille suoni, dalle mille melodie, alcune di speranza, alcuni di
castigo.
Per certi versi
sconcerta un po' l'iniziativa di rimasterizzare e registrare ex novo
vecchie canzoni già inserite in differenti Cd, ad ogni modo l'esperienza
di Ogrvst non passa inosservata, tant'è che le tracce ritornano nei
nostri lettori nuovamente in tutta la loro bellezza, affascinanti e
terribili, piene dello spirito del grezzo unblack apocalittico; degne di
profondo apprezzamento sono anche le quattro canzoni nuove, sincere
testimoni di come i Sorrowstorm siano ancora vivi e vegeti, anche
se confinati in un'unica persona. Ben apprezziamo la volontà di Ogrvst
di portare alto ed in solitaria il vessillo di questa ottima band, e
vista la sua esperienza tecnica ha tutte le carte in regola per offrirci
ancora una volta indimenticabili emozioni estreme.
Fabio Manna |