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"If Love Was Born To Die" è il secondo
lavoro del quintetto del Michigan attualmente sotto contratto con la
Roadrunner Records: l'Ep in questione è proprio quello che permette alla
band di attirare l'attenzione della casa sopraccitata; é stato
registrato negli studi della Benchmark Records - la qualità del disco è
ottima - ed è stato pubblicato nel 2004, due anni dopo l'esordio. Gli
Still Remains sono noti soprattutto per il loro sound innovativo che
unisce al metalcore statunitense atmosfere e melodie swedish degli In
Flames e Dark Tranquillity. In particolare in questo disco,
però, la fusione non è poi così ben riuscita come in altre band della
scena, e nemmeno molto innovativa, in quanto spesso capita di notare
delle differenze nette nel passaggio tra un genere e l'altro.
Partiamo con Six and one, con un'apertura praticamente
swedish sia per quanto riguarda i riff di chitarra, sia per quanto
riguarda i fill di batteria, dato che si comincia a sentire la pedaliera
martellante solo dopo il secondo minuto. Discreti gli intermezzi
melodici con tastiere epiche. Si passa a uno stile più core nell'ultima
parte, dove anche il cantato di Miller è più rauco e potente. Splendida
la chiusura melodica e ambientale, anche se non perfettamente inserita
con quello che era l'andamento della traccia. E' il turno di
Recovery, che esordisce con pesanti riff ben armonizzati e nel
refrain passa a sonorità più emotional. Anche il cantato unisce al growl
alcuni cori emo. La presenza della tastiera è avvertibile solo in alcuni
stacchi, ed è a tratti lontana, a tratti dominante, a segno di una
fusione innovativa e sperimentale tesa ad alternare due generi (parliamo
di metalcore e swedish, che fusi hanno dato lo "swedecore", genere ormai
affermato) pur mantenendo in alcuni tratti separate le loro
caratteristiche. Tornando al disco, passiamo a I can revive him
with my own hands, riproposta anche in "Of Love And Lunacy",
che nella versione dell'Ep in questione è più immediata e meno melodica
rispetto a quella del full-length. Splendidi gli stacchi melodici di
tastiere, che seguono anche successivamente accompagnati dalle chitarre.
The task è un'ottima traccia metalcore accompagnata da
leggere e non sempre presenti parti tastieristiche, perfettamente
armonizzate con il resto degli arrangiamenti strumentali, praticamente
assenti nelle parti più violente, quasi dominanti negli intermezzi e nel
refrain. La chiusura è un po' confusa dato che la parte di tastiera è
bassa ma non c'entra molto con i riff di chitarra, e accanto al growl in
sottofondo ci sono i cori, che potevano anche essere omessi. Segue
Light thorugh skin, molto simile alla precedente per quanto
riguarda le caratteristiche, ma più cupa e leggermente meno melodica.
Chiude il disco una Outro interamente di pianoforte, uno
splendido pezzo lento e malinconico.
Ciò che abbiamo tra le mani non è il massimo quanto
a tecnica e coinvolgimento, ma chi apprezza le sonorità semplici e
melodiche accompagnate da qualcosa di pesante, non può farsi scappare
questo Ep degli Still Remains, che comunque daranno il meglio di
sé in "Of Love And Lunacy".
Francesco Pellegrino
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