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STARFLYER 59
She's The Queen   (Ep)
shoegaze
1994 - Tooth & Nail Records
(USA)
www.myspace.com/starflyer59

 

Solo qualche mese dopo l’uscita del geniale ed innovativo "Silver", gli Starflyer 59 propongono al pubblico il loro primo Ep, che è una collezione di cinque pezzi che dovevano essere inseriti in "Silver", e tre remix. Un Ep molto pieno dunque, con otto brani.

Si inizia direttamente con la title-track She’s the queen, che fa capire già da subito il perché il gruppo abbia deciso di non includerla nel debutto: è molto piatta e banale, e troppo simile ad altri brani, quali Blue collar love. Si passa direttamente a She was my sweetheart, che fa sparire quel muro di chitarre distorte, lasciando spazio a musica dolce e gentile, mentre il vocalist Jason Martin racconta di un amore perso. Dopo questo bell’episodio si giunge a Blue collar love, la opener del debutto, questa volta remixata dal Dj white, Joy Electric, che è anche il fratello del vocalist degli Starflyer 59. Questa versione non è male, avendo influenze dream pop anni ’80, però non c'entra molto col resto del platter, quindi è inserita solamente come chicca per i fan. Ed ora si passa al pezzo forte: Monterey, il brano migliore del debutto, questa volta realizzato in versione lounge, molto rilassante e dolce, nonostante la sua semplicità. La seguente Canary row è song non male, molto svelta per essere degli Starflyer 59, mentre Salinas ritorna allo shoegaze tradizionale, che tuttavia non mi fa fare i salti di gioia. Un buon pezzo lo ritroviamo in The drop, che contiene quei cambiamenti di tempo caratteristici del gruppo. L’Ep si conclude con Droned, dal debutto, questa volta remixato in una versione denominata In love version. Molto simile alla versione lounge di Monterey, è un'ottima traccia per chiudere l’Ep, in modo rilassante e gentile.

Di sicuro questo Ep non è il migliore di tutti i tempi, sembra quasi che le remix dei vecchi pezzi siano le cose migliori del platter. Però, se siete fan del gruppo e dello shoegaze in generale, consiglio di dare un’ascoltata a questo lavoro che, anche se molto grezzo, è un piccolo tesoro.

Christopher Warman

VOTO

72

 

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