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E' un'inquietante ragazza
zombie su uno sfondo rosso funebre ad apparire sulla cover della nuova
release dei Soul Embraced. "Dead Alive" segna la reunion e
l’allontanamento del gruppo dallo stile metalcore stabilito con
"Immune" avvicinandosi leggermente al passato di "This Is My
Blood", con cioè un'alta influenza dello swedish death.
E' un oscuro arpeggio acustico ad aprire l’album, che introduce l’arrivo
violento di un riff di chitarra elettrica e una batteria esplosiva;
entrano poi le vocals di Chad Moore, più arrabbiato che mai, e una
solista di chitarra da far resuscitare i morti. Questa era To end
it all. Non esaminerò tutte le tracce in quanto molto simili tra
loro. Tra le highlight però ci sono, oltre alla già nominata opener:
Breaking point, con una bellissima solista finale, The
Devil’s reflection e La fin absolue du monde, per
i loro breakdown da paura, la furiosa e vendicativa Bloodstained
Nevada, e la strumentale In memory, melodica ed
acustica al punto giusto. Purtroppo c’è da dire che la seconda metà
dell’album è leggermente più debole della prima. Certi brani del platter
finiranno per annoiarvi se ascoltati troppe volte, tranne Kill
this, che vi annoierà già dopo il primo minuto di ascolto.
Se cercate un album che vi consoli dicendo "Dio è buono, Dio è amore,
Dio ci può salvare" allora direi di lasciar perdere questa release! Qui
i testi prendono uno sguardo più oscuro al cristianesimo. Direi che ogni
brano rispecchi la filosofia che noi siamo umani e che umani = schifo
(peccato); lo schifo fa schifo e ognuno, di conseguenza, deve morire.
C’è poco senso di speranza nel platter. Mi vengono in mente solamente
due pezzi in cui Dio interviene per purificarci dallo "schifo", ma per
il resto i temi sono molto oscuri e non consigliabili a chi soffre di
qualche tipo di depressione. Lo stile, invece, appare più aggressivo di
"Immune", guadagnando quindi per questo qualche voto in più: ci
sono molte più soliste e breakdown, ma anche qualche passaggio black. Se
cercate un album musicalmente avanzato, con tutta la tecnica che volete,
allora questo disco fa per voi. Ma se, come ho già detto, volete un
album che vi edifichi spiritualmente o vi faccia sentire bene, allora
lasciate perdere.
Christopher Warman
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