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STILL REMAINS
Of Love And Lunacy
 
 

 

STILL REMAINS
The Serpent
metalcore
2007 - Roadrunner Records
(USA)
www.myspace.com/stillremains

 

Comincia nel 2002 a Grand Rapids, Michigan, la scalata al successo degli Still Remains, metalcore band capace di conquistarsi fin da subito (e francamente fatico a comprenderne il motivo) la fiducia degli addetti ai lavori, tanto da trovarsi, dopo solo due Ep e un Lp all'attivo, con un contratto firmato niente poco di meno che con la Roadrunner Records, ovvero una delle maggiori case discografiche che producono e promuovono musica metal nel mondo. Misteri della vita per il sottoscritto, ma tant'è. Dopo l'album d'esordio, "Of Love And Lunacy" del 2005, accolto positivamente da critica e pubblico, i nostri si ripresentano sul mercato con questo "The Serpent", full-length che fa da apripista a un tour mondiale in corso proprio in questi mesi e che li ha portati anche da noi qui in Italia.

Dopo questa piccola introduzione direi di addentrarci immediatamente in quella che è la recensione vera e propria di questo lavoro. L'artwork è curatissimo, ma d'altronde con una casa discografica di quel livello alle spalle sarebbe stato quantomeno curioso il contrario. L'album consta complessivamente di 10 canzoni, più una intro(la titletrack), e appare fin dal primo ascolto come il lavoro più melodic-oriented, e personalmente anche meno valido, degli Still Remains. Non che io mi aspettassi sfaceli da un gruppo che certamente avrà avuto grande successo commerciale e dimostrato nei precedenti lavori di sapersi ritagliare un posto non da poco nello scarnissimo, qualitativamente parlando (rispetto alla mostruosa quantità di band presenti) panorama metalcore moderno, ma questo "The Serpent" è davvero di una noia mortale. Nei primi lavori qualcosa da salvare lo si poteva anche rintracciare, soprattutto nelle parti maggiormente aggressive, ma questo full-length si rivela fin da subito quanto di più sentito, risentito e banale possa esistere. Il cantato growl degli esordi sembra essere stato quasi del tutto accantonato e il sound si è trasformato in  quello di una qualsiasi band emo-pop-punk presente sul pianeta con qualche minima influenza death (sto quasi ridendo nello scriverlo) metal e, udite udite, ciliegina sulla torta, una voce che risulta essere un misto ben calibrato tra un Giorgio Vanni "denoiartri" (ve lo ricorderete in varie sigle dei cartoni a fianco di Cristina D'Avena) e un qualsiasi cantante modern rock anni 90 (scegliete voi… Staind, P.O.D, Nickelback… è indifferente). Da segnalare perlomeno il buon lavoro alle tastiere di Ben Schauland, ma certamente questo non basta a sollevare le sorti di un disco privo di ogni mordente e che potrà al massimo piacere a qualche fan accanito del genere (pop punk travestito da metalcore), che troverà negli ultra-ripetitivi e banali ritornelli di alcune tracce come Stay captive, The wax walls of an empty room, e nei pochi episodi aggressivi dell'intero lavoro, pane per i suoi denti (in questo caso Voto: 70).

Per tutto ciò che ho detto sopra trovo inutile addentrarmi nell'analisi track by track dell'album perché risulterei anch'io banale e noioso nel ripetere le stesse cose per ogni singolo capitolo di questo "The Serpent", album che, se siete degli appassionati ascoltatori del metal, quello vero, vi lascerà quantomeno perplessi ai primi ascolti. Se poi avete anche la pazienza di leggervi l'intervista in cui Tj Miller, preso credo dalle crisi isteriche tipiche di molti cantanti emo sul palco, affermò che questo sarebbe stato un lavoro più cupo e aggressivo degli altri e che sarebbe dovuto essere ascoltato da tutto il mondo, beh allora potete anche scoppiare a ridere e subito dopo,scuotendo la testa, eliminare questo disco dalla vostra esistenza e memoria (il Voto si abbassa a 40). Poiché io credo di essere un recensore giusto, quello che vedete qui sotto non è nient'altro che una media nei due casi analizzati, pregando Iddio che voi siate nel secondo.

Christian Khouri

VOTO

55

 

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