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Da quel di Helsinki, i Sotahuuto sono un
sestetto che attinge da Living Sacrifice e Sepultura,
conferendo, di proprio, al seminale deathcore che da tali muse scaturisce,
un'impronta tenebrosa, resa a tinte ancor più nere dal growl gutturale
dell'ottimo Retu, che per timbrica ricorda Mullen dei Suffocation.
Non manca il core nel sound dell'ensemble finnico, ma c'è soprattutto
tanto death, con ritmiche marmoree e spesso galoppanti sulle clavate
di Eero, le cui pelli sono regolate a favorire la cupezza e la
ridondanza del suono. I nostri picchiano, e pure forte, ma grazie
all'ispirazione e alla varietà del songwriting la loro prepotenza
ritmica non rimane sterile prova di forza, ma si sviluppa di continuo e
senza tediare all'interno di tutte le testosteroniche composizioni del
platter.
Produzione scevra da pecche questa dell'omonimo debut
dei Sotahuuto, che si sia al cospetto di un gran bel disco lo si
può sospettare già dell'Intro marziale su cui si stende
plumbea l'ombra di morte; di lì parte l'assalto
sonoro-emozionale: Kapinaan prima e la sincronicamente
ondeggiante Käännä mun pää poi, song dalla chiara ispirazione
Living Sacrifice di "The Hammering Process". Stupenda
è Tuli
("fuoco" in finnico): asfittico mid-tempo, deathcore con vaghi
riff swedish e poi drumming ipnotico con chitarra a tessere tenebrose
trame; avvinghiante finale, dopo un stacco più canonicamente metalcore
dall'oscurità sentenziosa emerge uno spasmodico growl, per un effetto di
sicura alterazione epidermica. E come dichiara la band: "This
song is about the Holy Ghost. It tells how it affects us and how it
gives protection and weapons in spiritual battle". Battaglia spirituale
contro l'innata tendenza al male e lotta violenta contro il proprio
peccato saranno le linee guida liriche di tutta la release.
Pohjalla - brano in cui si invoca l'aiuto di Dio contro
l'atto del suicidio -
attacca industrial minimale, per poi eruttare in detonazioni ritmiche e
dare varietà con filtri vocali ovattati e un suadente giro armonico,
prima di devastare di deathcore con innestate fumose influenze In Flames;
tellurico incedere, assolo e poi mera violenza per un altro
ottimo pezzo del combo scandinavo. Song di raccordo ricca di pathos è la
strumentale Untitled instrumental 1, seguita dalla turbinosa death'n'roller
Kallio, a mio avviso chiaro omaggio ai compatrioti Deuteronomium. Con
Tilinteko si è in pieno death, niente male davvero le
evoluzioni chitarristiche lisergiche tra i febbrili riff della title'n'monicker song
Sotahuuto ("We who believe in Jesus are often hated
and persecuted. This song tells about that and it is meant to be an
encouragement for us to keep on fighting for Christ. The fight we fight
is in spiritual world". Così spiegano la song scritta in finlandese). Altra empirea ghost track e poi un profluvio
emozionale e di songwriting con la stupenda Loppu tulee ("la fine
sta arrivando"). Nuovo brano death/thrash in Deuteronomium style, e si
chiude con la lunghissima (quasi 10 minuti) Veri dal lungo finale post
metal che penetra e tocca nei recessi più profondi dell'animo turbato;
"veri" significa "sangue" e "This is also a worship
song. It's about the blood of Christ and how it washes our sins away.
There's power and salvation in His blood".
Attitudine e testualità archetipe per una christian
band ma anche grande sound. A mio avviso la band si migliorerà ancor più
col successivo "Ihmisen Jälki" assurgendo di forza al livello delle
migliori proposte in ambito deathcore cristiano, direi secondi ai leggendari
Mortal Treason, ai maestri Living Sacrifice, ma forse poi a nessun
altro.
Vaake
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