|
La Bombworks Records ultimamente sta mettendo a
segno una serie di ottime uscite in ambito white metal (cito, ad
esempio, realtà quali Tortured Conscience, Usynlig Tumult,
My Silent Wake, Holy Blood e molti altri), e questi
Sympathy non fanno eccezione, confezionando il loro terzo
full-length in maniera impeccabile e non tradendo minimamente le
aspettative lasciate dagli ottimi "Arcane Path" del 2004 e
dall’Ep "Abyssal Throne" del 2005. Quindi ben tre anni separano
questa nuova fatica discografica dalle precedenti ma, come dicevo,
l’attesa è stata ben ripagata. La maggior variante rispetto al passato è
che attualmente i Sympathy sono una vera band, e il "tuttofare"
Dharok, che si occupa anche in questo lavoro di chitarra, basso e voce,
è affiancato dagli ottimi Jeff Lewis (Abolishment Of Hate,
Mortification, Incursion) alle chitarre e Jim Austin (Into
Eternity) alla batteria.
Questo "Anagogic Tyranny" fondamentalmente
non aggiunge nulla di nuovo a quanto realizzato in passato dalla band,
ma è chiaro che già il fatto di avere un vero batterista dona maggiore
dinamicità e varietà alla sezione ritmica. In più è riscontrabile una
certa propensione verso la brutalità tipica di certo death metal di
matrice floridiana, a discapito dei pochi ma evidenti influssi
classicheggianti che facevano capolino nelle precedenti opere dei
Nostri. In questo nuovo capitolo sono le chitarre ritmiche incessanti e
una batteria al limite dell’umano a far la parte del leone. Pochi gli
spiragli melodici, tanta la cattiveria, seppur ben gestita dalle abili
mani di musicisti che sanno il fatto loro. La opener Insurrection
è una pura dimostrazione di forza: un carro armato che si ciba di
thrash, death e extreme metal in senso ampio per creare da subito
scompiglio nell’ascoltatore. Gli stop n’go sono repentini e spaccacollo,
i riff sono rasoiate dritte alla giugulare, il drumming è nervoso e
tellurico. Difficile rimanere indifferenti di fronte a cotanta veemenza,
soprattutto quando successivamente arriva un trittico di brani quali
And all flesh, On a bloodied cross e Ours
the grave, veri esempi di brutalità ragionata, suonati con
perizia encomiabile e con tutti gli elementi necessari per far breccia
tra i cuori di ogni amante del metal estremo in generale. Le note
dell’etichetta discografica parlano di mix tra Suffocation,
Immolation, Dimmu Borgir, e altro, ma sinceramente non sento
nulla né dei secondi né, tantomeno, dei terzi menzionati. Solo in alcuni
frangenti è possibile accostare questa band a quella di Dave Vincent, ma
a prevalere è, come dicevo prima, una sorta di ibrido tra thrash e death
che non riesco a definire in modo diverso dalla per certi versi poco
felice ma calzante definizione di "extreme metal".
Concludendo, stiamo parlando di un buon lavoro da
parte dei Sympathy, che dimostrano di aver intrapreso una
evoluzione coerente ma costante. Più che altro pare che non vogliano
discostarsi troppo da certi cliché dei generi sopra citati, ma vogliano
forgiarli ed amalgamarli in un tessuto sonoro che solo il tempo potrà
dirci dove porterà questa band. Di questo passo, senza nessuno scossone
particolare, potremo goderci altri album di media-discreta qualità anche
in futuro, senza alcuna variante inaspettata di sorta e nemmeno con dei
veri highlights capaci di farci stupire. Il che non è poco, ma a mio
avviso occorre che la band, ormai consolidata in questo stile, apporti
delle piccole ma essenziali variazioni, in modo tale da non far emergere
quel senso di noia che dopo i primi quattro o cinque brani viene a galla
inesorabilmente. In ogni caso, "Anagogic Tyranny" è un album di
buon livello che mi sento di promuovere con convinzione, grazie ad un
songwriting più che discreto e a una esecuzione dei singoli musicisti
davvero encomiabile. Ancora un piccolo sforzo e sono sicuro che potremo,
già col prossimo capitolo, parlare in termini pienamente entusiastici di
questi canadesi.
Infected
|