|
Mi piacerebbe tanto, una
volta sola nella mia "carriera" di recensore, osare e sfidare le solite
leggi della critica musicale e della carta stampata in generale,
realizzando un articolo dove le uniche parole che andrebbero a
costituire l’ipotetica recensione di turno potrebbero essere: "Ascoltate
e comprate obbligatoriamente questo disco. Se non lo apprezzerete vorrà
dire che non avete mai capito niente di musica, quindi ritiratevi e
giocate a biglie". Potrei farlo, probabilmente chiuderei la mia
avventura di scribacchino a tempo perso ma appassionato di musica fino
al midollo. Sarei molto probabilmente additato di scarsa
professionalità, sarei deriso e insultato, ma mi toglierei una grossa
soddisfazione, perché sarei sincero e riassumerei in due righe il
contenuto di un album. Potrei farlo anche immediatamente, perché questo
album degli Spirit’s Breeze potrebbe essere riassunto con quelle
due "stupidissime" righe, ma che varrebbero più di mille altre parole,
molte volte ridondanti, riciclate facendo copia e incolla da una
recensione all’altra e in conclusione noiose. Potrei anche continuare,
infine, a insultare coloro che dettano le leggi di mercato, coloro che
giudicano una band anche solo da un semplice credo politico/religioso
anche se non ostentato, da una nazionalità non molto trendy per i canoni
musicali vigenti al giorno d’oggi soprattutto nella musica "dura",
perché ritengo incredibile che, ad oggi, un gruppo di questa caratura
non abbia una etichetta decente che li promuova. Ma mi rendo conto che
ogni lettore e fruitore di musica "serio" voglia sapere a cosa va
incontro quando si accinge a leggere una recensione di un album e allora
io comincerei col dire che probabilmente questo "None Should Perish",
nonostante sia uscito praticamente a cavallo tra il 2007 e il 2008, si
candida sicuramente come l’uscita più entusiasmante dell’anno in corso
in ambito death metal e non solo. Dico pure, in tutta sicurezza, che
erano almeno cinque anni che non sentivo un album tanto avvincente,
tecnico, violento ma allo stesso tempo diretto al punto, capace di
riassumere in circa mezz’ora quello che tanti altri gruppi più blasonati
non hanno saputo fare con le loro ultime uscite (chi ha detto Nile
e Behemoth?).
Lo stile di questa strepitosa band brasiliana guidata dalla bella
Scarelli (sì, proprio una fanciulla, che tra l’altro, magari
involontariamente, ridicolizza tante "Gossow" di turno…), che alterna il
suo ferale growl & scream con quello del chitarrista Firás, si pone come
un ipotetico punto di incontro tra il sound degli ultimi Behemoth
mescolato alla classica scuola floridiana, cara a bands come Morbid
Angel e soprattutto Hate Eternal. La struttura molto quadrata
delle songs mi ha infatti riportato in mente lo stile della band di
Nergal (Behemoth), ma comunque, come accennavo, è ben presente un
grossa porzione del classico death metal sound statunitense, con accenni
anche a Nile e una spruzzata di brutal. L’evoluzione rispetto al
già buon predecessore "Eternal Suffering" è netta e non fa altro
che alzare le quotazioni di una band che dà l’idea di essere molto
sicura dei propri mezzi ma allo stesso tempo di avere grande volontà di
perfezionarsi. Il risultato è infatti sbalorditivo sin dalla opener
Morbid memories preceduta da una breve intro, che esplode
subito in riffs vorticosi e un drumming potentissimo e trita-ossa. Non
un attimo di respiro, questo è vero death metal signori, e questa song
non lascia prigionieri, non ha sbavature, non ha pecche, è PERFETTA.
Potrei menzionare ancora tutte le tracks qui presenti o non citarne
nessuna, sarebbe praticamente inutile, dato che in quest’opera (e mai
termine fu più appropriato), tutte le canzoni sono letteralmente
incredibili, sconquassano l’ascoltatore, lo colpiscono con furia
ragionata ma perfida, sbaragliano la concorrenza, vincono perché,
nonostante l’ortodossia della proposta, gli Spirit’s Breeze
riescono ad essere anche abbastanza originali e a non risultare troppo
simili a nessuno ma anzi, se solo questo album riuscisse ad essere
distribuito ed apprezzato su larga scala potrebbe tranquillamente
diventare un nuovo esempio da seguire in ambito brutal/death.
Menzione di merito va però ad alcune tracce in particolare tra cui,
oltre alla opener, citerei Dominium over the earth,
caratterizzata da una prestazione da parte di tutta la band che
definirei "da manuale" del death metaller. Riffs intricati, stacchi di
gran classe con basso in evidenza, drumming quasi "marziale" e
decisamente assassino. Insomma, la song che i Nile vorrebbero
scrivere almeno da cinque anni a questa parte, cioè dal loro capolavoro
"In Their Darkened Shrines", mai più ripetuto a mio avviso.
Ottima anche The fall of darkness empire, come anche
originale si rivela la scelta di inserire un Drum solo
contornato da un’aura "orientaleggiante" e vagamente psichedelica e "noisy".
Chiude il lavoro una vera e propria mazzata in pieno brutal-style,
Integrity life, che si pone come sigillo ideale di un’opera
perfetta e magistrale. Comprate questo album, supportate questa band.
Non farlo sarebbe quasi un delitto verso voi stessi e verso la musica
tutta. Immenso.
Infected
|