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Poco dopo l’uscita del loro
secondo full-length "Gold", i maggiori esponenti del shoegaze
white, gli Starflyer 59, realizzano il loro secondo Ep e quarta
release, "Le Vainqueur", proponendo una nuova tappa
dell’evoluzione del sound del gruppo. Questa volta gli Starflyer 59
mantengono la malinconia e la grezzezza del sound di "Gold",
riprendendo però quelle sonorità ambient e spaziali del debut
"Silver", ottenendo un sound che sa leggermente di nuovo, pur
mantenendo quel classico tocco dei nostri.
Apre l’Ep la title-track, Le vainqueur (in versione radio
edit), che con i classici muri di suono e chitarre sintetizzate farà
sentire l’ascoltatore a casa. Molto bello come pezzo, con qualità di
registrazione leggermente superiore a quella di "Gold". Dopo
l’opener ci ritroviamo davanti alla perla del platter: When no one
calls (it will be alright), che purtroppo parte in modo poco
convincente, riuscendo però ad aggiustarsi quasi subito; traccia davvero
stupenda, malinconica, sia musicalmente che per le liriche, che mi fa
venire la pelle d’oca ad ogni ascolto, specialmente nel finale. Segue
The starflyer 2000 reprise, brano davvero carino, molto
orecchiabile e rilassante, realizzato solo con una leggera chitarra, una
batteria con spazzole e le vocals di Jason Martin che sussurrano parole
d'amore. Segue questo bellissimo episodio, concludendo l’Ep, nuovamente
la title-track, questa volta in versione completa di ben 6 minuti: a
molti sembrerà stupida l’idea di inserire lo stesso brano due volte, ma
in realtà questa decisione non pesa affatto, anzi è quasi piacevole.
Con questo secondo Ep gli Starflyer 59 continuano a sovrastare la
classifica dei gruppi white più creativi di sempre. L’unica cosa che
realmente non sopporto di questo lavoro è il fatto che di pezzi ce ne
sono solo tre, non contando la versione prolungata di Le vainqueur;
un paio in più e sarebbe senz’altro stato uno tra i migliori del
christian shoegaze.
Christopher Warman
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