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Il risveglio spirituale verificatosi in Brasile negli
ultimi anni ha portato alla nascita di una miriade di metal band
cristiane. La maggior parte di queste appartengono alla scena
dell’unblack metal, sono poche infatti quelle che mantengono un sound
meno duro: tra queste spiccano i Sunroad. Lo stile di "Arena
Of Aliens" è un heavy tendente all’hard rock con interessanti
sfumature blues. Le lyrics di questo full-length seguono un concept ben
preciso: tutte le filosofie e tutte le teorie umane non sono in grado di
spiegare il mistero dell’Infinito, come invece può fare la fede.
Ciò
viene evidenziato bene nel testo di Eathships to Infinity:
"Theorical ways don’t prove it / They can’t explain the great mystery /
Only with your faith you must answer it / We all must be earthships to
Infinity".
Light up, the Sky,
ovvero la seconda traccia è un bellissimo pezzo heavy che mette subito
in mostra le qualità del chitarrista Alberto Conde, con i suoi assoli
ricchi di vibrati e tapping supersonici. Si parla invece di puro hard
rock nella successiva Chains must be hard, in cui è da
evidenziare la convincente prova ai microfoni del singer Harion Vex, il
quale sembra voler imitare il celebre Ronnie James Dio.
Purtroppo i Sunroad cadono nel banale con il pezzo
strumentale The amadeus journey, davvero scialbo e dalla
melodia inascoltabile. Per fortuna si rifanno alla grande con la track
numero cinque, Livin’ and lovin’, una ballad che riporta
una ventata di freschezza e ricorda molto quelle dei Seventh Avenue,
come On the road again oppure Just believe
dall’album "Rainbowland". Molto interessante e piacevole da
ascoltare, anche la title-track Arena of aliens, una
perfetta fusione tra heavy metal e progressive. Il pezzo forte di tutto
l’album è sicuramente la penultima canzone, The rising star,
puro blues acustico. Meravigliosa ancora una volta la prova alla
chitarra di Alberto Conde, che con hammer "sporchi", slide graffianti,
bend tiratissimi e melodiosi armonici al settimo e dodicesimo tasto,
riesce a dare il giusto swing al pezzo. Davvero un’ottima prova alla
chitarra acustica!
Il full-length si conclude con un altro brano strumentale,
Nachpiel, molto piacevole da ascoltare rispetto all’altro
in precedenza citato. La valutazione di "Arena Of Aliens" è senza
ombra di dubbio più che discreta. Forse sono da migliorare ancora alcuni
aspetti riguardanti le struttura compositiva di alcuni brani (primo fra
tutti The amadeus journey), ma nel complesso si tratta di
un album davvero apprezzabile.
Daniele Fuligno |