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La label Momentum Scandinavia ha piacere di presentare il nuovo lavoro dei Sympathy,
qui one-man band composta dal caparbio e incazzato sasaketchewano (o
sasaketchewese? insomma…provate a scriverlo voi!) canadese Derek James From, meglio "temuto" come Dharok, che ci
presenta una prova di fede e di tecnica singolare con questo "Abyssal
Throne", ricalcando ancora lo stile degli album precedenti, ossia con
un core di death metal tecnico cazzutamente inframmezzato da parti black
orecchiabili che ben si amalgamano con la voce in growl del cantante e
polistrumentista.
Sembra un pochino prenderci per i fondelli con l’intro
Dephts of the earth, strumentale di qualche secondo portata
avanti da un organo che sembra avere poca voglia di essere epico ed
oscuramente evocativo, come nella migliore tradizione di black
sinfonico. Dharok riesce a farsi perdonare l’ameno scherzo fattoci con
Insipid, ottimo pezzo dal doppio pedale che si sente assai
(e pure i piatti) e dal growl graffiato nei finali che ha l’effetto di
un rasoio; il basso e la chitarra non sono da meno e si godono al
massimo grazie al ritmo veloce ma cadenzato. La tecnica c’è eccome, riff
veloci ed assoli di chitarra violentano l’atmosfera: tuttavia
Insipid sembra un bel girotondo in confronto ad un pezzo di
fronte al quale credo che satanismi e company possano a buon diritto
darsi una toccatina di scongiuro, poiché Immolation of the dragon
lascia ben poco spazio ai dubbi sulla fede grintosa e ferale del cantante
(e sulla sua tecnica vocale e strumentale): il
doppio pedale velocissimo va in soffocato di batteria, la voce da growl basso diventa un irato, graffiato a tratti,
ed è tutta da godere,
soprattutto quando Dharok apre il pezzo, dove il basso al fulmicotone
accompagna la vociaccia oltretombale. Ascendency è un bel
brano per farci notare che Dharok con la chitarra può fare quello che
gli pare, e se la distorce…tanto meglio; batteria che non si fa pregare
e growl profondo, sebbene si lasci più spazio alla chitarra ed in
particolare al basso, soprattutto nella seconda metà della canzone:
pesante e preciso, è coadiuvato da una tastierinella che serve tutto il
concetto di Ascensione in maniera davvero sympathyca...molto
orecchiabile!
Occupy
è il brano numero cinque, ed è bello sapere
che il cantante sa quando farci
contenti, cacciando un bel graffiato all'apertura, non prima però di
averci fatto assaggiare la sua chitarrazza con brevi note stoppate; il
pezzo è forse nel cantato e nella chitarra il più "lento" e ritmato
dell’album, ma non si può assolutamente dire altrettanto per la
batteria (di lei mai e poi mai) che non si ferma se non per
qualche momento per permettere al cantante di respirare mezzo
secondo, anche se Dharok ci conferma di avere le branchie, serrando il
suo growl senza problemi o cali di timbro: da ascoltare a volume e
rispetto massimo come tutte le altre! La ruggente voce del cantato in growl e una ritmica cadenzata lenta ci aprono
il sipario in Torn in
enthrallment: Dharok non è il tipo da salutarci con una
canzone scialba, la ritmica è estremamente cadenzata in alcuni punti
facendo esaltare e risaltare la voce che riesce a piazzare un growl deciso e sporco alla vecchia maniera, seguito sempre dalla
batteria fulminea e da distorsioni cattive di chitarra; piacevole la
ritmica e le sorprese di serrato vocale e percussionistico…davvero grandioso.
Conclude una nota di chitarra
ovviamente distorta.
Complimenti al lavoro, se lo
comprerete otterrete i seguenti benefici: 1) ascolterete dell’ottimo
death!; 2) se lo mettete in auto con i finestrini bassi vedrete alcune macchine
che ingranano la quinta direttamente per lasciarvi il parcheggio, e mi sa
che vi pagheranno pure il disco orario; 3) se lo mettete di sera
mentre tornate a casa non correte il rischio di addormentarvi al
volante! ;)
Giovanni Paolo Spanu |