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Per chi non conoscesse questo
quintetto nordeuropeo (finnico, per la precisione)
occorre dire che nacque col monicker Catrabbits, e dopo aver
pubblicato tre album si è spento rinascendo poi col nome attuale, pubblicando un disco omonimo
e il presente "Ihmisen
Jälki".
Rispetto ai precedenti lavori si può notare come gli ex Catrabbits siano
cresciuti, e abbiano
trovato quello che è il loro stile migliore, un deathcore molto possente
e cupo, che prende il
meglio dall'hardcore d'oltreoceano unito alla violenza e alla tecnica
del death delle terre del Nord Europa.
Si sente subito questa carica travolgente già dai primi secondi di
Tieda
mika olet, che
irrompe con possenti riff di chitarra ritmica e doppia cassa a
martellare dall'inizio alla fine.
Ottime anche le parti in cui la chitarra solista si distacca
completamente dai riff della ritmica. Una pecca di questo disco è che
chi volesse leggere le lyrics dei brani sarà costretto a cercare in giro
per il web una traduzione in inglese, dato che le canzoni sono
scritte tutte nella lingua madre
della band.
Passiamo a Ihmisen jälki, la title track, un pezzo davvero azzeccato
per tenere alto il nome
del disco, che ci viene dato subito, al secondo ascolto, senza perdere
tempo: un'ottima mistura tra
velocità e melodia, tra riff violenti e stacchi melodici ricchi di
tecnica, il tutto sempre
accompagnato dalla maestosità dei fill di batteria e dalla potenza del
growl. Anche la successiva Riita dimostra che i Sotahuuto hanno dato il
meglio si sé in questo platter:
a differenza della title track questa è più lenta e cupa, con una vena
melodica in sottofondo. Passiamo a Vapautat pedon, una bella traccia travolgente ma allo
stesso tempo evocativa e malinconica,
un binomio perfettamente riuscito grazie anche a una produzione
eccellente.
Un piccolo problema che si riscontra non solo in questa traccia, ma
anche in molte altre, è che spesso
la voce perde potenza e non riesce a reggere il confronto con gli
intricati e precisi riff di chitarra,
che in alcuni passaggi interamente strumentali creano una perfetta
atmosfera cupa e tenebrosa. Lopun alku apre con pesanti riff core accompagnati da ottimi colpi di
basso e prende una piega molto
simile al death europeo distanziandosi dal metalcore
americano. Ottimi gli stacchi
melodici accompagnati da pianoforte e cori epici, seppur poco tenuti in
considerazione e lasciati in
un lontano sottofondo, anche là dove potevano essere ben accetti.
Proseguendo nell'ascolto del disco è facile rendersi conto del fatto
che, come accennato prima, i
nostri Sotahuuto sono più vicini al death grezzo e cupo, seppur
utilizzato in modo innovativo
e preciso, riuscendo sempre a mantenere viva
l'attenzione dell'ascoltatore.
Un esempio lampante di questo sono le tracce Rajia e
Naki,
un miscuglio perfetto di death e
di potenza core.
Chiudono Omistettu e Vimeinen sana, la prima veloce e violenta, la
seconda lenta, cupa e riflessiva,
un'ottima chiusura con una differenza elevata tra un brano e l'altro per
mantenere sempre alta l'attenzione
dell'ascoltatore.
In sostanza, siamo di fronte a uno dei tanti casi di innovazione e di
fusione di generi apparentemente diversi.
Il disco è palesemente più death-oriented, ma anche chi ama il lato del
metalcore più duro e martellante
sicuramente troverà in questo Cd una buona alternativa.
Francesco Pellegrino
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