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SPIRIT'S BREEZE
Annulling Dark Forces
 
SPIRIT'S BREEZE
Eternal Suffering
 
INTERVISTA
9/4/2008
 
 

 

SPIRIT'S BREEZE
None Should Perish
brutal
2007 - Self
(Brasile)
www.myspace.com/spiritsbreeze

 

Mi piacerebbe tanto, una volta sola nella mia "carriera" di recensore, osare e sfidare le solite leggi della critica musicale e della carta stampata in generale, realizzando un articolo dove le uniche parole che andrebbero a costituire l’ipotetica recensione di turno potrebbero essere: "Ascoltate e comprate obbligatoriamente questo disco. Se non lo apprezzerete vorrà dire che non avete mai capito niente di musica, quindi ritiratevi e giocate a biglie". Potrei farlo, probabilmente chiuderei la mia avventura di scribacchino a tempo perso ma appassionato di musica fino al midollo. Sarei molto probabilmente additato di scarsa professionalità, sarei deriso e insultato, ma mi toglierei una grossa soddisfazione, perché sarei sincero e riassumerei in due righe il contenuto di un album. Potrei farlo anche immediatamente, perché questo album degli Spirit’s Breeze potrebbe essere riassunto con quelle due "stupidissime" righe, ma che varrebbero più di mille altre parole, molte volte ridondanti, riciclate facendo copia e incolla da una recensione all’altra e in conclusione noiose. Potrei anche continuare, infine, a insultare coloro che dettano le leggi di mercato, coloro che giudicano una band anche solo da un semplice credo politico/religioso anche se non ostentato, da una nazionalità non molto trendy per i canoni musicali vigenti al giorno d’oggi soprattutto nella musica "dura", perché ritengo incredibile che, ad oggi, un gruppo di questa caratura non abbia una etichetta decente che li promuova. Ma mi rendo conto che ogni lettore e fruitore di musica "serio" voglia sapere a cosa va incontro quando si accinge a leggere una recensione di un album e allora io comincerei col dire che probabilmente questo "None Should Perish", nonostante sia uscito praticamente a cavallo tra il 2007 e il 2008, si candida sicuramente come l’uscita più entusiasmante dell’anno in corso in ambito death metal e non solo. Dico pure, in tutta sicurezza, che erano almeno cinque anni che non sentivo un album tanto avvincente, tecnico, violento ma allo stesso tempo diretto al punto, capace di riassumere in circa mezz’ora quello che tanti altri gruppi più blasonati non hanno saputo fare con le loro ultime uscite (chi ha detto Nile e Behemoth?).

Lo stile di questa strepitosa band brasiliana guidata dalla bella Scarelli (sì, proprio una fanciulla, che tra l’altro, magari involontariamente, ridicolizza tante "Gossow" di turno…), che alterna il suo ferale growl & scream con quello del chitarrista Firás, si pone come un ipotetico punto di incontro tra il sound degli ultimi Behemoth mescolato alla classica scuola floridiana, cara a bands come Morbid Angel e soprattutto Hate Eternal. La struttura molto quadrata delle songs mi ha infatti riportato in mente lo stile della band di Nergal (Behemoth), ma comunque, come accennavo, è ben presente un grossa porzione del classico death metal sound statunitense, con accenni anche a Nile e una spruzzata di brutal. L’evoluzione rispetto al già buon predecessore "Eternal Suffering" è netta e non fa altro che alzare le quotazioni di una band che dà l’idea di essere molto sicura dei propri mezzi ma allo stesso tempo di avere grande volontà di perfezionarsi. Il risultato è infatti sbalorditivo sin dalla opener Morbid memories preceduta da una breve intro, che esplode subito in riffs vorticosi e un drumming potentissimo e trita-ossa. Non un attimo di respiro, questo è vero death metal signori, e questa song non lascia prigionieri, non ha sbavature, non ha pecche, è PERFETTA. Potrei menzionare ancora tutte le tracks qui presenti o non citarne nessuna, sarebbe praticamente inutile, dato che in quest’opera (e mai termine fu più appropriato), tutte le canzoni sono letteralmente incredibili, sconquassano l’ascoltatore, lo colpiscono con furia ragionata ma perfida, sbaragliano la concorrenza, vincono perché, nonostante l’ortodossia della proposta, gli Spirit’s Breeze riescono ad essere anche abbastanza originali e a non risultare troppo simili a nessuno ma anzi, se solo questo album riuscisse ad essere distribuito ed apprezzato su larga scala potrebbe tranquillamente diventare un nuovo esempio da seguire in ambito brutal/death.

Menzione di merito va però ad alcune tracce in particolare tra cui, oltre alla opener, citerei Dominium over the earth, caratterizzata da una prestazione da parte di tutta la band che definirei "da manuale" del death metaller. Riffs intricati, stacchi di gran classe con basso in evidenza, drumming quasi "marziale" e decisamente assassino. Insomma, la song che i Nile vorrebbero scrivere almeno da cinque anni a questa parte, cioè dal loro capolavoro "In Their Darkened Shrines", mai più ripetuto a mio avviso. Ottima anche The fall of darkness empire, come anche originale si rivela la scelta di inserire un Drum solo contornato da un’aura "orientaleggiante" e vagamente psichedelica e "noisy". Chiude il lavoro una vera e propria mazzata in pieno brutal-style, Integrity life, che si pone come sigillo ideale di un’opera perfetta e magistrale. Comprate questo album, supportate questa band. Non farlo sarebbe quasi un delitto verso voi stessi e verso la musica tutta. Immenso.

Infected

VOTO

96

 

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