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STILL REMAINS
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STILL REMAINS
Of Love And Lunacy
 
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The Serpent
 
 

 

STILL REMAINS
Dying With A Smile   (Ep)
swedecore
2003 - Benchmark Records
(USA)
www.myspace.com/stillremains

 

Con l'uscita dell'Ep "Dying With A Smile" nel 2003 abbiamo la possibilità di sentire parlare per la prima volta degli Still Remains, quintetto del Michigan formatosi nel 2002. Il disco è stato autoprodotto dai membri della band, quindi non aspettiamoci un suono impeccabile e di ottima fattura. Inoltre ancora non si è ben delineato quello che è lo stile innovativo che caratterizzerà i successivi lavori del gruppo, ovvero unire in un modo diverso e originale metalcore e swedish. Il disco in questione infatti è facilmente riconducibile a quello che è lo swedecore "classico" dei Becoming The Archtype e compagni, con riff potenti core ma organizzati secondo lo stile tipico del death metal melodico nordico.

Apre le danze la title-track, che attinge a piene mani da quello che è il death più duro e grezzo unito con possenti cavalcate chitarristiche post-metal. Chiude in modo un po' troppo confuso. Passiamo a The task, un ottimo esempio di swedecore con riff martellanti, cambi di tempo dei fill di batteria, e riff tastieristici ben inseriti nel contesto musicale, e il vocalist che alterna parti in growl/scream potenti a cori lenti e vocativi. Ottimo lo stacco con riff d'acustica che viene seguito da chitarre elettriche e riff tastieristici che continuano fino alla fine della canzone. E' il turno di San Juan, traccia più melodica e riflessiva rispetto alle due precedenti. Una novità è data dall'utilizzo di un growl più alto, quasi uno scream, da parte del vocalist; molto belle anche qui le parti d'acustica che fanno da intermezzo melodico. Change to fall è più metalcore-oriented rispetto alle precedenti, in quanto è caratterizzata da pesanti riff ben armonizzati tra di loro, massicci colpi di basso facilmente udibili, fill martellanti e il nostro Miller che growla in modo continuativo alternando solo sul finale con delle piccolissime parti in clean per far riposare le sue corde vocali. Chiude Tied to the machine, che esordisce con un ottimo assolo di basso, il quale continua comunque a farsi sentire molto bene durante tutta la traccia.

Per concludere, siamo davanti alla prima uscita di un gruppo ancora giovane, e le aspettative sono ricompensate sia con quest'opera, sia con i successivi lavori, dove il gruppo troverà quello che è il suo "vero" modo di fare musica. Il disco è apprezzabile da chiunque ami il metalcore duro e pesante unito alle sonorità e allo stile death melodico svedese. La tecnica e il coinvolgimento non sono ancora ai massimi livelli, ma la strada è spianata verso quelli che saranno i futuri lavori, in particolare "Of Love And Lunacy".

Francesco Pellegrino

VOTO

71

 

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