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Solo qualche mese
dopo l’uscita del geniale ed innovativo "Silver", gli
Starflyer 59 propongono al pubblico il loro primo Ep, che è una
collezione di cinque pezzi che dovevano essere inseriti in
"Silver",
e tre remix. Un Ep molto pieno dunque, con otto brani.
Si inizia
direttamente con la title-track She’s the queen, che fa
capire già da subito il perché il gruppo abbia deciso di non includerla
nel debutto: è molto piatta e banale, e troppo simile ad altri brani,
quali Blue collar love. Si passa direttamente a She
was my sweetheart, che fa sparire quel muro di chitarre
distorte, lasciando spazio a musica dolce e gentile, mentre il vocalist
Jason Martin racconta di un amore perso. Dopo questo bell’episodio si
giunge a Blue collar love, la opener del debutto, questa
volta remixata dal Dj white, Joy Electric, che è anche il fratello del
vocalist degli
Starflyer 59.
Questa versione non è male, avendo influenze dream pop anni ’80, però
non c'entra molto col resto del platter, quindi è inserita solamente
come chicca per i fan. Ed ora si passa al pezzo forte: Monterey,
il brano migliore del debutto, questa volta realizzato in versione
lounge, molto rilassante e dolce, nonostante la sua semplicità. La
seguente Canary row è song non male, molto svelta per
essere degli
Starflyer 59,
mentre Salinas ritorna allo shoegaze tradizionale, che
tuttavia non mi fa fare i salti di gioia. Un buon pezzo lo ritroviamo in
The drop, che contiene quei cambiamenti di tempo
caratteristici del gruppo. L’Ep si conclude con Droned,
dal debutto, questa volta remixato in una versione denominata In
love version. Molto simile alla versione lounge di
Monterey, è un'ottima traccia per chiudere l’Ep, in modo
rilassante e gentile.
Di sicuro questo Ep
non è il migliore di tutti i tempi, sembra quasi che le remix dei vecchi
pezzi siano le cose migliori del platter. Però, se siete fan del gruppo
e dello shoegaze in generale, consiglio di dare un’ascoltata a questo
lavoro che, anche se molto grezzo, è un piccolo tesoro.
Christopher Warman |