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Gli Stauros sono un’ottima band progressive metal da
Santa Catarina (Brasile), e "Adrift" è il loro quarto
full-length, il secondo con il singer Cesar dopo l’abbandono di Celso de
Freyn, ora frontman dei nostri Altripercorsi. Il loro è un sound
estremamente tecnico che si rifà moltissimo a quello dei ben più famosi
Dream Theater, e questo si sente già nella prima canzone, la
title-track Adrift la quale sembra quasi uscire da "Metropolis
PT: 2 - Scenes From A Memory" (avete presente Strange deja vu?).
Certo, non vi aspettate di trovare una voce come James LaBrie, anzi, il
timbro di Cesar soprattutto nelle alte tonalità sembra essere quasi
stridulo, ma ci si fa presto l’orecchio e può diventare apprezzabile.
Totalmente diversa, è invece Sacred blow: ballad con
vocals cupi, la quale però ha un continuo aumento di intensità fino a
raggiungere dei riff molto graffianti ed energici nel finale.
Da
segnalare le lyrics, basate sulla misericordia di Dio: "Now we only have
Your mercy / Mercy that again was donated / The Almighty became man /
And died our death / Again the greates proof, Your love".
Ancora inizio alla Dream Theater per la successiva
Our scream, ma nonostante ciò rimane un pezzo ricco di
personalità visti i numerosi sprazzi power inseriti al suo interno.
Segue poi Running again, una ballad molto particolare,
solo voce e chitarra acustica, dalla melodia spensierata.
Bellissime le lyrics, ricche di lode: "I will always need You close /
Your words are full of affection / You give me comfort and peace / And I
try to go on ahead again / Eternal friend, eternal friend, You are
here". Si
ritorna invece ai ritmi martellanti e ad un riffing aggressivo con la
quinta traccia Images away. Spettacolare l’assolo del
chitarrista Renatinho, preciso, impeccabile e pieno di varianti. Lo
stesso musicista darà il meglio di sé nella strumentale Mercy,
due minuti (e sicuramente sono anche troppi) di sola chitarra elettrica
suonata a velocità molto elevate. Atmosfere cupe e bridge in acustico
per Defibulator, mentre puro progressive metal in
Bullfighter, un continuo susseguirsi di rallentamenti e
accelerazioni, riffing complessi e lunghissimi assoli di chitarra. Siamo
alla fine, il Cd si conclude con A new chance, un’altra
ballad la cui struttura compositiva ricorda quella della già citata
Sacred blow.
Se amate il progressive metal alla Dream Theater e
tutti quei tecnicismi alla chitarra (e qui ne ascolterete a non finire),
allora questo full-length fa per voi. Davvero un apprezzabilissimo
lavoro, per questa band sicuramente molto professionale. Purtroppo è da
un po’ di anni che sono fermi (escludendo gli ultimi due Ep),
probabilmente perché nel 2002 Cesar ha lasciato la band. Speriamo
comunque che presto tornino a produrre nuovi full-length, e sono sicuro
sarebbero ottimi e sempre più maturi.
Daniele Fuligno |