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Questi californiani, attivi dal 1982, i padri del metal
cristiano per antonomasia, ci regalano un altro album, o, per meglio
dire, un signor album. Se qualcuno mi chiedesse come definire l’album
degli Stryper, io risponderei immediatamente: magnifico! Perché
l’anima dell’album è una letizia che permea ogni elemento, a partire
dalle lyrics osannanti al Signore ("Jesus, King, King of kings Jesus /
makes me wanna sing"; "Oh, Jesus Christ is the lover of your soul / And
He wants to give you all you need"; "Glory, glory hallelujah / Glory,
glory hallelujah"), ai fastosi cori, alla super voce di Michael Sweet
che accende, insieme alle avvincenti e irruente parti strumentali.
Queste qualità sono già riscontrabili a partire dalla prima
traccia, nonché title-track, Soldiers under command:
inizio strumentale incisivo e intreccio potente di cantato e chitarra,
il coinvolgimento cresce con l’aumentare della velocità degli aggressivi
riff e la voce di Sweet suona come un grido di battaglia! La
sorprendente Makes me wanna sing è invece un brano
molto più easy–listening, con i cori massicci e trascinanti, dirompenti
assoli, e un acutone finale da far impallidire. Fa venir voglia di
cantare Osanna a Dio! Ancora l’uso superbo dei cori, che giungono a
diventare addirittura mielosi, in Together forever,
inoltre la voce di Sweet qui non ci risparmia i suoi eccellenti acuti;
un brano veramente "catchy"
(One
big family / that will live eternally / together forever).
Il ritmo rallenta nella suadente ballad First love
che ci guida tra le atmosfere romantiche ed elegiache del primo amore in
una trama di cantato emozionante, cori armoniosi e parti strumentali
proporzionate con qualche accenno di archi (There is no love like the
love of your first love; / It's so true / it's for you as you are).
Impeto ed intensità dominano nelle middle–tracks The
rock that makes me roll, Reach out e (Waiting
for) A love that's real: la prima con la sua tempra estremamente
energica e dirompente, la seconda e la terza presentano caratteri affini
alle precedenti songs. Seconda pausa per la lenta Together as one
con accompagnamento iniziale voce–pianoforte in cui si inseriscono
in sequenza cori effettati e batteria regolare con brevi intermezzi di
chitarra. Ritorno ad un sound leggendario con Surrender,
davvero sorprendente: notiamo immediatamente il carattere incandescente
e animato del brano nell’uso violento delle chitarre distorte e del
cantato capace di falsetti a limite dell’ultrasuono. Ultima canzone
dell’album, ma non per rilevanza, la maestosa Battle hymn of the
republic: solennità ed eroicità culminano nel rullo di tamburi e
nello squillo di tromba introduttivi di questa song che procede con il
passo cadenzato di una marcia (His truth is marching on / His truth is
marching). Certamente uno dei migliori dischi degli anni '80; da
trovare assolutamente! É un invito rivolto ai seguaci della christian
band ma soprattutto ai non ammiratori che si avvicinano per la prima
volta a questo gruppo: ascoltatelo e lo amerete!
Paola Armato |