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One man band
norvegese che immette sul mercato questo mini di ben 35 minuti
attraverso Nordic Mission, il celebre webstore che in questa
occasione indossa anche i panni di label. Cinque tracce
e cinque oscure e sofferte preghiere, in pieno stile unblack metal,
per Eirik Hellem Bø che si è occupato personalmente di basso,
chitarre, drums, voci e lyrics, con la collaborazione di Kjartan
Vestvik, produttore e mixer del lavoro, come guest per il synth e
di Erlend Trengereid, che ha dato una mano al nostro per alcuni
testi e soprattutto adoperandosi nella realizzazione dell’artwork
(non particolarmente affascinante a dire il vero) che vede nella
front cover, rigorosamente a tinte bianche e nere e utilizzando
caratteri gotici, un vigoroso pugno chiuso di un malato di lebbra
avvolto da filo spinato.
Il sound
proposto da Stronghold è un black/doom alquanto sofferto che
si caratterizza per un buon suono, uno scream corrosivo ed un uso
davvero estremo delle distorsioni chitarristiche, in stile
burzumiano: quest’ultima
caratteristica rende però di pesante ascolto, soprattutto alla
lunga, un album infarcito anche di fascinose aperture armoniche e
quasi epiche. Le prime due canzoni
Prayers of the
yearning
e Praise presentano entrambe cadenze sorrow black/doom
che non lasciano spazio alcuno alla melodia, con rade parti in cui
la ritmica si fa sostenuta. Il primo tetro bagliore emerge nella
successiva Tears, in cui il consueto black doomeggiante
ed asfittico si alterna a momenti violenti ed altri più atmosferici.
L’apice delle distorsioni oltranzistiche di cui dicevamo lo troviamo in Lament,
costituita da corse veloci e distese doom laceranti, al limite del
drone dei Sunn O))), generate
dall’effetto di cui sopra. L’ultima In strongest arms
ha in sé come novità le aggressioni più veloci dell’album ma per il
resto non si discosta dallo stile musicale imperante: sorpresa
inattesa è una traccia nascosta che ci riserva un puro drone style
cantato in uno dei più distorti growl di cui abbia memoria.
Buon lavoro
senz'altro in
definitiva quello di Eirik, può non essere apprezzata
particolarmente la sperimentazione delle interminabili distorsioni
all'interno di un contesto tendenzialmente black melodico ma è innegabile la notevole padronanza tecnica, la professionalità
totale del platter ed una qual ispirazione compositiva di questo "Prayers
From A Yearning Heart".
Vaake |