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SPIRIT'S BREEZE
Annulling Dark Forces
 
SPIRIT'S BREEZE
None Should Perish
 
INTERVISTA
9/4/2008
 
 

 

SPIRIT'S BREEZE
Eternal Suffering
brutal
2003 - Celso Tattoo Records
(Brasile)
www.myspace.com/spiritsbreeze

 

Quella che è a tutti gli effetti La nazione del christian death metal fruttifica anche tal terzetto i cui primi vagiti si sono uditi col demo del 1998 "World In Decay" e soprattutto con l'Ep di tre tracce, dalla produzione ancora approssimativa, "Annulling Dark Forces". Nel 2003 i brasileri riuscirono nell'impresa del full-length, a seguito del quale però della band non si seppe più nulla, essendo anche svanito nella ragnatela virtuale globale l'official site. La proposta dei Spirit's Breeze è comunque interessante: un brutale death metal intrecciatissimo, senza sostanziali soluzioni di continuità - che non siano pause ritmiche fungenti da stop and go dell'assalto oscuro - per tutta la durata delle otto composizioni. La produzione è stavolta accettabile pur con delle pecche marcate per quanto concerne il suono della batteria, la quale oltretutto appare in rari tratti poco coordinata con l'ossatura portante composta dal martellante basso di Camila (una ragazza) e dalla filante lead guitar di Hurt, il quale si prodiga anche nel cantato con risultati assai meno soddisfacenti rispetto alla sei corde, risultando il suo growl non in toto all'altezza del dirompente tornado ritmico.

Colpisce moltissimo l'opener Black mass, vorticosa ipercucita death/black track carica di blastbeats e rullate killer, ma anche di stagnazioni ed alterazioni tempistiche: song asfittica ed arrangiata in modo notevole. Segue Annuling dark forces ove si ripete il furibondo ronzante e tecnicista: alterno è Hurt al microfono che affianca ancor più che prima al growl lo screaming. Potenza torbida è l'attacco grind di Eternal suffering, ma presto torna ai consueti lidi compositivi che incantano strumentalmente pur facendo storcere non poco il naso all'udire gli inserti vocali. Di (non liete) novità in Holocaust c'è una certa, fastidiosa, asincronia tra chitarre e drumming di cui accennavamo prima, ed un proclama di voci sporche che comunque dona varietà; infatti giunti a metà disco si iniziano a smorzare gli entusiasmi per la travolgente e complessa irruenza del sound dei brasiliani, e si mette a fuoco come di idee per dare personalità distinte ai brani non ce ne siano poi troppe: andiamo affrontando dunque un corposo blocco monolitico, di caratura sì, ma grave e sfiancante. La conferma l'abbiamo non con la modesta Spiritual abomination, quanto con le successive Rites of penitence I e Rites of pentinece II, che si incanalano sulla identica scia delle prime track, tanto quanto la finale Satan's technology.

Ottime liriche centrate sull'operato pervertitore di Satana nel mondo e sulle vie e conseguenti castighi della tragedia della dannazione, musicalmente il giudizio è di certo positivo ma non quel miracolo a cui si era indotti a gridare all'ascolto dei primi minuti del platter. Sperando che "Eternal Suffering" non sia, nonostante alcune lacune, il canto del cigno di questa taurinica band consiglio a tutti i brutalissimi whitemetallers quantomeno l'ascolto della small version povera e cristiana dei maestri Nile.

Vaake

VOTO

75

 

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